Performance dei Giochi olimpici: paganesimo o cristianesimo, la libertà dell’arte è sacra

Una cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici come quella che abbiamo visto a Parigi non poteva che avvenire lì. O in Svizzera, quando per l’inaugurazione del tunnel del Gottardo 8 anni fa il regista tedesco Volker Hesse aveva piazzato un uomo vestito come una capra mentre presiedeva a uno strano rituale. O in Vaticano, quando in Piazza San Pietro 4 anni fa allestirono un presepe Star Trek tra marziani e simboli esoterici.

Non è la prima volta che un cerimoniale istituzionale assume le sembianze di una funzione pagana e non sarà l’ultima. Come non sarà l’ultima per lo strascico di polemiche annesse e connesse. 

Non vogliamo per forza associarci a Gasparri, che ha giustissimamente fatto notare che, a Parigi, le cose sarebbero andate peggio, molto peggio, se al posto di un (presunto, questo lo diciamo noi) tema cristiano avessero messo in scena un profeta: citofonare redazione di Charlie Hebdo e amici del fumettista Kurt Westergaard, chi tocca l’Islam muore.

Thomas Jolly.

Perchè il busillis di manzoniana memoria è tutto qui: il direttore artistico Thomas Jolly (qui la sua biografia, ndr) si è affrettato a dire che lo show parigino d’inaugurazione delle Olimpiadi c’entra niente con l’Ultima cena e il cristianesimo, è puro paganesimo, il che è banalmente vero perché la menata Ultima cena/scempio dell’identità cristiana fa parte dell’eterogenesi dei fini (per gli organizzatori dell’evento) e degli obiettivi mediatici (impossibile non attaccarsi al primo vagito di indignazione, quale che ne fosse l’origine). 

Ciò ha infatti dato lavoro ai commentatori e a quelli che in era pre Internet normalmente aprivano la bocca per far passare l’aria tra i denti, attività che in Italia, patria di santi, navigatori e commissari tecnici di ’sto cazzo, è alla portata di tutti: basta una bossiana scorreggia nello spazio per pubblicare un pezzo di approfondimento sui giornali e i siti ricchi e poveri. E l’utente ci crede.

Barbara Butch nelle vesti di Apollo nella performance di Thomas Jolly.

Però, però. L’aureola in testa a Barbara Butch (una delle protagonista dello show al centro della tavolata, ndr) non sarà stata lì per caso: dirà il vero Thomas Jolly quando dice che la succitata dj lgbt et cetera non impersona affatto Gesù bensì Apollo però, caro Jolly, chi vuoi prendere per il culo? Noi crediamo che se avessi messo una palandrana al posto di un’aureola a quest’ora non saresti qui a raccontarcela. Invece se vai sul crisrianesimo vai sul sicuro.

Soprattutto se operi in Francia, patria dell’exception culturelle  fatta a sistema: sarà un caso se esiste un termine francese, banlieue, per indicare le periferie messe al bando? Sarà un caso se il miglior film sull’argomento è un film francese diretto da un francese (L’odio – La Haine, di Mathieu Kassovitz)? Sarà un caso se il miglior profeta in patria è uno scrittore francese (Michel Houellebecq, il suo penultimo romanzo uscito il giorno dopo il massacro di Charlie Hebdo si intitola Sottomissione – Soumission)?

Michel Houellebecq.

Ammesso e non concesso che il cinema messo su da Thomas Jolly non volesse mordere alle caviglie la morale cattolica, noi pensiamo che prendersela con lui per blasfemia sia come minimo fuorviante: qui sì che occorrerebbe uno sguardo laico. 

Prendersela per una presunta rivisitazione dell’Ultima cena sarebbe come prendersela con Luca Guadagnino per aver ri-scritto Suspiria (in effetti la reazione di Dario Argento fu alquanto tiepida, ma questa è un’altra storia). 

È l’arte, bellezza. E tu non puoi farci niente. Maurizio Costanzo diceva “vietato vietare”, noi sommessamente diciamo che l’artista (il creativo, il virtuoso, il visionario, il genio, il guascone, chiamatelo come vi pare) è libero e non deve guardare in faccia nessuno. 

Il Presepe con gli “UFO” in piazza San Pietro nel 2020.

Ecco perché, exception culturelle a parte, chi osa, osa ovunque e (per noi) vince: in Svizzera col rito “satanico” dell’inaugurazione del Gottardo, in Vaticano con il presepe con gli ufo, a Trento col ranocchio crocifisso di Kippenberger e ovunque la creatività corra a briglia sciolta.

E meno male, aggiungiamo. Provassero altrove con altri personaggi: dopo due secondi interverrebbero i mozzorecchi del mullah Omar.

Piuttosto, per tornare ai Giochi Olimpici della Ville Lumière, provoca l’orticaria l’informativa di servizio, quando la direttrice della Comunicazione di Parigi 2024 Anne Descamps porge le scuse dicendo che non pensavano di suscitare tanto clamore: come se ai bei tempi Cossiga avesse rivelato all’opinione pubblica di conservare in frigo il corpo imbalsamato di Hitler meravigliandosi poi del frastuono suscitato dalla sua dichiarazione (un consiglio professionale alla Descamps: inviare cv a Chiara Ferragni, sintonizzazione “errore di comunicazione”).

L’inaugirazione del tunnel del Gottardo con un rito simil-pagano.

Ci preme tuttavia ribadire un concetto, che evidentemente non è ancora passato: le famose origini “giudaico-cristiane” dell’Occidente. 

Perché qui casca l’asino (con tutto il rispetto per il quadrupede): non è affatto vero che le origini siano quelle. O meglio, non sono soltanto quelle

Infatti: e la filosofia greca? Quella che ci insegnano al Liceo, avete presente? Platone, Plotino, Nietzsche, Martin-scassapalle-Heidegger, cibo-di-merda, tempo-peggio? Quella roba lì. 

Però, però. Se è vero che Thomas Jolly ha voluto celebrare un rito pagano (Apollo, Dioniso et cetera), allora per eterogenesi dei fini, oltre alla stizza dei custodi dell’identità cristiana liberale europea occidentale, attendiamo con ansia l’indignazione dei mitologi alla Furio Jesi.

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