Piero Gemelli entra nei depositi di Villa Giulia e restituisce voce ai reperti invisibili

Mentre gli uomini dormono, gli archivi sognano. La frase che accompagna il progetto di Piero Gemelli al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia sembra appartenere a una dimensione sospesa, ma indica qualcosa di molto concreto: la vita nascosta degli oggetti, la parte sommersa dei musei, quella che quasi mai entra nello sguardo del pubblico. Le stanze dei sogni dimenticati, a cura di Maria Vittoria Baravelli e prodotto da Bokeh Project, nasce proprio lì, dove il museo smette di essere percorso e diventa deposito, attesa, stratificazione silenziosa.

Dal 18 maggio al 12 luglio 2026, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ospita un progetto che per la prima volta porta uno sguardo d’autore sui reperti etruschi rimasti fuori dalla narrazione espositiva. Non perché minori, non perché privi di valore, ma perché ogni museo vive anche di ciò che non può mostrare. Casse, scaffali, frammenti, teste votive, terrecotte, oggetti rituali senza una storia compiuta agli occhi del visitatore: presenze custodite, catalogate, conservate, ma sottratte alla relazione diretta con chi attraversa le sale.

Nighttime view of a classical courtyard with a central arched entrance, columns, and illuminated sculptures on the facade.

Piero Gemelli parte da una domanda semplice e decisiva: che cosa accade agli oggetti che un museo possiede, ma non riesce a mostrare? La risposta non è una campagna fotografica di documentazione, né un esercizio estetizzante sull’archeologia. Gemelli entra nei depositi di Villa Giulia con un’attitudine diversa: non registra soltanto, ascolta. Sceglie i reperti uno per uno, li osserva, li inserisce nella propria grammatica visiva, li accompagna fuori dalla condizione di anonimato in cui il tempo e le necessità museali li hanno lasciati.

La sua fotografia diventa così uno strumento di restituzione. Ogni testa votiva torna a essere un volto, ogni frammento sembra recuperare la possibilità di un corpo, ogni oggetto ricomincia a produrre immaginazione. Il punto non è ricostruire ciò che manca, ma riconoscere che anche l’incompleto possiede una forza narrativa. Gemelli non pretende di colmare il vuoto con una spiegazione; lavora piuttosto sulla sua risonanza. Porta i reperti dentro un’immagine che non li tradisce, ma li sottrae alla pura condizione di documento.

Il legame dell’artista con Villa Giulia aggiunge un livello ulteriore al progetto. Gemelli si è formato in architettura a Valle Giulia, nella Roma degli anni Settanta, e il museo appartiene al suo paesaggio affettivo prima ancora che professionale. Questo rapporto rende l’intervento meno occasionale e più intimo: non l’arrivo di uno sguardo esterno, ma un ritorno. La mostra nasce da una prossimità, da una familiarità sedimentata, dalla capacità di trasformare un luogo conosciuto in un campo di apparizioni nuove.

Reflection in a gallery window of a reclining classical statue beside a mountain relief, with a balustrade and silhouettes of visitors.
ph Federico Meazza

A rendere ancora più significativo il progetto è il suo debutto nel Ninfeo dell’Ammannati, appena restaurato. Capolavoro del Cinquecento romano e cuore architettonico di Villa Giulia, il Ninfeo torna al pubblico accogliendo una mostra dedicata a ciò che, fino a quel momento, era rimasto invisibile. È un gesto preciso: uno spazio ritrovato si apre con un lavoro che parla di memoria, conservazione e riemersione. Architettura, archeologia e fotografia non vengono semplicemente accostate, ma partecipano a un unico movimento di ritorno alla visibilità.

Il progetto è stato reso possibile dalla disponibilità della direttrice del Museo, Luana Toniolo, che ha aperto i depositi e riconosciuto in questa operazione una forma di valorizzazione coerente con la missione dell’istituzione. Fondamentale anche il contributo degli archeologi del Museo, che hanno accompagnato Gemelli nella conoscenza e nella selezione dei reperti. Maria Vittoria Baravelli ha dato forma critica e narrativa a questo incontro, mentre Maya Anderson, attraverso Bokeh Project, ha coordinato la struttura produttiva e istituzionale del progetto, con la collaborazione di Architetto Vision e dell’architetta Christin Longa.

Le stanze dei sogni dimenticati non trasforma i depositi in spettacolo. Fa qualcosa di più sottile: mostra che il museo non coincide solo con ciò che espone. Il museo è anche ciò che conserva nell’ombra, ciò che attende un’occasione, ciò che resta fuori dal racconto ufficiale ma continua a esistere. Gemelli lavora esattamente su questa soglia, tra presenza e sparizione, tra reperto e immagine, tra archivio e sogno. E restituisce al pubblico non solo una serie di fotografie, ma una diversa idea di patrimonio: fragile, parziale, vivo proprio perché non completamente risolto.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

BPER apre il suo museo a Ferrara: 135 opere trasformano una banca storica in polo culturale

Dal caveau alla città, dalla sede bancaria al museo. Palazzo Barbantini-Koch, costruito all’inizio del Novecento per ospitare la Cassa di Risparmio di Ferrara, inaugura l’8 ottobre una nuova stagione come polo culturale de La Galleria BPER. Il progetto restituisce al pubblico un edificio profondamente legato alla storia economica ferrarese e lo riempie di dipinti, sculture, documenti e nuovi programmi espositivi

Matera 2026, la cultura ridisegna la città: da Pistoletto al mare invisibile dell’arte digitale

Matera non ha bisogno di un affaccio sul mare per definirsi mediterranea. C’è un’idrografia segreta che ne attraversa l’ossatura di calcare: è l’acqua che scorre sotterranea lungo la gravina, guidata da un antico e ingegnoso sistema di cisterne ipogee, che poi confluiva in quelli che qui chiamano i “vicinati” attorno ai quali più famiglie vivevano

Carsten Höller a Pechino: una mostra in cui il dubbio diventa opera

Una grande stanza dai colori accesi accoglie, dopo il corridoio di ingresso, il visitatore della mostra Carsten Höller – Two, all’UCCA Center for Contemporary Art di Pechino. Luci abbaglianti, sfumature di rosa che si riflettono ovunque, un’atmosfera sospesa tra il sogno e il gioco: il primo impatto è uno sbalordimento visivo. Al centro della sala, una gigantesca giostra illuminata gira lentamente su se stessa, invitando a salire su uno dei suoi seggiolini
Mattia Casanova
Mattia Casanova
Laureato in Economia e Gestione degli Eventi Culturali, il suo percorso lo ha portato a specializzarsi in Content Management e Web Design per il settore Artistico. Ha vissuto a Venezia, Londra e Cagliari.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui