Pietro Lista al Madre: 50 anni di luce, materia e memoria in controluce

Le arti visive, dal secondo dopoguerra in poi, presero decisamente le distanze dal positivismo modernista di quegli anni, dall’aspirazione ad una ricostruzione neoplastica del mondo in chiave freddamente funzionalista e che accompagnasse l’idea di una nuova esistenza umano-centrica.

Il pensiero post-moderno ha basato le proprie fondamenta sullo scetticismo nei riguardi di questo approccio positivista, così pieno di fiducia per il progresso umano che esprimeva il Modernismo come propria reazione alla distruzione totale, cercando diversamente, più che una semplice ricostruzione funzionale, una riflessione sull’esistenza, sui principi che reggevano la società fallimentare che aveva portato dall’industrializzazione alle guerre. 

Da qui le arti visive post-moderne, hanno compiuto un movimento circolare che dalla destrutturazione della forma su scala mondiale (Informale e Figurabile), in Italia ha dapprima attraversato la sperimentazione concettuale, l’imposizione della materia (pittura materica e installazione), il rapporto tra essere umano e spazio fisico (happening), per poi fare ritorno alla superficie piana della tela e del pennello, carica di un Nuovo Espressionismo, un nuovo modo di intendere la figura umana, non più definita, ma abbozzata e sofferente, seviziata dalla presenza del contesto, dello spazio circostante che la schiaccia, la deturpa e deforma per mezzo di incontrollabili leggi fisiche. 

Pietro Lista foto di Gaetano Del Mauro

In totale sincronia con lo stile pittorico che andava affermandosi nel resto del continente e negli Stati Uniti sul finire degli anni 70, il Neoespressionismo di Kiefer, Baselitz, Bacon e Basquiat, in Italia il testacoda stilistico e tecnico, quel moto circolare e post-moderno che rimette tutto in discussione, coincide con la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, che intravedeva in questa nuova tendenza pittorica un recupero delle Avanguardie dei primi del Novecento, che hanno forgiato, tramite un lavoro di profonda introspezione e messa in discussione della centralità umana, una nuova immagine della figura, deformata dalla corruzione interiore e viziata dall’esistenza e dai suoi epiloghi.

Pietro Lista rientra a pieno titolo tra gli artisti post-moderni e, osservando la sua opera, si possono distinguere chiaramente le varie stratificazioni temporali, come in un carotaggio geologico, dal secondo dopoguerra, fino all’adesione alla Transavanguardia.

La mostra In controluce inaugurata il 15 settembre al Madre, è articolata in 5 sezioni tematiche che attraversano i 50 anni di carriera dell’artista che, come ci spiega la curatrice Renata Caragliano, invitano il fruitore a porsi di fronte all’opera, a considerare nell’osservazione l’elemento luce come spirito guida del suo lungo percorso creativo.

Pietro Lista_In controluce_2025_installation view_museoMadre_ph Amedeo Benestante

In effetti, nella sezione Luce, appare netto il rapporto di Pietro Lista con l’elemento luminoso, spesso attraverso l’installazione di un neon tubolare, come nella migliore tradizione dell’arte concettuale e spaziale. Talvolta inserito all’interno di scatole, talvolta imbrigliato in una rete, incastonato nella fessura di un muro o utilizzato come linea per un disegno su una superficie piana, come nella sezione Nuvole, in cui un tubolare disegna il contorno stilizzato di una nuvola. 

Quello delle nuvole è un tema che costantemente ritorna nel  lavoro di ricerca dell’artista, per il suo legame creativo/simbolico con il cielo e la sua mutevolezza costante, che allo sguardo di Lista si trasforma nel sentimento umano della Celitudine, una sorta di sentimento, malinconica mutevolezza costante del suo pensiero e del tempo. Il passaggio tra sezioni sembra cronologicamente coerente, non fosse che l’artista non abbandona mai le conoscenze precedenti e con esse gli stili, tornando periodicamente su se stesso, attingendo dalle proprie esperienze.

Pietro Lista_In controluce_2025_installation view_museoMadre_ph Amedeo Benestante

Pietro Lista attraversa tutte le fasi del secondo Novecento, ma lo fa senza mai superarle definitivamente, portandole con sé come in un astuccio ideale, pronte ad essere prese e riprese più e più volte nel tempo. Le opere esposte in queste prime due sezioni sono esattamente la dimostrazione del suo percorso, in cui egli si sente libero di poter utilizzare in ogni momento tutto il bagaglio di tecniche affrontate nel corso della propria carriera.

Le successive due sezioni, Nero di Marte e Corpi acefali, rientrano a pieno titolo in quel sentimento neoespressionista di fine anni 70, la  Transavanguardia di ABO, in cui i corpi si deformano, perdono pezzi, perdono consistenza, spesso lasciando intravedere solo pochi essenziali contorni. 

In Nero di Marte l’approccio è ancora per certi versi non figurativo, ma sicuramente prossimo a una nuova forma. Linee e fasci bianchi, come di una fredda luce artificiale e che si stagliano sul nero, invitano a riflettere sulla profondità del buio, elemento fisico opposto alla luce, per di più un colore, il Nero di Marte, alieno e quindi ancor più ostile da esplorare perché ignoto.

Pietro Lista_In controluce_2025_installation view_museoMadre_ph Amedeo Benestante

Ma è ovvio che Lista, sensibile al cosmo che lo circonda, avverta la possibilità di stabilire un rapporto di fiducia con quel buio da cui cominciare a fare fuoriuscire qualcosa di ciò che si intravede nel resto del mondo, ad esempio nella pittura di Francis Bacon, in cui scatole geometriche contengono esseri al limite tra l’umano e l’inumano, appena identificabili perché i profili sono leggermente accennati. In Lista diventa un corpo in un ambiente prospettico buio che, con molta probabilità, ha alle sue spalle una luce bianca, fornendo al fruitore la possibilità di riconoscerne la sagoma in controluce, appunto.

L’adesione alla Transavanguardia è pienamente dichiarata nei Corpi acefali, in cui un espressionismo portato all’estremo vira verso la rappresentazione essenziale della figura, priva di tratti descrittivi, ma assolutamente spessa, vibrante di materia elastica e luminosa. 

Chiude l’esposizione la serie La testa “ritrovata” dell’artista, in cui un Lista più maturo, si libera dalle costrizioni stilistiche e dalle gabbie funzionali alla storicizzazione per riprendere in mano il lapis e la china e disegnare su carta alcuni autoritratti. La sua testa come decapitata, ripetuta su più tavole come lettere di un alfabeto funzionale a descrivere ciò che ha ritrovato dopo tanti anni di studio, sé stesso canuto, con le rughe e la dovizia di particolari, come nei bellissimi bozzetti di Gemito.

Pietro Lista_In controluce_2025_installation view_museoMadre_ph Amedeo Benestante

Un ritorno quindi, se possibile, ancora più indietro, ma è poi quello che hanno fatto molti giovani artisti ultra-contemporanei, andandosi a confrontare con la precisione tecnica del disegno illustrativo, il ritratto iper-realista, ma anche l’idea di raccolta scientifica di informazioni, elementi organici del mondo animale e vegetale, da studiare e conservare come  campioni, esposti in una teca o disegnati con tanto di didascalie sopra un cartellone di infografica. Una pratica, questa, molto attuale e che apre a sviluppi estremamente interessanti, spunti anche dal punto di vista  dell’organizzazione espositiva di una mostra in senso museografico.

La mostra inaugurata il 15 settembre, sarà visitabile fino al 17 novembre presso le sale al secondo piano del museo Madre.

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