Come ogni anno, anche quest’estate, il 17 agosto, il golfo di Salò diventerà teatro di una speciale commemorazione per ricordare il messaggio di pace e l’arte di Pippa Bacca, la giovane artista milanese barbaramente uccisa in Turchia nel 2008 mentre stava realizzando la performance Spose in viaggio. Domenica 17 agosto 2025 alle h. 18 dalle rive al lungolago prenderà il via la nuotata non competitiva di circa un chilometro, da affrontare senza fretta per sottolineare lo spirito di apertura e condivisione che Pippa incarnava (dress code: costume verde, consigliate tavolette e pinne, adesioni via e-mail a [email protected]).
Per ricordare l’artista e la sua straordinaria vitalità, creatività e umanità, lo scrittore Piersandro Pallavicini è andato a visitare per noi la mostra “Pippa Bacca: Innesti” a cura di Mirco Marino e Rosalia Pasqualino di Marineo, aperta fino al 7 settembre a Palazzo Morando, e l’ha raccontata in esclusiva per i lettori di Artuu.

La cosa difficile nello scrivere di questa mostra è sforzarsi di scrivere solo di questa mostra. Se conoscete almeno un po’ l’arco di vita di Pippa Bacca (Paderno Dugnano 1974 – Gebze 2008), lo sapete anche voi che in questa stanza – il file che sto scrivendo, la pagina che state leggendo – c’è un elefante enorme e oscuro. Che io, però, provo a ignorare. Perché questa mostra è bella, è riuscita, mette allegria, e ci regala un giro esauriente tra le opere di un’artista di cui, maledetto elefante, si è parlato tanto per la sua fine e troppo poco per la sua vita.
“Innesti” la visito in piena estate, ed è una di quelle estati milanesi che ci toccano ultimamente, impossibili da tollerare. La giornata è torrida, a Milano ci sono almeno due gradi più che in provincia, e sono le tre del pomeriggio. Siamo a Palazzo Morando, in via Sant’Andrea, nel quadrilatero della moda. Per dare un’idea: il Palazzo è stato donato alla città nel 1945 dalla contessa Lydia Caprara Morando Attendolo Bolognini (sic), ed è un museo municipale, a ingresso libero. La collezione permanente è una raccolta storica di quadri di artisti milanesi, che hanno per soggetto vedute di Milano. Poi ci sono costumi, arredi, affreschi, antichità, collocabili tra settecento e ottocento. Le sale hanno tappezzerie forse non d’epoca ma che lo sembrano, così come lo sembrano le teche espositive. Parole chiave: vecchia Milano, lusso, tradizione. Prima di salire lo scalone che porta al piano dell’esposizione permanente e alla mostra “Innesti”, mi concedo una visitina al bagno, che è in fondo al porticato che circonda il cortile. Ci arrivo nell’istante in cui un turista cinese si catapulta fuori, visibilmente turbato. Quando entro capisco: la temperatura è spaventosa, e il cubicolo pullula letteralmente di zanzare inferocite. Anch’io mi catapulto fuori e penso: potrebbe essere un’installazione di Pippa Bacca.
Sono innamorato di Pippa Bacca
“Cosa fate giù in bagno? Salite a vedere la mia mostra!”. Ci fosse stata la sua voce che pronunciava questa frase da un altoparlante nascosto, non mi sarei stupito. L’aspetto ludico, impertinente, vagamente surreale, è stato una componente importante dell’opera di Pippa Bacca, se non proprio della sua vita. Per dire: nel 2003 frequentava un giovane avvocato milanese, la relazione le sembrava matura per il fidanzamento e lo propose al compagno, ma lui rifiutò, dicendole che in realtà non era innamorato. Pippa la prese male, e convinta che l’avvocato fosse molto meno interessante di lei fece stampare 3.000 spille (metà declinate al maschile, metà al femminile) con la scritta: “Sono innamorato/a di Pippa Bacca. Chiedimi perché!”. Le spille le distribuì ad amici e conoscenti milanesi, con l’idea che l’avvocato, frequentando lo stesso giro e vedendo quelle spille indossate, avrebbe domandato il perché agli “innamorati” di Pippa. Che gli avrebbero raccontato le ragioni per cui l’amavano, portandolo al pentimento.

I due pin maschile/femminile, sono esposti in una sala tra antichi arredi lignei e vasellame cinese, sullo sfondo di vecchie tappezzerie sbiadite. È così per tutte le opere di “Innesti”, distribuite nelle sale con precisione e discrezione. Non sono nascoste, ma spesso sono di piccole dimensioni e dunque occorre scovarle in mezzo alle vecchie tele di vedute milanesi, in mezzo ai manichini con gli abiti di broccato, in mezzo ai mobili d’antiquariato. Per esser chiari, “Innesti” non è allestita in sale dedicate, ma tutto Palazzo Morando è prestato a questa antologica, facendo spazio alle opere di Pippa Bacca all’interno dell’allestimento permanente.
E per dire ancora: nel 2006 Pippa Bacca decide di avere cinque personalità. Sono: i) Giuseppina Pasqualino di Marineo, che è il suo nome all’anagrafe (“che però esiste solo sui documenti”, tiene a precisare il catalogo); ii) Pippa Pasqualino di Marineo, che lavora in un call center di servizi interbancari; iii) Pippa Bacca, l’artista; iv) Eva Adamovich; v) il supereroe Coniglio Verde. Soffermiamoci su Eva Adamovich, quanto ad attività artistica la personalità più rilevante insieme a Pippa Bacca: fredda, decisa, scostante, si trucca in modo pesante, si veste come una modella (prediligendo il verde, come Pippa), e di lavoro fa la curatrice. Raccontano che nei momenti in cui era Eva, se la salutavano con un “ciao, Pippa”, lei rispondesse gelida: “non sono io e non la conosco.” Con la Fondazione Pippa Bacca, Eva Adamovich organizza nel 2006 tre mostre in case private, dove espongono una dozzina di artisti. Le mostre hanno un catalogo in copia unica, un semplice raccoglitore con testi di Eva, che tra l’altro scrive: “Detto in tutta sincerità, non ho proprio idea di come nascano le idee ed esplodano dando origine a piccoli universi che poi chiamerò mostre”. In una delle sale di Palazzo Morando, una fotografia di Camilla Micheli ritrae Pippa ed Eva come le due sorelle di Portrait présumé de Gabrielle d’Estrées et une de ses soeurs, la celebre opera del “capezzolo pizzicato” conservata al Louvre. Entrambe vestono di verde, Pippa una salopette, Eva un boa di piume di struzzo.

Pippa Bacca (o se preferite Giuseppina Pasqualino di Marineo) era la nipote per parte di madre di Piero Manzoni. Stilisticamente la sua attività artistica non ha avuto nulla a che fare con quella del celebre zio, come ha sottolineato Giorgio Bonomi, il critico e curatore che per primo, e a lungo, si è occupato di lei. Vestiva esclusivamente di verde, e il colore torna anche in molte delle opere esposte a Palazzo Morando. Per lo più lavorava con la tecnica del ritaglio, e operava per serie. In una di queste, datata 1999-2000, aveva ritagliato in forma di animali “pericolosi” (squali, serpenti) riproduzioni di banconote, in una simbolizzazione del denaro come minaccia. Nella serie “Equilibri“, datata 2001, aveva ritagliato nella carta silhouette di figure in equilibrio acrobatico, ritratte nell’atto di compiere uno sforzo, con sotteso il concetto della precarietà della situazione umana, solo apparentemente stabile. “Sirene” è una serie del 2005, in cui questi esseri mitologici appaiono come silhouette simmetriche, perché ritagliate da un foglio piegato. Queste, come tutte le altre opere in mostra, sono di piccole dimensioni, poche decine di centimetri, trattenute tra due vetri e racchiuse in sottili cornicette d’ottone. Gli aggettivi che mi ritrovo ad attribuirgli sono: tenere, simpatiche, aggraziate, allegre. E mi viene da aggiungere: che benedizione! Nel sofferto e sofferente mondo dell’arte, questo afflato verso il bello, il gentile, il giocoso, l’impertinente, verso il verde come una foglia, verso il leggero come un foglio di carta, è ai miei occhi proprio questo: una benedizione. Un respiro d’aria vibrante, una scossa d’intelligenza, una dose rigenerante di sense of humour.

Ma dietro questa leggerezza e ricercata impertinenza si cela la razionalità con cui ogni componente di un’opera – soggetto, materiale, tecnica – discende da scelte che sono un distillato di significato. Un esempio ne sono due serie di Pippa Bacca che mi hanno sempre molto colpito e insieme intenerito: Surgical mutation (2004) e Boule de brouillard (2007). Nella prima, con due esemplari in mostra in “Innesti”, l’artista milanese ritagliava nelle foglie di un dato albero la forma delle foglie di un tipo d’albero diverso. Può sembrare un semplice scherzo, un divertissement, e sicuramente è anche questo, ma è anche un lampo di genio dentro al sempiterno tema della relatività dell’essere, in relazione all’apparire. La seconda, di cui sei esemplari sono esposti in una teca a palazzo Morando, cita le indimenticabili boule de neige della nostra infanzia. Pippa Bacca ha scattato delle fotografie di sue amicizie milanesi sullo sfondo dei loro luoghi e quartieri, e le ha stampate, ritagliate, chiuse in grossi barattoli per le conserve riempiti di grappa e con un po’ di farina sul fondo. Se agitati, grazie alla sottigliezza della farina, i barattoli creano non un effetto neve ma una torbidità che è pura, milanesissima nebbia. E la grappa è un omaggio ai netturbini milanesi, che le mattine d’inverno, al lavoro prima dell’alba, la bevevano per trovare un po’ di calore. È un pensiero affettuoso rivolto a Milano e ai suoi luoghi e persone, pensiero e affetto che comprendono anche alcune boule dove i medesimi amici sono stati fotografati mentre interpretavano, sugli sfondi cittadini del romanzo, i personaggi testoriani de Il ponte della Ghisolfa.

Cosa c’è ancora in mostra? Ci sono anche delle fotografie in medio formato. Una, datata 2008, ritrae Pippa Bacca vestita da sposa, mentre lava i piedi a un’ostetrica a Istanbul. In un’altra vediamo le mani di una donna, vestita da sposa, che reggono un melograno aperto in due. La donna è Pippa Bacca e anche questa foto è del 2008. In una terza foto, scattata nel medesimo anno, Pippa Bacca prova quello stesso vestito da sposa. Lo prova “prima della partenza”, recita la didascalia. Di quel vestito, protagonista della performance Spose in viaggio, ritroviamo una copia immacolata alla fine del percorso lungo le sale di Palazzo Morando, sistemato accando a un busto di manichino vuoto. È il busto che avrebbe dovuto ospitare, al ritorno, il vestito portato in viaggio nel 2008 da Pippa Bacca, in un percorso che partiva da Milano e voleva arrivare a Gerusalemme. Nel viaggio-performance l’accompagnava l’artista e performer Silvia Moro, anche lei vestita da sposa, e per entrambe, programmaticamente e rigorosamente, il mezzo era l’autostop. Il viaggio intendeva attraversare paesi in cui guerre recenti avevano lasciato cicatrici non ancora riassorbite, e Pippa Bacca e Silvia Moro avevano attraversato insieme, in autostop, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, per arrivare in Turchia, da dove avrebbero dovuto proseguire fino a Gerusalemme. L’abito da sposa era un simbolo femminile positivo, “portatore di pace e di amore in Paesi invece feriti dalle guerre”, recita il catalogo. Ma non era solo questo: tutto il viaggio era una performance carica di simboli, studiatissima nei dettagli, a partire dal mezzo – l’autostop come modo di viaggiare che implica credere negli altri, riporre la propria fiducia negli altri, affidarsi agli altri – per continuare con la forma dell’abito e con azioni ripetute come il lavaggio dei piedi delle ostetriche nelle città in cui si faceva tappa, e finendo con la liscivia per lavare gli abiti da sposa durante il viaggio, preparata con acqua e cenere prima della partenza, cenere ricavata da un falò di fotografie, oggetti, e ricordi portati dagli amici milanesi.

Il viaggio-performance di Pippa Bacca si è interrotto il 31 marzo 2008 a Gebze, una località vicina a Istanbul. Lei e Silvia Moro avevano da poco deciso di separarsi per il prosieguo della performance. Pippa Bacca stava dunque continuando da sola il proprio viaggio in autostop, e la drammatica fine cui è andata incontro è l’elefante nella stanza di questo articolo, quello che ho sin qui cercato di ignorare. In “Innesti” la performance Spose in viaggio non poteva essere ignorata. La sua presenza, discreta, è limitata alle foto e all’abito di cui vi ho raccontato. Ne hanno parlato fin troppo, all’epoca, giornali e telegiornali, e negli anni a seguire libri e documentari. Io non ho voglia di aggiungere altro, se non che il colpevole, un turco di mezz’età, è stato condannato a trent’anni di prigione. Ho voglia invece di chiudere la stanza, lasciarci dentro il suo maledetto elefante, e uscirne con passo leggero, usando queste parole, che credo siano della sorella Rosalia Pasqualina di Marineo, che ha curato mostra e catalogo insieme a Mirco Marino: “Nonostante il viaggio terreno di Pippa si sia interrotto il 31 marzo, poco fuori Istanbul, la sua testimonianza di fiducia e apertura, così come la poesia e bellezza del progetto, restano e continuano a farci “innamorare” di lei”.

XVIII Traversata Pippa Bacca – Salò
- Quando: Domenica 17 agosto 2025
- Dove: Golfo di Salò
- Cosa: Nuotata non competitiva (ca. 1 km)
- Perché: Commemorazione annuale del messaggio di pace di Pippa Bacca
- Dress code: Costume verde (consigliate tavolette e pinne)
- Ritrovo in acqua: ore 18:00
- Info/adesioni: [email protected]




