Fino all’8 marzo, la boutique milanese di Delvaux in via Bagutta ospita il secondo capitolo della collaborazione con Deodato Arte intitolata “Pop Surreal”, trasformandosi in un luogo in cui heritage e linguaggio contemporaneo si confrontano in modo diretto e leggibile.
Il percorso si sviluppa attorno alla ricerca di Daniele Fortuna, che rielabora la statuaria classica attraverso strutture lignee stratificate e campiture cromatiche nette. I suoi busti, immediatamente riconoscibili per equilibrio e proporzione, vengono attraversati da interventi Pop che ne ridefiniscono la superficie senza alterarne l’impianto originario. Il risultato è una tensione visiva chiara: la forma resta stabile, il colore introduce ritmo. Questa dialettica tra memoria e attualizzazione diventa il motore dell’intera mostra.

Le borse iconiche di Delvaux, esposte accanto alle opere, non svolgono un ruolo secondario. La loro costruzione rigorosa, l’attenzione al dettaglio e la qualità dei materiali ne sottolineano la dimensione plastica, permettendo un confronto diretto con le sculture. In questo dialogo, il concetto di lusso si sposta dall’ornamento alla progettazione: proporzione, precisione e controllo delle superfici emergono come valori condivisi. L’allestimento non forza l’accostamento, ma lo rende naturale attraverso una disposizione calibrata, che invita a osservare analogie formali e affinità strutturali.
A introdurre una variazione dinamica interviene l’opera di Marco Lodola, la cui cifra luminosa porta all’interno dello spazio un riferimento esplicito alla dimensione urbana. Le sue forme sintetiche e riconoscibili ampliano la narrazione visiva, inserendo un elemento di energia grafica che dialoga con la solidità delle sculture di Fortuna e con l’eleganza misurata della Maison. Milano resta sullo sfondo come contesto implicito: città capace di coniugare tradizione e innovazione, rigore e vitalità.
Pop Surreal costruisce così un’esperienza compatta, in cui arte contemporanea e artigianalità si rafforzano reciprocamente. La boutique diventa uno spazio di osservazione attiva, dove l’oggetto funzionale e l’opera scultorea condividono lo stesso campo visivo e invitano il pubblico a riconoscere una grammatica comune fatta di identità, continuità e trasformazione controllata.


