Le cronache del 2017 hanno confermato la spettacolare entrata nel mondo dell’arte del collezionista giapponese Yusaku Maezawa, con l’acquisto record di un dipinto di Jean-Michel Basquiat per la strabiliante somma di 110 milioni di dollari presso Sotheby’s di New York. Di fatto, per molti, questa notizia ha riportato all’attenzione il potenziale ancora inespresso del Giappone in ambito artistico.
Nonostante possieda la quarta economia mondiale e una ricca tradizione artistica, oggi il Giappone conta solo per l’1% all’interno del mercato dell’arte globale, secondo il rapporto del mercato dell’arte 2023 Art Basel/UBS. È una circumstanza che alcuni funzionari giapponesi contestano, sostenendo che il dato effettivo sia superiore.
Molti addetti ai lavori nel mondo dell’arte, nutrono l’ambizione di ristabilire il proprio Paese nel panorama artistico internazionale, da cui si era ritirato dopo il calo economico degli anni ’90. In questa direzione si stanno riscontrando sviluppi positivi, come l’iniziativa di Art Week Tokyo (AWT) e Art Collaboration Kyoto (ACK), patrocinate dal governo e volte all’incremento del mercato artistico.
Recentemente, entrambe le iniziative hanno attirato molti visitatori e recensioni favorevoli. Le loro quarte edizioni saranno organizzate questo autunno. Parimenti, diverse gallerie occidentali stanno aprendo filiali a Tokyo e i mecenati internazionali stanno prestando più attenzione al Paese. Si nota una presenza sempre maggiore di giovani collezionisti giapponesi durante eventi chiave come Art Basel in Svizzera lo scorso mese e il Tokyo Gendai della scorsa settimana.
Rimane da verificare, tuttavia, fino a che punto il mercato giapponese si stia veramente espandendo. Alcune gallerie presenti al Tokyo Gendai hanno riferito di lente vendite e diversi espositori esteri hanno riscontrato diffidenza nei potenziali collezionisti locali. Questi ultimi per di più, si sono lamentati per l’ubicazione della fiera a Yokohama, una cittadina lontana da Tokyo. Molte contestazioni riguardano anche la decisione degli organizzatori di tenere l’evento durante il periodo di umidità e caldo di luglio, nonostante gli organizzatori abbiano annunciato che la fiera del prossimo anno si terrà a settembre con una giornata di anteprima per i VIP.
Se le difficoltà non bastassero, il deprezzamento dello yen sta rendendo costose le partecipazioni alle fiere internazionali per i commercianti d’arte locali, nonché gli acquisti d’arte internazionale per i compratori giapponesi. Tuttavia, chi nutre speranze nel mercato artistico giapponese sa che il senso di pazienza e perseveranza della cultura giapponese possono portare a risultati lontani.
Secondo Hayashi Yasuta, direttore della divisione di arti e cultura dell’Agenzia per gli Affari Culturali del Giappone, il Paese sta pianificando per i prossimi 50 o 100 anni. Le azioni avviate durante la pandemia rappresentano solo i primi passi. Ristabilire la fiducia tra i collezionisti d’arte richiederà tempo.
Prima dello scoppio della bolla economica giapponese, avvenuto più di tre decenni fa, il Giappone era noto come uno dei più grandi acquirenti di arte asiatica e occidentale di livello mondiale. Oggi la situazione è cambiata, sebbene alcuni degli artisti viventi più venduti al mondo siano giapponesi. Tuuttavia, Mosso dalla spinta dei nuovi, giovani compratori e dal potenziale mostrato da Yusaku Maezawa, il Paese è in una fase di rinnovato vigore.
I collezionisti internazionali farebbero bene a sfruttare il debole yen per cercare talenti. Come per la produzione del miglior sake giapponese, anche in questo contesto, tempismo e impegno sono essenziali.



