Nel cuore di una stagione in cui la moda sembra divorare se stessa tra feed infiniti, clickbait e scroll compulsivi, Prada presenta Image of an Image, una campagna che non vuole semplicemente vendere abiti: desidera smontare il meccanismo stesso della moda come macchina dell’immagine.
Curata da Miuccia Prada e Raf Simons e realizzata in collaborazione con l’artista americana Anne Collier, la campagna SS26 si struttura come un’indagine sulla mediazione visiva e sulla produzione del desiderio, ribaltando l’ordine codificato tra fotografia, oggetto e spettatore.
Al centro del progetto c’è un gesto apparentemente semplice: le fotografie dei capi Prada – riprese da Oliver Hadlee Pearch – sono tenute da mani esterne, rese visibili, incarnate e materializzate. La fotografia non è più un file digitale fluttuante o un’immagine consumata in un globo ottico elettronico senza peso, ma un “oggetto fisico da tenere, da sentire”. Con questa operazione, Collier non si limita a fotografare abiti e corpi, ma a rifotografare la fotografia stessa, mostrando la struttura artificiale del quadro pubblicitario.

Qui l’atto di guardare non è posizionato come naturale, spontaneo, innocuo: è mediato, manipolato, messo in scena. È l’archetipo del gesto pubblicitario a essere riletto: non la promessa di un sogno o l’invito al consumo, ma un dispositivo retorico strutturato che organizza la relazione tra prodotto, spettatore e desiderio. Invece di eliminare la presenza dell’osservatore – come fanno i media digitali, dove l’interfaccia pretende di sparire – la campagna rende di nuovo visibile la mediazione, la espone come corpo e come gesto, restituendole peso e presenza materiale.
La scelta di mettere le mani nel campo visivo è una dichiarazione teorica prima che estetica. Le mani che sorreggono le stampe sullo sfondo arancione non sono meri supporti stilistici: sono surrogati del pubblico, figure che incarnano l’atto di percepire e giudicare. Non siamo più semplici spettatori passivi, siamo immersi, implicati nella catena di produzione e riproduzione dell’immagine.
È importante leggere questa campagna non come un vezzo intellettuale, ma come l’espressione coerente di una dialettica che Prada conduce da anni tra moda, arte contemporanea e critica culturale. La scelta di affidarsi a Anne Collier – figura che da due decenni interroga la relazione tra fotografia, riproduzione e sguardo – non è un curioso cameo artistico, ma un’infiltrazione deliberata di pratiche artistiche critiche nel cuore del dispositivo pubblicitario.
Collier ha costruito il suo lavoro sulla riconsiderazione della fotografia come oggetto culturale, spesso utilizzando strategie di appropriazione e reframing per smascherare le promesse di autenticità e naturalezza insite nell’immagine fotografica stessa.
Image of an Image porta questo esercizio nel regno della moda, trasformando la campagna in un meta-livello in cui il mezzo diventa il messaggio. Le immagini non sono più trasparenti: rivelano la loro costruzione, mostrano i loro bordi, i loro supporti, la loro materialità. È una campagna che respinge la condizione di immagine-spettacolo – quell’effimero che Walter Benjamin attribuiva alla riproducibilità tecnica – per reclamare invece una presenza concreta, fisica.

Le figure che popolano queste immagini – attori come Levon Hawke, Nicholas Hoult, Damson Idris, Carey Mulligan, Hunter Schafer, la musicista John Glacier e la modella Liu Wen – non appaiono come avatar mitici di un immaginario glamour, ma come presenze che incarnano la pluralità di ruoli e posizioni nello spazio visivo contemporaneo. La campagna non cerca una sintesi eroica o una figura ideale: concentra piuttosto una molteplicità di sguardi, di identità, di presenze, mostrando che l’immagine non ha un centro singolare, ma una rete di relazioni.
In questo senso, Image of an Image si pone contro la “visione passiva” tipica della moda, quella in cui l’immagine si presenta come una finestra trasparente verso il desiderabile senza rivelare alcuna mediazione. Prada vuole invece che vediamo la mediazione, che percepiamo la cornice come parte dell’immagine. È una ribellione contro la trasparenza del media: un’esposizione deliberata delle condizioni di produzione e fruizione.
Questa riflessione ha implicazioni che trascendono il dominio specifico della moda. Viviamo in un’epoca in cui la cultura visiva è dominata da superfici riflettenti, specchi digitali e algoritmi che simulano intimità e spontaneità. I social network ci abituano a considerare ogni contenuto come immediato, naturale, ‘senza mediazione’; però ogni immagine non è mai neutrale, ma sempre costruita, selezionata, manipolata. Prada – con questa campagna – ci chiede di riconoscere ciò che di solito è negato: l’atto stesso del guardare è un atto di posizionamento, di scelta, di potere.
Da un punto di vista critico, quindi, Image of an Image non è solo un valore estetico: è una risposta alla saturazione visiva e alla precarietà del desiderio nella cultura contemporanea. È un modo per chiedere: cosa succede quando ci rifiutiamo di inghiottire l’immagine senza pensiero critico? Cosa scopriamo quando guardiamo non attraverso l’immagine, ma alla sua superficie?



