La prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea è Gibellina, città simbolo di rinascita e sperimentazione, che assume questo riconoscimento come strumento operativo e progettuale, non come celebrazione. A quasi sessant’anni dal terremoto del 1968, Gibellina rinnova la propria identità attraverso Portami il futuro, titolo scelto per l’edizione 2026: un progetto che dà continuità all’utopia culturale di Ludovico Corrao, traducendo la sua visione in una piattaforma collettiva in cui arte, spazio pubblico e partecipazione convergono in pratiche civili e condivise.
Il progetto è stato presentato ufficialmente a Roma oggi 17 dicembre 2025, nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte Angelo Piero Cappello, Direttore Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, Salvatore Sutera, Sindaco di Gibellina, Andrea Cusumano, Direttore Artistico di Gibellina 2026, Rosalia D’Alì, Presidente del Distretto Turistico Sicilia Occidentale, Francesca Corrao, Presidente della Fondazione Orestiadi, e Francesco Paolo Scarpinato, Assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana.
Sostenuta dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, l’iniziativa è coordinata dalla direzione artistica di Andrea Cusumano, con la co-curatela di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, il coordinamento di Antonio Leone e il contributo di un comitato curatoriale e di un comitato scientifico che riunisce esponenti del pensiero critico e della progettazione culturale, tra cui Achille Bonito Oliva, Antonia Alampi, Teresa Macrì, Hedwig Fijen, Michele Cometa.
Il programma sarà inaugurato il 15 gennaio 2026, data simbolica che coincide con l’anniversario del sisma che devastò la Valle del Belìce. Per tutto l’anno, la città sarà attraversata da un palinsesto esteso e articolato: mostre, residenze, arti performative, percorsi educativi, simposi e giornate di studio, che propongono l’arte come strumento di trasformazione sociale, in grado di generare processi di ascolto, produzione e senso.
Portami il futuro si fonda su una riflessione attuale: il titolo di capitale non è un premio, ma un laboratorio permanente, capace di attivare dinamiche di relazione tra comunità, istituzioni e artisti. Il progetto si articola in cinque macroaree tematiche – Mostre; Residenze; Arti performative; Educazione e partecipazione; Simposi – che si intrecciano in un programma aperto, non chiuso in un modello curatoriale, ma sviluppato come processo in divenire.
L’obiettivo è quello di coinvolgere attivamente i cittadini, chiamati a essere parte integrante dei percorsi artistici, e di costruire un’eredità culturale non limitata all’anno del titolo, ma capace di continuare a generare valore nel tempo. Gibellina diventa epicentro di una visione mediterranea rinnovata, in cui la cultura è riconosciuta come diritto e come bene comune.
Secondo Andrea Cusumano, l’arte contemporanea è «pratica di presenza», non rappresentazione: è chiamata a abitare i luoghi, costruire relazioni, trasformare le fratture del presente in spazi di possibilità, portando il futuro dentro il reale. Un’arte che abita e accompagna, che non chiede distanza ma partecipazione.
Per Angelo Piero Cappello, la scelta di Gibellina segna un cambio di prospettiva nelle politiche culturali: «la creatività contemporanea diventa motore di rigenerazione di reti territoriali, non solo di singoli luoghi». L’arte come fattore di coesione, come fondamento della vita democratica.
Il Sindaco Salvatore Sutera parla di una città che ha scelto di ricostruire non solo muri, ma identità collettiva. Gibellina diventa un “laboratorio di bellezza” in cui l’arte è atto politico e civile, una forma di resistenza e visione che coinvolge l’intera Valle del Belìce e apre a nuovi orizzonti di sviluppo.
Nata dalle macerie di un terremoto, Gibellina è oggi un caso emblematico di rigenerazione culturale, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Il progetto Portami il futuro non si limita a rafforzarne il ruolo nel sistema artistico italiano, ma propone un modello replicabile, basato sulla connessione tra cultura e cittadinanza, sul principio che la bellezza non è accessorio, ma compito comune.
Il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, conferito per la prima volta, trova così nel contesto di Gibellina una sua definizione concreta: non città-vetrina, ma città-processo, capace di innescare pratiche trasformative e di pensare la cultura come campo attivo, inclusivo e duraturo.


