Sessant’anni fa, al Jewish Museum di New York, una mostra cambiava per sempre la storia della scultura contemporanea. Era il 1966 e Primary Structures: Younger American and British Sculptors, curata da Kynaston McShine, consacrava una generazione di artisti — Donald Judd, Carl Andre, Dan Flavin, Robert Morris, Sol LeWitt — attorno a un’idea radicale: la riduzione formale come gesto di libertà, la serialità come pensiero, l’oggettività come poetica. Da quella data in poi, il Minimalismo non è stato più soltanto uno stile ma un alfabeto condiviso, trasversale, ostinatamente sopravvissuto ai propri funerali.
È da questa ricorrenza che prende le mosse il nuovo progetto espositivo della Fondazione Antonio Dalle Nogare di Bolzano, che il 17 ottobre 2026 alle ore 11.00 inaugura Primary Structures / Multiple Systems. 60 anni di Minimalismi, a cura di Eva Brioschi. La mostra — visitabile fino al 30 dicembre 2028 — non è un semplice omaggio celebrativo ma un tentativo di riconsiderazione storica e critica: capire in che misura quell’eredità geometrica sia stata assorbita, trasformata, persino «compromessa» dalle generazioni successive, diventando uno strumento per leggere la complessità del presente piuttosto che uno stile da citare.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso diversi livelli della Fondazione, dal piano terra alla Black Box fino al primo piano, costruendo un dialogo serrato tra dimensione pubblica e dimensione privata. La selezione di opere proviene dalla Collezione Dalle Nogare e riunisce artisti internazionali di generazioni e pratiche molto diverse tra loro: Andrea Fraser, Fabio Mauri, Mario Garcia Torres, James Turrell e Nairy Baghramian, tra gli altri. Nomi che non si limitano a declinare il vocabolario minimalista ma lo interrogano, lo piegano verso territori che il Minimalismo storico non aveva esplorato — o aveva deliberatamente escluso: l’istituzione come soggetto critico, la memoria collettiva, l’identità, l’ecologia, i sistemi di potere. Luce, spazio, tempo e critica sociale si intrecciano in un progetto che non rinuncia alla coerenza formale ma la mette al servizio di un’analisi stratificata del reale.
Il titolo è già un programma. «Primary Structures» rimanda esplicitamente alla mostra del ’66, alle forme primarie, alla geometria come punto zero. «Multiple Systems» apre invece verso la moltiplicazione, la variazione, la contaminazione: quei sistemi complessi — economici, politici, percettivi — che le forme essenziali del passato possono oggi aiutare a rendere visibili. Non si tratta di nostalgia per un’avanguardia novecentesca, ma di verificare la tenuta di un linguaggio nel tempo: quanto reggono quelle strutture a contatto con la contemporaneità? Quanto può ancora fare una linea, un cubo, una sequenza seriale quando il mondo che li circonda è diventato così radicalmente diverso?
La Fondazione Antonio Dalle Nogare, con sede in Via Rafenstein 19 a Bolzano, è aperta al pubblico il sabato dalle 9.30 alle 19.30; dal martedì al venerdì è possibile visitarla su prenotazione, scrivendo a [email protected]. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito della Fondazione: fondazioneantoniodallenogare.com.



