Produrre conoscenza, tutelare il futuro: il nuovo ruolo del Diritto d’Autore

Il 23 aprile 2025 si festeggia la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, celebrazione che raggiunge la soglia dei trent’anni. L’UNESCO, infatti, ha istituito la ricorrenza nel 1995, con l’obiettivo di promuovere la lettura, la pubblicazione e la protezione del Diritto d’Autore, il quale rappresenta oggi un istituto giuridico di grande rilevanza in campo artistico e culturale, da anni però al centro di critiche e polemiche.

Appare fondamentale, nel ragionare sull’utilità e sulla eticità di questo caposaldo della proprietà intellettuale, collocarlo nel contesto in cui oggi si trova oggettivamente ad operare: l’Economia della Conoscenza.

Bruno Arpaia e Pietro Greco scrivono che “l’economia della conoscenza fondata sul sapere e sul lavoro intellettuale è una novità epocale, che costituisce, al tempo stesso, lo sviluppo e il superamento della società industriale, fondata sulle macchine e sul lavoro manuale in fabbrica, che a sua volta ha costituito lo sviluppo e il superamento dell’economia agricola, fondata sulle piante e sugli animali domesticati e sul lavoro manuale nei campi” (La cultura si mangia!, Guanda, Parma, 2013, 39-40).

Per Irene Tinagli, “si è passati da un sistema in cui la maggior parte del valore era data da input fisici – lavoro, macchinari, materia prime – a un sistema in cui la maggior parte del lavoro è prodotta da input immateriali legati alla conoscenza, all’intelligenza e alla creatività umane, condizioni fondamentali per trasformare i saperi in innovazione e sviluppo. Perché è la capacità di innovare, creare continuamente, piuttosto che quella di produrre o ri-produrre meccanicamente, che oggi consente di costruire vantaggi distintivi e duraturi” (Talento da svendere, Einaudi, Torino, 2008, IX).

Nella Economia della Conoscenza, in buona sostanza, il Patrimonio Immateriale e il Complesso dei Saperi costituiscono un fattore fondamentale e un elemento insostituibile per la creazione di nuovo valore e di autentico progresso. La Conoscenza, peraltro, rappresenta per sua stessa natura un fenomeno fortemente dinamico: essa deve essere costantemente incentivata, sviluppata, ampliata, dotata di contenuti moderni e innovativi. Data la velocità con la quale ne avviene la propagazione e il consumo, la Conoscenza al giorno d’oggi diventa superata ed obsoleta con una rapidità mai vista in precedenza, ragion per cui appare necessario alimentarla con apporti inediti e originali senza soluzione di continuità.

Nella Economia della Conoscenza, dunque, assume una valenza di fondamentale importanza la costante, ricca, vasta ed effettiva Produzione di nuovi Contenuti. Utilizzo qui volutamente lo specifico termine di Produzione, preferendolo a quello di Creazione, per un duplice ordine di motivi. In primo luogo, la parola Produzione – con tutti i suoi evidenti richiami al pensiero marxiano ed all’insegnamento di Benjamin – mette automaticamente in risalto l’ampiezza del concetto di innovazione al quale si vuole fare riferimento, per un impulso che certamente riguardi l’ambito artistico e culturale, ma che investa a tutto tondo l’intera realtà economica e sociale.

In secondo luogo, la parola Produzione rende efficacemente il senso di una attività inserita nel suo contesto storico, con tutte le conseguenze derivanti dall’utilizzo dei materiali esistenti e preesistenti, per un deciso allontanamento dall’auratico assunto della “formazione ex nihilo” e dal “mito della creatività e della poesia come “fiat” a un passo dal divino” (Francesco Muzzioli, Letteratura come produzione, Teoria e analisi del testo, Guida, Napoli, 2010, 38).

I Produttori di Contenuti, riprendendo il filo del discorso, hanno quindi un ruolo cruciale nella Società dei nostri giorni e nel funzionamento della Economia della Conoscenza, che senza il loro apporto viene a perdere la sua forza dinamica e si ritrova a stagnare in una ripetitività sterile e inutile. Il Diritto d’Autore, in un simile contesto, è chiamato a rappresentare lo strumento che consente ai Produttori di Contenuti di esprimere in modo pieno la propria opera, immettendo nella realtà gli imprescindibili e necessari apporti di innovatività e originalità dei quali abbiamo bisogno.

Queste riflessioni devono essere calate in modo pragmatico nel mondo che ci circonda e nel tempo che stiamo attraversando: l’Economia della Conoscenza è un fenomeno tipico del Contemporaneo, nel quale siamo totalmente immersi e che condiziona in modo pieno le nostre vite. Il Diritto d’Autore, nell’ottica di visioni più teoriche e maggiormente proiettate in un ipotetico futuro, ben potrà essere oggetto di letture radicalmente diverse.

In una Società Collaborativa, quale quella prefigurata da Jeremy Rifkin, ad esempio, il Diritto d’Autore potrà forse essere imperniato soltanto sugli elementi della reputazione e della visibilità; oppure, in una Economia del Gratis, quale quella delineata da Chris Anderson, l’elemento retributivo dell’istituto potrà astrattamente perdere in larga parte o in toto il suo peso. Però, nella Economia della Conoscenza che caratterizza la società attuale, fortemente immersa nelle leggi e regolata dai meccanismi del Mercato, il Diritto d’Autore non può prescindere da una sua funzione lato sensu retributiva.

Infatti, ragionando nelle condizioni date, è indiscutibile che i Produttori di Contenuti possano svolgere la propria funzione di immissione nel sistema di elementi di originalità e di innovatività solo traendo da ciò anche un ritorno di carattere economico. Tra l’altro, come la Storia dovrebbe averci ormai inoppugnabilmente dimostrato, nell’Uomo risiede una ineliminabile componente di individualismo, che lo porta a sviluppare in pieno le sue potenzialità soltanto ove ciò gli consenta anche di appagare il proprio ego e di affermarsi socialmente.

In taluni eccezionali casi, tale appagamento può consistere nella mera consapevolezza del contributo fornito al progresso della collettività; in altri rari casi, l’appagamento in esame può limitarsi al rafforzamento dell’elemento reputazionale; ma, nella maggior parte dei casi, i meccanismi tipici della società contemporanea rendono necessario un riscontro premiante in termini economici, che funzioni al tempo stesso da elemento retributivo e da cartina da tornasole del riconoscimento sociale.

Il funzionamento della nostra realtà, inoltre, implica che i Produttori di Contenuti, per potersi dedicare alla loro attività realizzatrice, debbano almeno parzialmente affrancarsi da altri generi di attività; in caso contrario, essi sarebbe assorbiti da tali diverse forme di impegno ed il loro contributo produttivo verrebbe a mancare del tutto ovvero a risultare in una qualche misura limitato.

Emblematica è una frase attribuita a Monsieur Beaumarchais, capofila nel 1850 degli artisti aderenti alla SACEM, struttura operativa in Francia ed equivalente alla nostra SIAE: “Si dice che non è nobile per gli autori, battersi per gli interessi materiali quando si è in attesa della gloria. In effetti la gloria è molto invitante ma non ci si può dimenticare che per godere della bellezza di un solo anno solare, la natura ci condanna a 365 pasti!” (Valeria Falce, La modernizzazione del diritto d’autore, Giappichelli, Torino, 2012, 254).

Ha correttamente scritto Giovanni Solimine che “senza un’equa remunerazione di chi investe il proprio tempo, le proprie capacità e il proprio danaro nella produzione intellettuale – autori ed editori, quindi – si potrebbe correre il rischio di spegnere l’industria della creatività” (Senza Sapere. Il costo dell’ignoranza in Italia, Laterza, Roma-Bari, 2014, 110). Alla luce di quanto detto, la tradizionale concezione del Diritto d’Autore, quale istituto finalizzato al mero contemperamento degli interessi del singolo con quelli della collettività, può oggi risultare datata, riduttiva e parziale.

Il Diritto d’Autore, infatti, nella Economia della Conoscenza è chiamato non tanto e non solo a svolgere un ruolo di mediazione tra interessi contrapposti, quanto e soprattutto ad esercitare una più alta funzione produttiva e incentivante su due diversi piani, operando i propri effetti sia in ambito privatistico sia in ambito pubblicistico.

Torna in qualche modo ad emergere l’ontologico dualismo del Diritto d’Autore, il suo perenne trovarsi tra giusnaturalismo e utilitarismo: da un lato, con il riconoscimento del risultato della creatività del singolo e con la concessione all’autore del premio dato da un diritto esclusivo ed escludente; dall’altro lato, con l’incentivazione della innovazione in senso assoluto e con l’interesse della collettività allo sviluppo ed alla divulgazione della cultura e dell’arte.

Sotto il profilo privatistico, dunque, un moderno Diritto d’Autore deve certamente concernere la sfera giuridica dei Produttori di Contenuti, con particolare riferimento alla salvaguardia del loro ruolo sociale ed alla tutela dei diritti scaturenti dal relativo contributo nell’ambito dell’Economia della Conoscenza. Sotto il profilo pubblicistico, poi, rileva l’esigenza generale della collettività, particolarmente tipico della Società della Conoscenza, a che i Produttori di Contenuti forniscano il loro apporto di creazione e di innovazione nella realtà e nell’economia, in modo adeguato ed effettivo.

I tempi impongono un ripensamento del Diritto d’Autore, una sua riforma in senso attuale, che parta dalla evidente obsolescenza delle tradizionali fondamenta dell’istituto, storicamente imperniato sull’ottocentesco paradigma proprietario, con il suo portato di esclusività e di pervasività dominicale. Una moderna visione del Diritto d’Autore, invero, non può che enfatizzare le sempre più eclatanti funzioni pubblicistiche dell’istituto, peraltro da declinare in un contesto ove le logiche della condivisione e della cooperazione rivestono una significativa ed inedita centralità.

Il Diritto d’Autore è oggi chiamato a dare adeguata risposta alle esigenze che emergono dalla Società contemporanea e dalla Economia della Conoscenza, svolgendo una missione dalla natura articolata e bifida. In primo luogo, l’istituto non può prescindere da privatistici effetti retributivi e incentivanti, affinchè i Produttori di Contenuti possano svolgere in pieno la propria attività, dispiegando al meglio le proprie potenzialità, così da immettere nella realtà contenuti sempre originali ed innovativi, per il benessere ed il progresso dell’intera collettività.

In secondo luogo, il Diritto d’Autore deve contribuire a promuovere e a diffondere la Cultura e il Sapere a tutto tondo, per uno sviluppo della Società che non ne riguardi soltanto l’aspetto economico e commerciale, ma che si traduca anche e soprattutto nella crescita etica e spirituale della comunità.

Il Diritto d’Autore, in conclusione, rappresenta un istituto giuridico da esaminare e sul quale operare con attenzione, con rispetto e con competenza. Da più parti esso è, in modo spesso semplicistico e superficiale, considerato un banale residuo del passato, un orpello ormai anacronistico e addirittura dannoso. Invece può rappresentare ancora uno strumento prezioso, foriero di maggiore Giustizia e di nuovo Progresso, per costruire un Futuro che vogliamo ostinarci a immaginare migliore. 

La scelta dell’UNESCO, sulla data per la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, è caduta sul 23 aprile in quanto in questo giorno sono morti tre grandi intellettuali: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega. Ma la data prescelta coincide anche con la ricorrenza di una importante tradizione catalana: la Diada de San Jordi, detta anche Giornata dei Libri e delle Rose.

Narra la leggenda che, quando San Giorgio uccise il temibile drago, dal sangue della bestia nacque una rosa rossa. Nel 1926, quando Re Alfonso XIII proclamò la giornata del libro, questa si amalgamò felicemente con le celebrazioni per San Giorgio: ancora oggi, nella Diada de San Jordi, i librai in Catalogna regalano una rosa per ogni libro venduto.

Sarebbe bello estendere anche altrove questa toccante usanza, immaginando quel fiore anche come un omaggio all’Autore dell’opera, che con il proprio lavoro ha introdotto una emozione nella nostra vita e dato il proprio apporto al progresso dell’Umanità.

2 Commenti

  1. 🌹 il diritto d’autore è affascinante e romantico ed anche futuristico! Grazie Alberto sempre utili le tue provocazioni intellettuali

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