Project Hail Mary: Ryan Gosling protagonista di una missione ai confini dell’universo, dove la sopravvivenza si intreccia a un’amicizia impossibile

Quante opere sono state ambientate nello spazio? Quante storie raccontano di gruppi di persone pronti a spingersi ai confini dell’universo, rischiando tutto pur di salvare l’umanità, anche a costo della propria vita? Sono davvero tantissime. E se si considerano i titoli più significativi degli ultimi vent’anni, è impossibile non pensare a film come Interstellar, The Martian, Gravity, Ad Astra e First Man – Il primo uomo con Ryan Gosling che interpretava Neil Armstrong durante la missione Apollo 11 della NASA durante la quale fu il primo uomo a mettere piede sulla Luna. Ed è proprio Ryan Gosling ad essere il protagonista di una nuova avventura spaziale, L’ultima missione: Project Hail Mary, diretto da Phil Lord e Christopher Miller, basata sul romanzo Project Hail Mary di Andy Weir.

La storia di Project Hail Mary ruota attorno a Ryland Grace, un uomo che si risveglia nello spazio senza alcun ricordo di chi sia o di come sia arrivato lì. Si trova a bordo di un’astronave, completamente solo, e deve ricostruire lentamente la propria identità e la missione che sta portando avanti. Man mano che la memoria ritorna, emerge una verità inquietante: il Sole sta perdendo energia a causa di un organismo sconosciuto, l’astrofago, mettendo a rischio la sopravvivenza dell’intero pianeta. Ryland, che in passato era uno scienziato poi diventato insegnante, era stato coinvolto in un progetto segreto per studiare questo fenomeno e trovare una soluzione.

Man with goggles around his neck peers through a circular spaceship window, blue and orange lights glowing around him

Le ricerche avevano rivelato che il problema non era limitato al nostro sistema solare, ma colpiva numerose stelle, con una sola eccezione: Tau Ceti. Per questo motivo viene organizzata una missione disperata verso quel sistema, senza garanzia di ritorno, con l’obiettivo di scoprire cosa lo renda diverso. Durante il viaggio, Grace incontra una forma di vita intelligente proveniente da un altro pianeta minacciato dalla stessa crisi, un alieno con un corpo roccioso che Grace ribattezza Rocky. Tra i due nasce una collaborazione inaspettata: superano le barriere linguistiche e biologiche e iniziano a lavorare insieme. La loro scoperta più importante è un organismo capace di eliminare l’astrofago, potenziale chiave per salvare entrambi i loro mondi.

Project Hail Mary è un racconto di fantascienza molto toccante, una storia di amicizia, di sopravvivenza, e allo stesso tempo è una riflessione sulla collaborazione, sul coraggio e sul senso di responsabilità verso qualcosa di più grande. La solitudine iniziale di Grace si trasforma gradualmente in una storia di connessione, dimostrando che anche nell’immensità dello spazio, ciò che conta davvero è la capacità di cooperare. L’opera possiede dentro di sé quella vocazione che appartiene al cinema di Spielberg, un cinema dove l’avventura si intreccia all’amicizia, un’amicizia indissolubile che traghetta la storia oltre qualsiasi confine.

Man wearing an orange safety harness inside a dim cockpit, looking up with a pencil behind his ear.

È la fiducia reciproca a guidare i protagonisti, la capacità di comprendere l’altro anche quando tutto sembra dividerli. Rocky e Ryland non condividono lingua, forma, origine, contesto, ambiente, biologia, eppure riescono a costruire qualcosa di profondamente universale, fatto di tentativi, errori e scoperte. Se il cinema di fantascienza spesso ci ha abituati a racconti di conquista, di scontro o di sopravvivenza individuale, Project Hail Mary sembra voler andare oltre, coniugando una visione in cui la salvezza passa attraverso la collaborazione, un’alleanza improbabile, che diventa l’unica vera speranza. Nell’oscurità dello spazio, la luce vera arriva proprio dalle connessioni che siamo capaci di creare.

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Lucia Tedesco
Lucia Tedesco
Giornalista, appassionata di cinema e tecnologia. Nel 2018 ho fondato un sito, Lost in Cinema

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