La Slovacchia è in fermento. Lunedì e martedì scorsi, migliaia di persone hanno invaso le strade della capitale per protestare contro il Ministero della Cultura, reo secondo i manifestanti di aver portato avanti una purga politica che ha visto finite fuori la direttrice generale della Galleria Nazionale Slovacca (SNG) Alexendra Kusá, ed il direttore del Teatro Nazionale Slovacco Matej Drlička.
La sotto accusa è la ministra della cultura, Martina Šimkovičová, ex conduttrice televisiva, ritenuta dagli indignati autrice di una campagna infamante contro i predetti direttori al fine di allontanarli dalle loro posizioni. Le ragioni dietro a queste azioni si perdono nelle ombre dei corridoi politici, ma ciò che è chiaro ai manifestanti è che queste manovre non sono altro che l’espressione del potere del partito di sinistra populista di Robert Fico, Smer-SSD, che ha vinto le elezioni parlamentari di ottobre in alleanza con il centro-sinistra Hlas e il nazionalista SNS.
Ma quale sarebbe il motivo di questa purga? Drlička ha affermato di aver compreso la minaccia imminente non appena Šimkovičová è stata nominata a ottobre: “Ci siamo resi conto che stavamo entrando in una nuova guerra culturale”, ha dichiarato.
Le accuse contro Šimkovičová non si fermano qui. Numerose voci affermano che la ministra abbia espresso opinioni ostili nei confronti dei rifugiati e dei gay, alimentando un sentimento d’odio e discriminazione. Per i manifestanti tali azioni e dichiarazioni non sono degne di una figura di potere che dovrebbe lavorare per il benessere e la crescita culturale della nazione. Dunque, per le strade di Bratislava ha risuonato forte il desiderio di change: oltre 9.000 persone, secondo quanto dichiarato da Kusá, hanno manifestato davanti al Teatro Nazionale e al Ministero della Cultura, portando striscioni di protesta e dando voce al loro dissenso.
Tra le frotte di manifestanti, spiccava l’azione dell’Open Culture! Platform, un gruppo civico indipendente formatosi a gennaio con l’obiettivo di “proteggere la cultura in Slovacchia dalle azioni distruttive dei politici”. Secondo la loro dichiarazione, oltre 120 istituzioni culturali hanno aderito alla protesta provenienti da tutta la Slovacchia.
Sul palco, Kusá e Drlička sono stati affiancati da numerose figure di spicco del panorama culturale slovacco, tra cui la scrittrice Michal Hvorecký e l’attrice Jana Oľhová, tutti uniti nel richiedere le dimissioni di Šimkovičová, accusata di disseminare discorsi d’odio e opinioni neo-fasciste.
La richiesta non si limita alla sola Šimkovičová. L’Open Culture! Platform chiede anche che Lukáš Machala, segretario generale dell’ufficio di servizio del Ministero della Cultura, si dimetta dalla sua posizione, minacciando di escalation della propria resistenza civile all’interno della legalità se ciò non dovesse avvenire.
La protesta si è ravvivata ulteriormente martedì, quando 18.000 persone hanno preso parte a un’ulteriore dimostrazione contro il Ministero della Cultura e il rilascio dal carcere dell’avvocato e ex procuratore militare Dušan Kováčik, condannato per corruzione nel 2021 a 14 anni di prigione.
Nonostante la situazione tesa, per ora, il Ministero della Cultura slovacco non ha rilasciato commenti in merito. Resta quindi da vedere come si svilupperà la situazione nel prossimo futuro, e se le richieste dei manifestanti verranno accolte o ignorate. Quello che è certo è che il popolo slovacco non sembra intenzionato a lasciare passare inosservate le azioni del proprio governo, dimostrando una vivace vitalità civica e un profondo attaccamento alla loro identità culturale.



