Puertas y Paredes, attraversare ciò che ci separa

Non tutto ciò che separa divide davvero. E non tutto ciò che appare chiuso lo è per sempre. Ci sono strutture che sembrano definire un confine e invece, a uno sguardo più attento, rivelano una tensione opposta: quella verso l’apertura.

È in questo spazio ambiguo e fertile che si inserisce Puertas y Paredes, il progetto installativo e performativo di Florencia Martinez presentato da Gilda Contemporary Art in occasione del Fuorisalone del Mobile 2026 a Milano.

L’opera si impone nello spazio con una presenza tanto essenziale quanto stratificata: una struttura di 200 x 200 x 20 cm, costruita con legno, fil di ferro, tessuti, pizzi e corde. Materiali fragili, quotidiani, carichi di memoria, che qui si organizzano in una forma che è insieme muro e soglia, barriera e possibilità. Non c’è monumentalità, ma una tensione sottile e continua. Una vibrazione.

Il muro, per definizione, separa. È limite, impedimento, difesa. Ma Martinez ne incrina il significato univoco, insinuando un dubbio fertile: e se quel limite fosse anche un invito? Se la barriera contenesse già, al suo interno, la propria dissoluzione?

Florencia Martinez, Puertas y Paredes, particolare

In questa ambivalenza si gioca tutta la forza del lavoro. Puertas y Paredes non si limita a rappresentare un confine: lo mette in crisi, lo rende attraversabile prima ancora che fisicamente, mentalmente. È una struttura che chiede allo spettatore di completarla con lo sguardo, con il desiderio, con l’immaginazione.

Non è un caso che il progetto si rivolga in modo particolare ai giovani. A loro Martinez affida una richiesta tanto semplice quanto radicale: riconoscere i muri invisibili. Quelli interiori, costruiti nel tempo attraverso paure, giudizi, aspettative. Quelli che non esistono davvero, eppure condizionano profondamente il modo di abitare il mondo.

E soprattutto: superarli.

Non con violenza. Non con rottura.
Ma con gentilezza, curiosità, intelligenza. Con una forma di attraversamento che è prima di tutto consapevolezza.

Durante il Fuorisalone, l’opera si attiva attraverso una dimensione performativa partecipativa. I visitatori, in particolare i più giovani, sono invitati a interagire con la struttura: attraversarla con le mani, con le braccia, con lo sguardo. Un gesto minimo, quasi impercettibile, che però si carica di significato. Perché è proprio lì, in quell’atto, che il limite si trasforma.

Ogni interazione viene documentata e restituita in tempo reale: gli scatti fotografici, stampati su acetato, entrano a far parte dell’opera stessa. La struttura si modifica, si stratifica, diventa archivio collettivo. Non più oggetto statico, ma organismo vivo. Memoria condivisa di attraversamenti.

È qui che il lavoro di Martinez trova una delle sue dimensioni più interessanti: nella capacità di trasformare l’esperienza individuale in narrazione comune. Ogni immagine è una traccia, un segno, una testimonianza. Un piccolo gesto che si somma agli altri, costruendo una geografia emotiva fatta di passaggi, tentativi, aperture.

Artista italo-argentina, e attiva a Milano dagli anni Novanta, Florencia Martinez porta avanti da tempo una ricerca centrata sui temi dell’identità, della memoria e dell’appartenenza. La sua pratica attraversa linguaggi diversi, pittura, fotografia, scultura, installazione, mantenendo come filo conduttore una particolare attenzione al tessuto, inteso non solo come materiale ma come dispositivo simbolico.

Florencia Martinez, Puertas y Paredes, particolare

Pizzi, tele, juta, ricami: superfici che trattengono storie, che parlano di corpi assenti, di relazioni, di tempo. In Puertas y Paredes, questi elementi diventano struttura e metafora, dando forma a uno spazio liminale in cui tutto è in sospensione.

Ciò che colpisce, in questo progetto, è la sua capacità di essere insieme intimo e politico. Intimo perché agisce sul piano personale, invitando ciascuno a interrogarsi sui propri limiti. Politico perché propone un modello alternativo di relazione con l’altro: non basato sulla contrapposizione, ma sull’apertura.

In un presente segnato da confini sempre più rigidi, fisici, sociali, culturali,  il lavoro di Martinez suggerisce una possibilità diversa. Non negare i muri, ma imparare a leggerli. Non abbatterli con forza, ma attraversarli con consapevolezza.

Puertas y Paredes lavora in sottrazione, spostando l’attenzione: dal muro come ostacolo al muro come possibilità di relazione.

Quello che resta, uscendo, è  una postura diversa. Un modo più sottile di stare davanti ai limiti.

E forse, proprio in questo scarto quasi impercettibile, si apre la possibilità di trasformarli.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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