Pussy Riot, laurea honoris causa per la democrazia. Con performance a sorpresa

Dottoresse Pussy Riot. Maria Alekhina (Masha), Diana Burkot, Olga Borisova e Taso Pletner – tra i principali membri del collettivo punk russo Pussy Riot – hanno appena ricevuto una laurea honoris causa dall’Università del Kent con un solenne rito nella cattedrale di Canterbury che, però, un po’ inaspettatamente (almeno a sentire il portavoce del Decano e del Capitolo della Cattedrale), ha avuto più il sapore dell’happening e della performance artistica che della classica cerimonia di laurea.

Le artiste, note per le loro azioni provocatorie, tra attivismo politico e performance artistico-musicale, in difesa della democrazia, dei diritti umani, della parità di genere e contro la guerra in Ucraina e il regime di Valdimir Putin (finendo per questo anche arrestate nel 2012, condannate a due anni di galera e imprigionate), sono state nominate Dottoresse in Lettere come riconoscimento del loro contributo alle arti, per il coraggio civile e per il particolare impatto delle loro azioni in difesa della democrazia.

Dopo un’introduzione di rito, le artiste, munite di classico passamontagna colorato d’ordinanza indossato sulla veste accademica, hanno eseguito una versione di una delle loro ultime canzoni, “Mama, Don’t Watch TV”, vera e propria dichiarazione di guerra contro le bugie del regime di Putin sull’invasione dell’Ucraina, basata su un immaginario dialogo tra un soldato russo e sua madre: “Mamma non ci sono nazisti qui, non guardare la televisione”, recita infatti il claim della canzone.

Le artiste hanno anche raccontato al pubblico la loro esperienza, spiegando come siano state imprigionate, raccontando il loro esilio collettivo dalla Russia e l’importanza di non dimenticare le sofferenze del popolo ucraino. I responsabili del Capitolo della Cattedrale, apparentemente presi di contropiede, hanno fatto sapere che, pur essendo a conoscenza del fatto che il gruppo avrebbe ricevuto le lauree honoris causa, non avevano “discusso o concordato alcuna esibizione”.

Una presa di distanza che pare più formale che altro. O forse si aspettavano che il gruppo più radicale della scena artistica internazionale accettasse il titolo di laurea in silenzio e a mani giunte?

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