PwC Italia, una delle più grandi organizzazioni di servizi professionali alle imprese, entra a pieno titolo nel Patto per Brera, l’alleanza virtuosa tra aziende, mecenati e istituzioni che contribuisce alla rinascita della Grande Brera, il nuovo polo culturale milanese che unisce la Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio e la Biblioteca Braidense. La partecipazione di PwC, in linea con la filosofia del progetto “PwC per la Cultura”, conferma una visione che considera l’investimento culturale come una responsabilità collettiva, una forma di restituzione alla comunità e un’occasione di crescita condivisa.
Il primo frutto di questa collaborazione è il sostegno alla mostra “BICE LAZZARI. I linguaggi del suo tempo”, grande retrospettiva dedicata a una delle voci più originali e indipendenti dell’arte italiana del Novecento, ospitata a Palazzo Citterio dal 16 ottobre 2025 al 7 gennaio 2026. Curata da Renato Miracco in collaborazione con l’Archivio Bice Lazzari di Roma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, l’esposizione presenta oltre 110 opere che attraversano quarant’anni di ricerca, offrendo una lettura esaustiva e profondamente contemporanea della sua poetica.
Lazzari (1900–1981) è un’artista che ha scelto di muoversi ai margini, lontano dai centri più rumorosi dell’avanguardia, costruendo un linguaggio personale fatto di equilibrio, misura e silenzio. La sua è una pittura che nasce dall’ascolto del mondo e dalla sua traduzione in ritmo visivo: segni che si inseguono, si organizzano e si dissolvono nello spazio come partiture musicali. Non a caso, nel corso della sua carriera, l’artista amava definire la propria pratica come una forma di “composizione visiva”, dove la linea non rappresenta ma vibra, si fa suono e respiro.
La mostra accompagna il visitatore attraverso tutte le fasi della sua evoluzione: dagli esordi nell’arte applicata e nel design tessile degli anni Trenta e Quaranta — con collaborazioni per Gio Ponti e per la motonave Raffaello, simboli di un’Italia che guardava al futuro — fino ai lavori degli anni Sessanta e Settanta, in cui la pittura si spoglia del superfluo per raggiungere una rarefazione quasi spirituale. Il rigore formale delle ultime opere, con le loro linee sottili tracciate a grafite o tempera su fondi monocromi, anticipa la sensibilità minimalista e l’idea di una pittura come processo mentale, più che rappresentazione.
Il percorso espositivo si apre con una selezione di disegni e bozzetti provenienti dall’Archivio romano, documenti che rivelano la precisione progettuale e la disciplina costruttiva che hanno guidato la sua intera carriera. Seguono le grandi tele materiche degli anni Cinquanta, in cui Lazzari sperimenta con sabbie, colle e pigmenti, trasformando la superficie pittorica in un campo di tensioni visive e tattili. È qui che emerge la sua vocazione più autentica: un’astrazione intima, lontana dai dogmi dell’informale, ma profondamente radicata in un dialogo con la materia e con il tempo.
Nel contesto di Palazzo Citterio, che con questa mostra consolida il proprio ruolo nel sistema della Grande Brera, il lavoro di Lazzari acquista una risonanza particolare. Le sue opere, poste in relazione con la luce naturale delle sale e con la dimensione architettonica dello spazio, rivelano la loro forza silenziosa. Ogni segno, ogni vibrazione cromatica, sembra respirare con l’ambiente, evocando un senso di armonia che appartiene più al mondo della musica che a quello della pittura.
Con questo progetto, PwC Italia rinnova una tradizione di mecenatismo illuminato. Dopo le iniziative Sguardi dalla Torre, che hanno portato al pubblico capolavori di Botticelli e Picasso, e il sostegno al restauro del Cenacolo di Rubens, l’azienda prosegue nel percorso di valorizzazione del patrimonio artistico italiano con l’intento di favorire l’accessibilità e la partecipazione culturale. Come ha sottolineato Giovanni Andrea Toselli, Presidente e Amministratore Delegato di PwC Italia, “l’arte è un linguaggio che unisce e ispira. Sostenere Palazzo Citterio e Bice Lazzari significa credere nel potere della cultura di generare connessioni e costruire futuro”.





