Una sedia ha un’anima? E un tavolo, un divano, una poltrona, una cassettiera, un letto invece? Magari succedeva soltanto nei cartoni animati, eppure gli arredi nella mostra Mario Ceroli | Teatro domestico sembrano proprio prendere vita. A Carrozzeria900 di Milano fino al 20 dicembre, i Mobili nella Valle dello scultore e scenografo abruzzese, ora opere d’arte, ora pezzi di design, mettono in scena una storia che sa di casa e di famiglia.
Mario Ceroli è un artista poliedrico, che dagli anni Cinquanta ad oggi attraverso il suo lavoro è stato in grado di confrontarsi con movimenti artistici, soluzioni materiche e linguaggi espressivi differenti. Nato a Castel Frentano (Chieti) nel 1938, a soli vent’anni espone presso la Galleria San Sebastianello di Roma ceramiche e tronchi di legno con chiodi piantati nella corteccia. Le sue sono sculture che citano la storia dell’arte: Ceroli rivisita infatti opere di Michelangelo, Leonardo, Botticelli, Paolo Uccello, Goya e, come vedremo, De Chirico. Ma sono anche lavori che guardano alla contemporaneità e sanno farsi suoi interpreti.

Negli anni Sessanta, l’artista si avvicina infatti alla Pop Art statunitense e diventa esponente della cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”, alle volte definita Pop Art italiana. Tuttavia, Ceroli è lontano dalle tecniche industriali della “Pop” oltreoceano e predilige un intervento artigianale su materiali di origine umile. Usa mattoni, gommapiuma, stoffe, stracci, plastica, paglia, foglie secche, reti metalliche, alluminio, acqua, terre e anticipa le poetiche dell’Arte Povera, alle cui mostre partecipa alla fine degli anni Sessanta.
Ceroli prova anche marmi policromi, vetro e bronzo, ma è il legno grezzo a essere protagonista della sua pratica scultorea. Intaglia in esso lettere, numeri, oggetti d’uso quotidiano, fino ad arrivare alle celebri silhouettes, figure umane stilizzate prive di pittura, prodotte in serie e poste una di fronte all’altra oppure affiancate, e spesso connesse allo spazio circostante. Ecco, Ceroli mostra un’attenzione nei confronti dello spazio che travalica la scultura e approda nella scenografia: cura allestimenti televisivi, cinematografici, pubblicitari e soprattutto teatrali, a partire da quello per l’opera Riccardo III di William Shakespeare, realizzata a Torino nel 1968 per la regia di Luca Ronconi. Così, il legno fa il suo ingresso a teatro, mentre la distinzione tra scultura e scenografia diventa labile.

Nella mostra presso Carrozzeria900 questi ultimi aspetti tornano in un sapiente miscuglio tra arte, design e teatro. Arte perché gli arredi in legno qui esposti appartengono alla serie Mobili nella Valle. Questo gruppo di lavori di Ceroli ha un’estetica precisa ispirata dall’omonima serie di dipinti che Giorgio De Chirico realizza a partire dal 1926. Quest’ultimo vedeva spesso mobili ammassati per strada, durante i traslochi o quando c’erano scosse di terremoto; così nei suoi quadri gli arredi, simbolo dell’intimità e del vissuto familiare, vengono esibiti all’aperto, in contesti irreali: diventano cosa pubblica e addirittura collocati su certi palchi teatrali di legno. Nello specifico, Ceroli riprende la forma allungata di una delle sedie dipinte da De Chirico, e la fa diventare arredo, una sorta di primo membro di una famiglia di mobili che convivono e abitano lo stesso spazio, richiamando, oltre alla metafisica, anche l’arte antica, il cosmatesco e la Pop Art.
I mobili di Ceroli però sono anche di più, perché hanno una precisa funzione pratica: infatti, «questi arredi sono, per me, sculture da toccare, da usare», commenta lo stesso artista. Rispetto ai suoi lavori scultorei e scenografici, l’attività dell’abruzzese come designer è certamente meno conosciuta, ma sono molteplici i complementi d’arredo da lui creati e realizzati soprattutto in legno. A Carrozzeria900 arrivano dunque i menzionati Mobili nella Valle: ci sono sedie, tavoli, divani, una cassettiera, una poltrona e la struttura di un letto, disegnati da Ceroli a mano negli anni Settanta per l’azienda Poltronova e realizzati in legno di pino di Russia. Tutti provenienti dalla stessa casa di campagna di grandi appassionati di design, i mobili nella città di Milano vengono disposti in una possibile soluzione d’arredo negli spazi di Carrozzeria900.

Se gli arredi di Ceroli non sono solo arte, non sono però neanche solo oggetti funzionali: sono figure teatrali pronte per mettere in scena una storia. Non la stanno ancora raccontando però: sono mobili immobili, in silenzio, come congelati nel tempo, e il loro teatro è ancora fermo. Lo spettatore li osserva, attende, è curioso e si avvicina, attende ancora. Poi capisce che la scenografia va riempita con esperienze del proprio vissuto quotidiano, oppure con ricordi di tempi sbiaditi, o ancora sogni per un futuro più o meno lontano.
E allora sì: si può assistere al Teatro Domestico, e immaginare e sentire la casa, immaginare e sentire la famiglia. Ecco che allora quello che sembrava essere un momento cristallizzato e sospeso si anima. I mobili si scongelano. Gli spazi vuoti della scenografia si riempiono con persone, calore, suoni, profumi e tutto quello che lo spettatore riesce a inserirvi di domestico e familiare.

Gli arredi di Ceroli, dunque, tutt’altro che silenti, immobili e inanimati, erano solo personaggi in cerca d’autore. Aspettavano solo chi li leggesse e riscrivesse: erano solo personaggi in cerca del completamento con il vissuto o immaginato delle persone. I Mobili nella Valle di Ceroli (e prima ancora quelli di De Chirico) diventano archetipi, simboli, custodi di ricordi e di sogni. E mentre va in scena il Teatro Domestico, ecco che si risveglia l’inconscio collettivo.




