“Re Chicchinella”: Emma Dante trasforma la corte in un pollaio d’oro

Si chiude il sipario del Teatro Argentina di Roma sullo spettacolo Re Chicchinella di Emma Dante, per aprirsi, tra pochi giorni, dal 3 al 5 dicembre, a Genova, nella Sala Teatro Ivo Chiesa. Lo spettacolo, scritto e diretto dalla drammaturga panormita, è liberamente tratto dal Cunto de li cunti di Giovan Battista Basile (Giugliano in Campania, 1566 – 1632).

Protagoniste della novella basiliana sono due sorelle poverissime, che al mercato comprano una papera che “caca monete d’argento” e con l’argento arriva l’invidia: “Grande sentenza è stata quella di quel grand’uomo dabbene che dice che l’artigiano invidia l’artigiano, il vuotacessi invidia il vuotacessi, il musicista invidia il musicista, il vicino invidia il vicino e il povero invidia il miserabile; perché non c’è un buco nella casa del mondo dove non tessa la sua tela questo maledetto ragno dell’invidia, che non mangia altro che le rovine del prossimo, come sentirete in particolare dal racconto che vi racconterò”. Questo il prologo al testo La papera di Basile.

“Re Chicchinella” Foto delle prove © Masiar Pasquali. Courtesy Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

La riscrittura di Emma Dante per Re Chicchinella è libera e fantasiosa. Non c’è la papera, sostituita da una gallina che si è ficcata nel deretano di un re. Il re, nel tentativo di pulirsi dopo un bisogno all’aria aperta con il piumaggio della gallina, non si accorge che l’animale è vivo e se lo ritrova nello stomaco, dove depone uova d’oro, rendendogli la vita impossibile tra dolori e solletico.

Per nulla preoccupata, anzi fortunata, è la corte del re, che continua a riverirlo con la stessa servile adulazione. La ruffianeria non risparmia la regina e l’erede, che hanno aggiunto ai titoli regali l’oro delle uova. La corte non può più fare a meno delle uova d’oro e quando il re sembra deciso a non mangiare più per non nutrire quel pollo che gli sta nello stomaco, a corte si organizza un succulento banchetto per fargli tornare l’appetito. Il banchetto rivela che l’oro delle uova ha sottomesso paggetti e damigelle più dell’autorità regale. Li ha omologati fino a farli somigliare a delle galline. Come pollastrelli, razzolano, si muovono, mangiano biscotti come se fosse grano e crusca.

“Re Chicchinella” Foto delle prove © Masiar Pasquali. Courtesy Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

La corte è un pollaio. L’oro ha ridotto i servi a una condizione ancora più deteriore della monarchia, ovvero a quella di animali. L’unico che sembra accorgersi di questa corruzione è sua maestà e lo rivela pronunciando il suo nome: da “Re Carlo III d’Angiò, re di Sicilia e di Napoli, principe di Giugliano, conte d’Orleans, visconte d’Avignon e di Forcalquier, principe di Portici Bellavista, re d’Albania, principe di Valenzia e re titolare di Costantinopoli”, è diventato “Re Chicchinella”!

Quando infine il re decide di farsi estrarre da un medico la gallina dal deretano, la gallina sopravvive e il re muore, ma il regno continua, perché la corte dalle uova d’oro chiama la gallina “Maestà”.

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Giovanni Negri viene da Brusciano in provincia di Napoli. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza consegue il master in Drammaturgia e Cinematografia sempre alla Federico II. Ha scritto su Il Giornale e su Atlante della Enciclopedia Treccani. Oggi è al Ministero della cultura.

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