Re Lear, a Roma Gabriele Lavia ci parla dell’autorità dei padri e dei doveri dei figli

C’è una condizione dell’essere umano, comune a tutti gli uomini, che anticipa ogni altra, imprescindibile e insostituibile, è quella di figlio. Tutti siamo innanzitutto figli. Lo spettacolo Re Lear di William Shakespeare con la regia di regia Gabriele Lavia al teatro Argentina di Roma fino al 22 dicembre 2024, mostra il rapporto tra padre e figli, quando si perde la “potestas” del padre e “l’auctoritas” del re.


Il vecchio re delira: designa eredi ingrati, cede territori e titoli a chi con le parole lo inganna. Nella tempesta in cui si ritrova, povero, solo e senza potere, raggiunge però la capacità di discernere il male degli eredi senza merito né valore. Laddove autorità deriva da “augere”, far crescere, da qui l’origine comune della parola Augustus: “colui che accresce” e niente può davvero crescere quando l’autorità diventa solo strumento di repressione di qualsivoglia conflitto. Da qui l’invito di Lear ad agire! gli strali di speranza di Lavia al pubblico: “Siete uomini o pietre? Avessi io le vostre gole e i vostri occhi, urlerei e piangerei fino a mandare in frantumi la volta del cielo”. Perché l’erede è chi agisce per accrescere ciò che i padri hanno veduto e vissuto e non ricevere soltanto ciò che resta.

Re Lear

26 novembre – 22 dicembre 2024

di William Shakespeare
traduzione di Angelo Dallagiacoma e Luigi Lunari
regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia

e con Giovanni Arezzo, Giuseppe Benvegna, Eleonora Bernazza, Jacopo Carta, Beatrice Ceccherini, Federica Di Martino, Ian Gualdani, Luca Lazzareschi, Mauro Mandolini, Andrea Nicolini, Gianluca Scaccia, Silvia Siravo, Jacopo Venturiero, Lorenzo Volpe.

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