Record all’asta Sotheby’s: 706 milioni in una sera, Klimt guida la collezione Lauder

New York, 18 novembre 2025 — Una serata da primato per Sotheby’s, che nella sua sede rinnovata al 945 Madison Avenue ha registrato un incasso complessivo di 706 milioni di dollari. La cifra non riguarda una singola collezione, ma l’intera asta serale Modern & Contemporary Evening Sale, che ha incluso opere provenienti da diversi collezionisti, tra cui spiccava quella dell’imprenditore e filantropo Leonard A. Lauder, il cui nucleo ha da solo fruttato oltre 527 milioni di dollari, superando le stime iniziali comprese tra 379 e 412 milioni.

L’opera che ha catalizzato l’attenzione mondiale è stata Portrait of Elisabeth Lederer di Gustav Klimt: il dipinto, realizzato tra il 1914 e il 1916, è stato battuto per 236,4 milioni di dollari, diventando l’opera moderna più costosa mai venduta all’asta. Il ritratto apparteneva alla celebre famiglia Lederer di Vienna, mecenati e collezionisti legati al mondo secessionista, ed è stato custodito per anni nella collezione Lauder. Attorno a questo capolavoro si è costruita gran parte della narrativa dell’asta: una combinazione di bellezza estetica, provenienza impeccabile e storia sopravvissuta al XX secolo.

Ma il record di Klimt era solo il culmine di un catalogo eccezionalmente ricco. Nella stessa collezione Lauder figuravano altre quattro opere dell’artista viennese, per un totale di oltre 392 milioni di dollari raccolti solo da Klimt. Accanto a questi, si sono distinti anche altri protagonisti del modernismo e dell’arte americana postbellica. Un’opera di Mark Rothko, No. 3/No. 13 (Magenta, Black, Green on Orange), è stata aggiudicata per 78 milioni di dollari, mentre Untitled (Bacchus Series) di Cy Twombly ha raggiunto i 47,8 milioni. La collezione di Lauder ha dunque confermato l’attenzione costante per gli artisti cardine del XX secolo, selezionati con coerenza e visione curatoriale.

A fare notizia è stata anche l’aggiudicazione dell’opera più ironica e controversa della serata: America, la toilette d’oro firmata da Maurizio Cattelan, battuta per 12,1 milioni di dollari. Realizzata in oro 18 carati e completamente funzionale, l’opera è già leggenda: tra i suoi passaggi più celebri, l’installazione al Guggenheim Museum e il furto avvenuto nel 2019 al Blenheim Palace in Inghilterra. Oggi entra a pieno titolo nel pantheon degli oggetti-icona del contemporaneo, come riflessione beffarda su valore, consumo e arte come status.

Non mancano altri lotti rilevanti nella Evening Sale. Un raro Marilyn di Andy Warhol, Shot Light Blue Marilyn, ha raggiunto i 38 milioni di dollari, mentre un’opera minimalista di Agnes Martin, Untitled #10, ha sfiorato i 18,2 milioni, segnalando la crescente attenzione critica (e di mercato) verso figure femminili storicamente trascurate dal mainstream. La presenza di artisti come Jean-Michel Basquiat, Bridget Riley, Lucian Freud e Gerhard Richter ha completato un catalogo pensato per attrarre sia i collezionisti istituzionali che i grandi investitori privati.

Nel complesso, la serata ha messo in scena il doppio volto del sistema dell’arte: da un lato, la celebrazione del collezionismo come forma di mecenatismo moderno — incarnato dalla figura di Lauder, che ha donato oltre un miliardo di opere e fondi al Metropolitan Museum of Art — dall’altro, la spettacolarizzazione dell’asta come rito pubblico dove l’opera si misura con la logica del capitale. Sotheby’s ha saputo orchestrare ogni elemento: la sede nuova, la regia mediatica, la narrazione attorno ai lotti chiave.

Il dato finale — 706 milioni complessivi — non è solo un record economico. È la conferma che, nonostante la turbolenza dei mercati finanziari globali, il mercato dell’arte di fascia alta resta uno dei pochi ambiti dove la crescita sembra inarrestabile, soprattutto quando a vendere sono nomi, collezioni e storie che sanno attrarre capitali, emozioni e desiderio. E in tutto questo, l’arte continua a oscillare tra due poli: il suo valore simbolico e quello commerciale. Con il martello che batte, e i riflettori puntati, ogni opera diventa un piccolo evento, un investimento e, forse, anche un gesto di fede.

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