Con la sua capacità di trasformare la musica in forme visive, Stefan Sagmeister ha segnato le tappe del panorama musicale, realizzando alcune delle copertine più memorabili della storia del rock. Ora, il suo talento è celebrato con una retrospettiva significativa, organizzata dalla School of Visual Arts di New York, luogo simbolico che lo ha visto per molti anni insegnante.
La mostra, denominata “The Masters Series: Stefan Sagmeister”, si prefigge di esaltare i contributi significativi del 61enne artista al mondo del design, compreso l’innovativo uso del suo corpo come mezzo di espressione. Nonostante l’industria della musica sia sempre più orientata verso le piattaforme digitali, per Sagmeister la qualità estetica delle copertine rimane un elemento fondamentale.
Con una carriera tanto ricca ed eclettica alle spalle, Sagmeister si trova ora in una fase di profonda riflessione sul futuro del suo campo. “La qualità del design delle copertine in vinile è molto alta, ma l’importanza culturale è notevolmente diminuita”, ha dichiarato, sottolineando come la produzione sia ora rivolta a un pubblico specializzato, rispetto ai milioni di copie stampate alla prima uscita di dischi di artisti come Jay-Z.
Nel corso dell’intervista, Sagmeister ha espresso la sua ammirazione per il lavoro di Storm Thorgerson di Hipgnosis, autore di copertine iconiche come Dark Side of the Moon e Houses of the Holy. Ha inoltre citato Chip Kidd e Javier Jaen tra i suoi riferimenti, pur ammettendo che attualmente è fortemente influenzato da artisti come James Turrell, John Baldessari, Ellsworth Kelly e dagli artisti della Scuola del Cusco.
Quando si parla di Sagmeister, è impossibile non soffermarsi su un episodio diventato leggendario: quello della copertina realizzata per la conferenza dell’American Institute of Graphic Arts, per la quale ha inciso i dettagli dell’evento sulla propria pelle. Un gesto che ha spiazzato e affascinato il mondo del design, sottolineando il suo spirito anticonformista e innovativo.
Sagmeister non ha mai smesso di sperimentare, né di dare un peso significativo al processo creativo. Il suo ultimo progetto, su cui sta lavorando da cinque anni, cerca di visualizzare come gli esseri umani pensano alle cose nel lungo termine, un discorso quanto mai attuale e riflessivo, che forse riflette il desiderio del designer di lasciare un’eredità duratura.
Osservatore critico dei tempi, ma ottimista per natura, Sagmeister nonostante i drammi del mondo contemporaneo, è convinto che “quasi ogni aspetto che riguarda l’umanità sembra migliorare. Meno persone soffrono la fame, meno persone muoiono in guerre e disastri naturali, più persone vivono in democrazie e vivono vite molto più lunghe che mai prima d’ora”.
La sua produzione artistica, raccolta nel libro “Things I Have Learned In My Life So Far”, ci offre un ritratto di un uomo che ha vissuto intensamente, le cui esperienze sono divenute arte, rimanendo una fonte d’ispirazione per giovani designer e non solo. Il suo nome rimarrà per sempre impresso nella storia della musica, così come le tracce dei suoi interventi sulla pelle dei dischi che tutti amiamo.



