Per generazioni è stato sinonimo di pelle nera, eyeliner sbavato e atmosfere brumose alla Cure. Un’estetica talmente iconica da spingere “Songs of a Lost World”, il quattordicesimo album della band inglese, in cima alle classifiche mondiali lo scorso novembre. È la “rinascita gotica” del XXI secolo e si muove in direzioni imprevedibili, trascinata da quella Generazione Z che non ha vissuto gli anni di Siouxsie Sioux o dei Sisters of Mercy, ma ne ha ereditato la nostalgia estetica e la fame di oscurità come lente per interpretare un contemporaneo dai tratti sempre più oscuri e incomprensibili.
Il goth contemporaneo è un arcipelago culturale magmatico e interessante. Sul fronte musicale, le nuove band darkwave e post-punk stanno conquistando le playlist globali, mentre artisti come Orme, Ethel Cain e gli Heartworms portano il goth in territori inaspettati, tra elettronica e scenari intimistici ed emotivi. Sonorità stratificate, sospese fra synth anni Ottanta e folk rituale, come nel caso della band gallese Tristwch Y Fenywod, con il loro intreccio di mitologia, lingua “cymraeg” e malinconia contemporanea. Allo stesso tempo, giganti come i già citati Cure continuano a guidare il movimento goth: le melodie dal sapore oscuro, a più livelli di interpretazione, continuano a essere un linguaggio senza età e la Gen Z, figlia di un mondo instabile e caotico, sembra trovare in questi suoni un rifugio. Bassi profondi, atmosfere nebbiose, voci stregate, tra riscatto del marginale e nuove fragilità.

Il cinema guida la rinascita: Nosferatu, Frankenstein e il dominio di Mercoledì Addams
Il 2025 ha portato il goth al centro della cultura pop anche attraverso lo schermo e le piattaforme di streaming. “Mercoledì” è tornato su Netflix con la seconda stagione, confermando Jenna Ortega come la nuova regina del gotico globale. Il discusso “Nosferatu” di Robert Eggers ha trasformato il vampiro di Murnau in un’icona sensuale e decadente. Il “Dracula” di Luc Besson ha fatto rivivere il tremendo conte della Transilvania sul grande schermo, con un’estetica ipnotica, barocca e quasi fetish. Un vampiro contemporaneo, carnale e malinconico.
Guillermo del Toro, maestro dal piglio romanticamente lovecraftiano, ha conquistato Netflix con il suo “Frankenstein”, un successo mondiale che ha riportato i classici dell’orrore romantico al centro della conversazione mainstream. E ancora manca all’appello il nuovo “Cime Tempestose”, previsto nelle sale a febbraio 2026. Il nuovo adattamento è diretto da Emerald Fennell e propone un cast stellare: Margot Robbie come Cathy e Jacob Elordi nei panni di Heathcliff. In questo caso, è bastato un solo trailer per dividere gli animi sul web e generare un volume di discussioni senza precedenti.
Solitudine, passione, identità, natura in rovina: temi che ancora oggi parlano a tutti ma soprattutto alla Generazione Z. Del resto, il grande lascito di Mary Shelley, dalla cui penna ha preso forma il “mostro” per eccellenza, è proprio questo: una riflessione destinata ai posteri su come l’umanità debba confrontarsi con le proprie creazioni, con la tecnologia e con i suoi lati più oscuri e spaventosi. La “creatura” frutto degli esperimenti del dottor Frankenstein non è solo un essere mostruoso: è lo specchio di ciò che l’uomo può generare e delle responsabilità che questo comporta. Chi meglio della Gen Z, cresciuta tra algoritmi e intelligenza artificiale, può comprendere questa lezione e farla propria?

BookTok e IG: le nuove cattedrali del gotico
Anche la letteratura infatti vive un nuovo rinascimento a tinte dark. Sul BookTok impazzano hashtag come #darkacademia, #modernGothic e #GothicRomantasy: dalle riscritture di “Cime tempestose” ai retelling vampirici, dai classici di Poe alle nuove autrici gotiche queer. I volumi più condivisi sono quelli dalle copertine barocche, dorate, piene di gargoyle, rose nere, castelli vittoriani.
Di Mary Shelley si è già parlato, ma con lei tornano alla ribalta anche altri “spiriti guida” del gothic-core: Edgar Allan Poe, nume tutelare dell’ansia moderna, sviscerata in mille ossessioni e fobie, così come le sorelle Bronte, Bram Stoker, H.P. Lovecraft, Angela Carter e Shirley Jackson, solo per citarne alcuni. “Quello che noto, in generale, è un rinnovato interesse per il mostruoso, soprattutto femminile; indagini su cosa significhi abitare un corpo e una mente femminili. Quanto a noi, il nostro catalogo ospita le opere di autrici e autori – come Amparo Dávila, Barbara Comyns, Susan Hill e Francisco Tario – che hanno dato un contributo profondamente originale al genere: si tratta di storie in cui il confine tra realtà, sogno e incubo si fa labile, e in cui la distinzione stessa tra questi stati perde senso. Si tratta di un’inquietudine profondamente psicologica, che affonda le proprie radici nel terrore primordiale connaturato alla condizione umana”, spiega Cristina Pascotto, direttore editoriale della casa editrice indipendente Safarà.

Dal mondo delle sottoculture al mainstream
Se le sottoculture vivono e non muoiono mai, forse, un po’ è anche merito dei social media. Durante la pandemia, decine di profili GothTok hanno creato una comunità globale dove moda, musica e letteratura si sono intrecciate in un’estetica condivisa. “Il gotico non è negatività, ma profondità: è il margine, l’idea di non dover essere sempre al centro, come un influencer con centomila like. Oggi con Instagram e BookTok, i giovani riescono a raccontare la loro identità goth in modi visivi e performativi: reel, contenuti, estetica romantica e malinconica. È un linguaggio identitario: chi legge o segue queste estetiche trova una forma di appartenenza e di espressione”, sottolinea Cecilia Lattari, attrice e autrice del libro ‘La strega gotica’ (White Star, 2025).
Quell’onda è diventata un movimento anche nel mondo della moda. Le IT-girl indiscusse sono, oltre all’onnipresente Jenna Ortega, Mia Goth, Billie Eilish, Emma Corrin, Alexa Demie, FKA Twigs e tante nuove micro influencer emergenti. La “goth couture” è fatta di velluto, merletto, silhouette rinate dalle passerelle di Ann Demeulemeester, Rick Owens, Dilara Findikoglu.
Vogue, già l’anno scorso, lo aveva annunciato a chiare lettere: “molto folle, molto sdolcinato, molto macabro: benvenuti nel revival gotico”. Da sottocultura, il goth diventa quindi una casa accogliente per outsider, introversi, ribelli alla ricerca di un po’ di bellezza nell’oscurità. “Accogliere la propria parte oscura è essenziale. Conoscere e integrare ciò che è dentro di noi, anche le parti più spaventose, permette di vivere in modo più completo e autentico. Il gotico è uno specchio: non solo orrore, ma profondità, introspezione e possibilità di riscoprirsi”, conclude Lattari.





