La mostra di Rirkrit Tiravanija, curata da Lucia Aspesi e Vicente Todolí (aperta fino al 26 luglio 2026) al Pirelli Hangar Bicocca è un viaggio attraverso spazi ludici, palcoscenici e abitazioni poetiche, dove ciascuno di noi si sente protagonista. La prima cosa che si vede entrando all’Hangar è una costruzione in legno a spirale che introduce fin da subito la dimensione partecipativa e dinamica che è alla base del lavoro di Tiravanija. Si tratta di Demo Station. Si sale una piccola rampa, fino a raggiungere un piano dove sono posizionati tre microfoni. È un luogo di sosta e di possibile aggregazione. Dall’alto, si può osservare il percorso che il ponteggio, rivestito di stoffa arancione, disegna nell’hangar. Scendendo, si entra davvero nello spazio della mostra e inizia la scoperta delle “opere”. Opere tra virgolette, perché qui non si tratta di guardare, ma di vivere all’interno di esse. Quella di Rirkrit Tiravanija, infatti, non è una mostra da osservare: è una mostra da attraversare, da abitare con il corpo e con i pensieri.

L’abitazione è il concetto di base. Che sia una tenda o una costruzione, ciò che conta è il rapporto
tra l’essere dentro e l’essere fuori. Il labirinto a tratti genera una leggera ansia che si attutisce quando i percorsi si aprono a situazioni in cui il gioco diventa momento di coesione, di azione e creazione. La casa creativa non ha pareti e segue una logica differente dai soliti ambienti a cui siamo abituati. Le dimensioni abitative si susseguono davanti agli occhi, inaspettate, spostando
continuamente il senso di orientamento.
Il titolo, The House That Jack Built, non è casuale: Rirkrit Tiravanija prende spunto da una celebre filastrocca inglese tradizionale, The House That Jack Built. La filastrocca è costruita come una catena cumulativa: ogni elemento si aggiunge al precedente, creando una struttura sempre più complessa. In una casa succedono cose e ogni elemento dipende dagli altri. E la “casa” è per l’artista un sistema aperto: cresce, cambia, si costruisce nel tempo, proprio come la filastrocca. La mostra è fatta di spazi dentro altri spazi, con percorsi che si sommano e si sottraggono ed esperienze che si stratificano. Esattamente come la struttura cumulativa della filastrocca. Il pubblico completa l’opera e “Jack” può essere chiunque, l’artista o il visitatore: vivendo la mostra costruiamo la casa. La nostra casa.

Untitled 2026 è un’installazione composta da due modelli di case, ricostruzioni dell’abitazione
unifamiliare dell’architetto Lewerentz, prototipo presentato all’esposizione di Stoccolma nel 1930,
un evento cruciale per la diffusione del Funzionalismo. Qui il prototipo è spazio ludico e creativo ed è pensato per i bambini, con ingresso severamente vietato agli adulti! Finalmente una casa
proporzionata a chi la abita davvero: porte basse, soffitti calibrati, tutto su misura per un altro corpo.

Poi lo spazio si apre allo svago: un luogo dove gruppi musicali possono suonare, un calcetto, giochi da tavolo. Apro le tende arancioni sfidando il labirinto, decidendo come gesto simbolico (ma anche pratico) che per uscire dal labirinto bisogna usare un “pensiero laterale”. È un labirinto che ci ricorda la necessità di perdersi per ritrovarsi. Non importa se non troviamo subito la strada, ciò che davvero conta è aprire la nostra mente in modo creativo. Abitare l’incertezza attraverso la creazione. Ecco apparire tende da campeggio dove all’interno sono posti degli schermi su cui sono proiettati paesaggi urbani e naturali. Subito dopo ci aggiriamo in una foresta di palme e, su un tavolo, un improbabile puzzle da costruire in gruppo. Poi sbuca una casa in legno dal sapore zen, con soffitti bassi, che sembra un atrio o un asilo.

Visitando questa mostra ho avuto una sensazione fortissima di libertà. Forse perché amo i “non
luoghi”, ero davvero a mio agio lì! La casa, alla fine, non è un luogo. È una condizione mentale, una proiezione dei pensieri. In questo senso, lo spazio di Tiravanija non esiste solo per la sua forma, ma per come viene vissuto, immaginato, attraversato. Qui la dimensione poetica non è mai solitaria: è condivisa, instabile, continuamente modificata dalla presenza degli altri.

La mostra di Rirkrit Tiravanija al Pirelli Hangar Bicocca non è solo un’installazione, è un’esperienza da vivere. Un percorso immersivo che ridefinisce lo spettatore come presenza attiva, trasformando lo spazio in una casa mentale collettiva. Se vuoi davvero capire questa mostra, non guardarla dall’esterno: entra, cammina, esplora, gioca… e abitane la libertà.


