Riscoprire radici, coltivare memorie. le masche di Giulia Cenci per il progetto Radis

Radis, il nuovo progetto di arte nello spazio pubblico della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT presso Rittana (CN), conclude la sua prima edizione con l’inaugurazione dell’opera site-specific le masche dell’artista Giulia Cenci, espressione di un profondo dialogo tra storia, natura e comunità locale.

L’opera site-specific le masche, realizzata da Giulia Cenci (Cortona, 1988) e inaugurata lo scorso 6 ottobre, segna il punto di arrivo e al contempo di partenza della prima edizione di Radis, il nuovo progetto quadriennale di arte nello spazio pubblico, o meglio di “arte nello spazio dei luoghi”, della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT (ora presieduta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo). Il progetto Radis – termine piemontese per “radice” – intende raccogliere e mappare tutte quelle opere radicate nei luoghi, che sgorgano da essi, dalle loro storie, dalle voci delle comunità e che si innestano reverenzialmente nella memoria collettiva, senza dominarla con interventi invasivi né tanto meno distorcerla; a tale patrimonio di opere si affiancano programmi educativi, incontri pubblici e progetti espositivi che offrono l’opportunità di mettere in mostra pezzi dalla collezione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

L’opera al nero, a cura di Marta Papini e Leonardo Pietropaolo, veduta della mostra. Ph. Roberto Marossi

È il caso della mostra L’opera al nero, curata da Marta Papini – a cui è stata affidata la curatela della prima edizione di Radis – e Leonardo Pietropaolo, con Giulia Cenci. L’esposizione, ideata a partire dal titolo di un’opera di Marguerite Yourcenar, è scandita in due capitoli, o atti: il primo, inaugurato il 14 luglio 2024, si concentrava sulle relazioni tra umani e altri esseri viventi, sul rapporto tra il corpo e il mondo circostante, con opere di Lorenza Boisi, Steffani Jemison, Lin May Saeed, Letícia Parente e Tabita Rezaire; il secondo, inaugurato il 6 ottobre, indaga il ripiegarsi dell’esperienza del corpo su una dimensione individuale, e al contempo in relazione alla tecnologia e ai processi di cambiamento, invecchiamento e metamorfosi: ai lavori precedentemente esposti, sono stati affiancati quelli di Ed Atkins, Roberto Cuoghi, Anne Imhof, Seth Price, James Richards e Alessandra Spranzi.

La mostra presso il Centro Civico e Culturale di Rittana è stata concepita come una introduzione, in termini tanto spaziali quanto tematici, all’opera scultorea di Cenci, esito di un lungo e fruttuoso sodalizio – artistico e curatoriale – tra Papini e l’artista, selezionata in ragione del suo interesse verso i luoghi al confine tra natura e antropizzazione e della sua ricerca incentrata sulle relazioni tra umani, animali e ambiente.

James Richards_Radio at Night_Ph. Roberto Marossi

La storia dietro a le masche è una storia di studio e di conoscenza appassionata di una località del tutto particolare, Chiot Rosa (in provincia di Cuneo), radura collocata a milleduecento metri di altezza, dal nome evocativo e dal significato non facilmente ricostruibile. Qui trova la sua culla la storia ormai non più immediatamente recente, ma sempre viva e scottante, della guerra di Liberazione. Tutto, qui, parla della guerra civile, sociale e politica che ha scosso l’Italia negli anni Quaranta del secolo scorso: a pochi chilometri si trova la Borgata Paraloup, primo quartiere generale cuneese delle bande partigiane di Giustizia e Libertà; a Cuneo si conserva un preziosissimo archivio, quello di Nuto Revelli, partigiano delle brigate Paraloup e pioniere della metodologia della storia orale, con la quale ha dato voce al “mondo dei vinti”.

L’opera è nata da un intenso dialogo con il luogo, le narrazioni, la storia e gli immaginari che lo hanno plasmato, e con le persone che lo vivono quotidianamente o solo di passaggio. È stata preceduta da momenti di incontro con la popolazione e laboratori con le scuole. Quello di Cenci, dunque, è stato un vero e proprio lavoro sul campo, un raccogliere a piene mani e fare tesoro dell’eredità metodologica dello storico Nuto Revelli, a cui l’artista tributa anche nel titolo del lavoro: le masche sono figure della tradizione contadina piemontese raccontate da Revelli, figure giudicate malvagie – e per questo emarginate – che si pensava potessero cambiare effige e trasformarsi in animali.

Giulia Cenci, le masche, 2024 Veduta dell’installazione Foto Roberto Marossi Proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato al Comune di Rittana (CN)

Cenci si è inserita in un contesto stratificato e sedimentato di Storia e storie, in cui il paesaggio è riflesso di queste ultime. Le sculture in alluminio, realizzate a partire dai calchi delle betulle della radura, si allungano tra i sottili tronchi degli alberi e contribuiscono a ridisegnare un paesaggio in continuo cambiamento, una sempre mutante “foresta secondaria”: cresciute dopo la ritirata dell’essere umano e la conseguente scomparsa dei pascoli, le betulle hanno generato un nuovo habitat, adattatosi ai cambiamenti del tempo e del rapporto dell’uomo con l’ambiente.

“I disegni fioriti nella testa” di Cenci si accordano alla lettura della Resistenza fornita da Italo Calvino nella Prefazione a Il sentiero dei nidi di ragno del 1964, quale “fusione tra paesaggio e persone”: quelle realizzate dall’artista toscana sono figure ibride, fusioni tra alberi e fiori, rami di vite, tra umani, animali e vegetali; tra i volti sbocciano dei fiori metallici e simbolici, come l’iris, “il cui stelo si piega per il peso del proprio frutto, per poi ripiantarsi e propagarsi nel terreno circostante, un movimento che porta alla morte della prima pianta, ma rende possibile la nascita e la proliferazione di molte altre”, così come dalla fine di una storia ne nascono molte altre.

Giulia Cenci, le masche, 2024 Veduta dell’installazione ph. Andrea Guermani Proprietà della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato al Comune di Rittana (CN)

le masche apre in questo luogo un nuovo immaginario di metamorfosi, dove le sculture diventano silenti testimoni di ciò che accade sotto e intorno a loro, tra il Monumento ai Caduti di Rittana, le panchine che affacciano sulla vallata e l’andirivieni di escursionisti, ciclisti e abitanti. Realizzate appositamente per Chiot Rosa, le sculture, che intendono omaggiare tanto la forza dell’immaginazione quanto le creature emarginate per il loro distanziarsi dalla norma, resteranno in comodato permanente al Comune di Rittana, come – ha affermato l’artista – “piccoli luoghi di accoglienza”.alizzate appositamente per Chiot Rosa, le sculture, che intendono omaggiare tanto la forza dell’immaginazione quanto le creature emarginate per il loro distanziarsi dalla norma, resteranno in comodato permanente al Comune di Rittana, come – ha affermato l’artista – “piccoli luoghi di accoglienza”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il ritorno dell’archeologia italiana in Siria: la missione di Tell Semhani guidata da Lorenzo D’Alfonso

Dopo quindici anni di stasi, a causa di una delle guerre civili più disastrose degli ultimi decenni, in Siria stanno progressivamente riprendendo le attività di scavo e ricerca archeologica. Il territorio rappresenta una delle culle della civiltà umana così come la conosciamo, con una storia millenaria e siti che rappresentano pietre miliari dell’archeologia mondiale.

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Michelangelo e Bologna: il dialogo silenzioso che ha forgiato un nuovo linguaggio scultoreo, a Palazzo Fava

Due momenti di confronto e formazione che hanno avuto un enorme impatto sul divin artista raccontati attraverso un meticoloso percorso espositivo, inaugurato lo scorso 14 novembre e visibile fino al 15 febbraio a Palazzo Fava, grazie al quale possiamo apprezzare il muto dialogo instaurato dal Buonarroti con i rilievi della Porta Magna di San Petronio di mano di Jacopo della Quercia.

Seguici su Instagram ogni giorno