Roberto Rup Paolini accende la sua “Jyot” ad Ahmedabad: un’esplorazione artistica del fuoco come luce interiore

Dal 23 agosto all’8 settembre 2025, la galleria 079 Stories di Ahmedabad ospita Jyot (ज्योति), la prima personale indiana di Roberto Rup Paolini, artista italiano in dialogo tra spiritualità, ritualità e linguaggi contemporanei. L’esposizione inaugura un doppio progetto di scambio internazionale, che vedrà in autunno la residenza dell’artista indiano Vipul Prajapati a Casa degli Artisti di Milano, creando un ponte simbolico e concreto tra India e Italia. A curare entrambe le tappe sono Caterina Corni e Giulia Restifo, con la collaborazione di That’s Contemporary e Taf London, e il sostegno del Consolato Italiano di Mumbai e del Consolato Indiano in Italia.

Jyot, parola sanscrita che significa “luce divina”, è il punto di partenza concettuale di un’indagine visiva e simbolica sulla dimensione del sacro e sul fuoco come vettore di trasformazione. In India, la luce non è solo elemento fisico, ma principio spirituale che attraversa secoli di pensiero, rito e filosofia. Nelle tradizioni vediche e nelle Upaniṣad, jyotis rappresenta la connessione tra l’anima individuale (ātman) e l’assoluto (brahman); nel sikhismo indica la luce che passa di maestro in maestro come trasmissione spirituale. È un concetto che conserva nel presente un valore urgente, capace di opporsi all’impoverimento simbolico della contemporaneità.

Roberto Rup Paolini si inserisce in questo orizzonte con una serie inedita dedicata al Fuoco. Non come semplice materia da rappresentare, ma come metafora della ricerca interiore, dell’ascesi e della conoscenza. Dopo tre anni di riflessione e lavoro, l’artista presenta dipinti, carboncini, fotomontaggi e una grande installazione che propongono un’immersione nel potenziale trasformativo del fuoco. Ogni opera si struttura come un frammento di rito, un gesto sospeso tra combustione e rinascita, in cui la materia si fa strumento per riflettere su ferite, desideri, aspirazioni e smarrimenti dell’essere contemporaneo.

In un tempo dominato dalla velocità e dalla dispersione, Paolini rilegge il fuoco come luogo di permanenza, come fuoco sacro perduto e necessario. Lontano da ogni estetica mistica o decorativa, Jyot costruisce una narrazione asciutta, quasi essenziale, nella quale la materia bruciata, scura, frammentata diventa specchio dell’interiorità umana. Il fuoco non è solo ciò che consuma: è ciò che lascia tracce, che segna, che interroga. In questo senso, l’opera si muove a metà tra pratica rituale e ricerca esistenziale, evocando un confronto diretto con ciò che ognuno porta dentro sé stesso.

La mostra segna un momento importante nel percorso dell’artista, non solo per l’intensità della produzione, ma anche per l’avvio di un dialogo interculturale che guarda all’arte come linguaggio comune. Il progetto bilaterale tra Ahmedabad e Milano, che proseguirà in ottobre con la presenza di Vipul Prajapati a Casa degli Artisti, conferma il valore delle residenze artistiche come spazio di scambio autentico tra culture, esperienze e sensibilità.

Attraverso Jyot, Roberto Rup Paolini riporta l’attenzione sulla necessità di un tempo lento, di uno sguardo profondo, di un ritorno a simboli capaci di generare senso. Il suo lavoro è un invito alla consapevolezza, una proposta per illuminare ciò che è invisibile ma fondante: il rapporto che ogni individuo ha con la propria luce, la propria oscurità, e il desiderio di trasformarle.

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