Roma è una cometa apre il 10 maggio negli spazi storici di Ca’ Tron, sede dell’Università Iuav di Venezia, come progetto collettivo a firma di Umberto Vattani, con Cristiana Collu, Giuseppe D’Acunto, Giampaolo Nuvolati e María Margarita Segarra Lagunes. L’occasione è la 19. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2025, curata da Carlo Ratti e dedicata al tema Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva. Il progetto rompe gli schemi: non è un’installazione tradizionale né una narrazione lineare, ma un’esperienza immersiva che propone un cambio di sguardo su Roma, ribaltando le geografie consuete e le immagini da cartolina.
Non si parte dal Colosseo né da San Pietro. Si parte da un’altra Roma, quella che raramente trova spazio nelle guide: la Roma della Farnesina, il palazzo che dal 1960 ospita il Ministero degli Affari Esteri. Un edificio spesso ignorato, ma che grazie a una precisa visione – quella di Umberto Vattani, segretario generale del Ministero alla fine degli anni ’90 – si è trasformato in un centro pulsante di arte contemporanea. È qui che nasce la Collezione Farnesina, un progetto pionieristico, ben prima del MAXXI o dell’Auditorium, che in pochi mesi raccoglie oltre 250 opere del Novecento italiano: Futurismo, Astrattismo, Arte Povera, Transavanguardia e sperimentazioni recenti convivono nei saloni istituzionali, ridefinendo spazi e percezioni. Nessun budget milionario: solo prestiti gratuiti, curati con criterio e visione.
Ma Roma è una cometa non si ferma all’arte. Il passo successivo è guardare l’architettura. Attorno alla Farnesina si snoda un territorio spesso ignorato dal turismo, ma straordinariamente denso di significati: il Foro Italico, il Palazzetto dello Sport, lo Stadio Flaminio, il Villaggio Olimpico, il MAXXI, l’Auditorium, la Moschea, il futuro Museo della Scienza. Una costellazione di architetture che raccontano la seconda metà del Novecento e l’evoluzione di Roma come capitale moderna. Il punto di contatto? Proprio la Farnesina, progettata da Enrico Del Debbio, che tiene insieme passato e futuro, autorappresentazione e visione.
Nasce da qui l’idea di un Distretto del Contemporaneo: non solo una proposta urbanistica, ma una vera e propria narrazione alternativa. Un progetto che ricuce le fratture del Novecento romano, unisce architetture e simboli, e definisce una nuova identità urbana. Il distretto si fa testa di cometa, l’ingresso alla Roma che verrà: verde, inclusiva, sportiva, colta, internazionale. Una città che non si rifugia nella nostalgia ma guarda avanti, tracciando un itinerario simbolico lungo la Via Flaminia, da Piazza Augusto Imperatore fino a Ostia, passando per l’EUR e la Piramide. È la Roma che affiora quando si decide di smettere di cercare solo il passato.
L’installazione ospitata a Ca’ Tron rende tutto questo tangibile. La sala voltata diventa uno spazio totale: il controsoffitto accoglie una vista notturna della città, trasformandola in una costellazione sospesa. A terra, una grande mappa-pavimento realizzata da Laura Canali disegna il tracciato della cometa. Sulle pareti, sei schermi proiettano video narrati in italiano e inglese. Il risultato è un ambiente immersivo, in cui lo spettatore è invitato a riposizionarsi rispetto alla città, abbandonando le coordinate usuali. In più, i visitatori possono portare con sé un blocco a strappo con la Forma Urbis della Roma contemporanea: uno strumento pratico e simbolico, per orientarsi nella nuova mappa mentale proposta dal progetto.
A sostenere l’iniziativa, un network imponente: Venice International University, Università Iuav di Venezia, Roma Tre, il Distretto del Contemporaneo, DOCOMOMO Italia, Unipol, con il supporto di numerosi Ministeri e istituzioni culturali come il MAXXI, l’Accademia di San Luca, l’Accademia dei Lincei, e molte altre. Un segnale forte: l’interesse per una Roma che non è solo museo a cielo aperto, ma laboratorio di idee e spazio di visione collettiva.


