Ruota degli Esposti di Napoli, le voci dei bambini rivivono in podcast

Storie di dolore, amore, amicizia e solidarietà, sepolte da secoli nel cuore antico di Napoli, riemergono e trovano la propria voce grazie alle nuove tecnologie. “Esposti” è la nuova serie podcast nata dalla collaborazione tra il Comune di Napoli e Pred Ets, associazione specializzata nella valorizzazione del patrimonio culturale in modo accessibile e inclusivo. La serie racconta le tante vicende umane, piccole e grandi, legate al Complesso monumentale dell’Annunziata a Napoli e alla Ruota degli Esposti: il luogo in cui, a partire dal XVII secolo, venivano lasciati i bambini di cui non ci si poteva prendere cura.

Gli “orfani” di Napoli, a cui veniva imposto il cognome “Esposito”, oggi tra i più diffusi in Italia, trovavano rifugio e protezione tra le cure delle suore che gestivano il Complesso. “La serie – spiega Simone Esposito, regista e creatore del progetto – sarà presentata ufficialmente il 20 e 21 dicembre 2025, durante le celebrazioni per il compleanno della città di Napoli, con un evento alla Real Casa dell’Annunziata, nel Salone delle Colonne. In quell’occasione mostreremo i contenuti video e lanceremo il podcast, che sarà poi distribuito sui canali social e anche attraverso una partnership nazionale”.

Tra memoria e solidarietà: la storia della Ruota dell’Annunziata

La Real Casa Santa dell’Annunziata si trova nel cuore antico di Napoli, a ridosso del quartiere Forcella, ed è uno dei complessi monumentali più carichi di memoria della città. Qui, per secoli, Napoli ha accolto i suoi figli più fragili, offrendo rifugio, assistenza e un futuro possibile a chi nasceva senza famiglia.

La storia dell’Annunziata comincia nel 1318, quando Sancia di Maiorca, regina di Napoli e moglie di Roberto d’Angiò, fondò una piccola chiesa con ospedale per poveri e orfani. Nei secoli l’opera si ampliò, diventando un grande istituto con convento e orfanotrofio. L’attuale basilica, la Santissima Annunziata Maggiore, fu ricostruita nel Settecento su disegno di Luigi Vanvitelli e completata da Ferdinando Fuga, dopo che un incendio aveva distrutto l’edificio medievale. Il simbolo che più colpisce l’immaginazione è però la Ruota degli esposti, in funzione dal 1600 fino al 1875: un tamburo di legno incassato nel muro, dove madri, padri e familiari deponevano i neonati, facendo poi girare il meccanismo che dall’altra parte trovava sempre pronte balie e suore per accogliere i piccoli. Un meccanismo che garantiva anonimato, ma soprattutto salvava vite.

L’Annunziata non fu soltanto rifugio: ai bambini, detti “figli della Madonna” perché visti come creature abbandonate tra le sue braccia protettive, veniva data un’istruzione e alle bambine anche una dote per un eventuale futuro matrimonio. Oggi la basilica è ancora luogo di culto e, negli ultimi anni prima della chiusura del brefotrofio, vi era sorto un ospedale pediatrico, poi diventato presidio sanitario per i più piccoli. La Ruota, non più in funzione, resta comunque visibile come testimonianza di un passato in cui carità e bisogno si incontravano nel silenzio e, spesso, nel dolore.

“Esposti”: le storie dei bambini dell’Annunziata

La storia non si ferma e l’Annunziata torna a rivivere attraverso progetti che la riportano al centro della narrazione contemporanea. È il caso di “Esposti”. Grazie a un intenso lavoro di ricerca nell’Archivio della Real Casa Santa dell’Annunziata, il team creativo della serie podcast, coordinato dal regista Simone Esposito, ha riportato alla luce storie realmente accadute. Un progetto che unisce memoria storica e multimedialità, recupero identitario e riscatto civile. La voce narrante della serie è quella dell’attrice Miriam Candurro, amatissima dal pubblico per il suo ruolo in “Un Posto al Sole”, ma anche per tante interpretazioni al cinema e a teatro.

Le musiche sono realizzate dal cantautore Gabriele Esposito. Accanto a loro, a dare vita ai personaggi, anche docenti e alunni del corso di teatro gratuito dell’Associazione Putéca Celidònia, che gestisce spazi confiscati alla camorra nel Rione Sanità di Napoli. La serie è stata registrata proprio nelle sale monumentali dell’ex orfanotrofio al centro del racconto, scelta che rende l’ambientazione ancora più immediata e trasmette tutta la suggestione di quei luoghi antichi e carichi di memoria e vissuto. “Essere ‘immersa’ negli spazi dell’Annunziata – spiega Miriam Candurro – è stato intenso: i rumori, l’atmosfera, la storia che quei luoghi custodiscono hanno reso tutto più vero. Ho cercato di dare voce a un racconto che unisce dolore e speranza, memoria e riscatto. Credo che Napoli abbia bisogno di raccontarsi anche attraverso esperienze come questa, che mettono insieme memoria e creatività”.


I cinque episodi da cui è composto “Esposti” affrontano la storia dell’Annunziata da più prospettive: il funzionamento della ruota, la vita dei bambini all’interno dell’istituto, il sistema di affido sviluppatosi già in epoca moderna, le leggende popolari e cosa significa essere un “esposto” oggi. Un valore speciale al progetto è dato dalla testimonianza diretta di un vero “esposto”: un uomo nato nel 1955, uno degli ultimi ad essere accolti nella Ruota.

In quel periodo il cognome, che curiosamente è anche il mio – sottolinea Esposito – non veniva già più attribuito ai neonati accolti all’Annunziata, perché era diventato un marchio troppo evidente. Quest’uomo, però, è riuscito a scoprire l’identità della madre biologica lo scorso marzo, grazie a una legge che consente l’accesso ai documenti dopo 70 anni. La sua testimonianza è stata toccante: ci ha raccontato che, se avesse saputo prima chi era sua madre, avrebbe cercato di aiutarla, perché la sua storia era difficile e travagliata. Sentire queste parole dalla sua voce è stato un momento di grande emozione”.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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