Il SAC – Spazio Arte Contemporanea di Robecchetto con Induno, in provincia di Milano, è una realtà indipendente che negli ultimi anni ha costruito una programmazione dedicata alla ricerca contemporanea e alla promozione di artisti emergenti. Il centro nasce con l’obiettivo di creare un punto di incontro tra produzione artistica e territorio, sviluppando mostre, premi e attività culturali aperte alla comunità locale.
A raccontare il progetto è Nicoletta Candiani, direttrice del SAC, che sottolinea come l’iniziativa sia nata anche dal desiderio di restituire nuova vita a uno spazio con una storia produttiva (e affettiva) alle spalle. «Questo edificio in passato era legato a un’attività industriale avviata dalla mia famiglia: prima tessuti, poi unicamente jeans, e infine conceria. Con il tempo l’immobile è rimasto inutilizzato e l’idea è stata quella di trasformarlo in un luogo dedicato all’arte contemporanea. Abbiamo voluto mantenere l’architettura originale, rinnovandone i materiali ma conservandone l’aspetto originario, anche per rendere omaggio alla nostra tradizione».

La riconversione dello spazio è diventata così il punto di partenza per costruire una programmazione culturale stabile. Nel corso dell’anno il SAC organizza diverse mostre, residenze d’artista e attività espositive, tra cui il premio dedicato agli artisti emergenti, articolato in due categorie – under e over 35: «Ogni anno realizziamo sei mostre: alcune sono legate al premio, altre sono esposizioni indipendenti. L’obiettivo è sempre quello di offrire visibilità agli artisti e creare occasioni di confronto con il pubblico», spiega Candiani.
All’interno di questa programmazione si inserisce la mostra temporanea Frammenti, bipersonale di Silvia Beltrami e Giuseppe Gallace, curata da Nicoletta insieme a Sofia De Pascali, aperta dal 28 febbraio al 18 aprile. Il progetto mette in dialogo due ricerche diverse ma accomunate da una riflessione sulla frammentazione dell’immagine e sulla relazione tra realtà e rappresentazione. La pratica di Silvia Beltrami, che nasce restauratrice, si sviluppa attraverso il collage e l’utilizzo dello strappo d’affresco, tecnica che consiste nel rimuovere lo strato superficiale di una parete per trasferirlo su un nuovo supporto tramite colla vegetale.

Nelle composizioni presentate in mostra le superfici appaiono stratificate e discontinue, in una continua esplosione di figure, soprattutto corpi femminili, che traducono questa tecnica di mixed media in esplorazione visiva. Accanto a questi lavori si collocano i dipinti di Giuseppe Gallace, la cui pittura figurativa introduce elementi di sospensione all’interno di scene apparentemente quotidiane. «Gallace lavora con una pittura a olio che mantiene una forte attenzione alla figura», osserva Candiani. «Nei suoi lavori compaiono spesso elementi floreali che entrano nella scena e creano una sorta di sipario, come se attraverso la stratificazione degli elementi si volesse comunicare un senso di pudore». Una palette di colori fiabesca, che ricorda i paesaggi indigeni di Paul Gauguin, e composizioni anticonvenzionali, che tagliano la scena come fotografie, caratterizzano un lavoro omogeneo e identitario.

Il percorso del SAC è ampio e accanto alla programmazione espositiva mantiene un rapporto costante con il territorio attraverso attività culturali e formative. «Per noi è importante che questo spazio non sia percepito come qualcosa di distante», afferma la direttrice. «Organizziamo anche corsi gratuiti per i residenti, con insegnanti e professionisti, proprio per creare un legame diretto con la comunità. Ci sono classi di acquerello, disegno, ma anche arte terapia e iniziative per i bambini e ragazzi». In questo equilibrio tra ricerca artistica e apertura al pubblico si definisce l’identità del centro: uno spazio che, a partire da un contesto locale, costruisce occasioni di visibilità per gli artisti e nuove modalità di relazione tra arte contemporanea e territorio.


