Cantante, rapper, ballerino, produttore. Samuel Costa aka Heron ha una vena artistica variegata che esprime sempre con quell’ironia pop (olare) di chi guarda ad ogni sfida creativa con un entusiasmo contagiante. Nato a La Spezia, nel 2013 esordisce nel mondo della discografia con i Bushwaka, insieme al rapper Mike Highsnob, per la casa discografia Newtopia (oggi DOOM Entertainment), di Fedez e J-Ax. Samuel e Mike creano un’identità visiva coloratissima, un’estetica pop con chiari riferimenti agli anni 90 (le tute e i zaini Invicta in primis), mentre le loro canzoni sono un mix di rap ironico e dissacrante, con sonorità che vanno dall’elettronica ai Mariachi messicani, sempre all’insegna del motto “phai come vuoi”.
Oggi Samuel si dedica alla fotografia, e lo scorso 18 maggio è stata inaugurata la sua prima personale “La Comunidad”, un reportage sulla comunità dominicana di La Spezia, la più grande d’Europa. La mostra verrà poi inaugurata a Milano, a partire dall’8 Giugno presso gli spazi della casa discografica Asian Fake. Conosciamo un po’ meglio Samuel e la sua “comunidad” in questa intervista.
Samuel, tu sei un cantante, rapper, produttore, fotografo. Ultimamente però ti stai dedicando principalmente alla fotografia. Come è nata questa tua passione? Che mezzi utilizzi?
È da sempre insito in me ed istintivo raccontare il mondo attraverso vari linguaggi, che siano parole, musica o fotografie, l’importante è avere qualcosa d’interessante da dire! Dopo anni di avventure (e disavventure ahah) nel mondo della discografia, ho deciso di andare altrove, anche fisicamente…Mi sono trasferito dopo 9 anni e mezzo, da Milano a Lucca, e poco prima di questo nuovo viaggio sono “inciampato” nelle usa e getta della Kodak ed in una vecchia Yashica analogica, regalatami proprio in quel periodo dai miei nonni.
Tutto ció mi ha permesso poi, di riscoprire una mia viscerale esigenza, la fotografia. Ho acquistato in seguito due Leica, una M6 ed una M7, con le quali ho iniziato i miei veri primi progetti.
Le tue fotografie sono “istantanee popolari”, con un flash volutamente esagerato che cattura perfettamente l’esuberanza dei soggetti. Pensi che questo sia il tuo quid artistico?
Oltre all’analogico, per ovvie esigenze dei tempi che corrono, mi sono munito anche del digitale, comprando una Sony A7iii ed ovviamente anche il mio spietato ed immancabile flash. Il mio dualismo cosmico si palesa anche in questo aspetto, ovvero se scatto a rullino (tendenzialmente in bianco e nero) ho un modo di approcciarmi alle situazioni, al modo di scattare e alle persone molto più dolce e più umano, sicuramente con più tatto…
Esatto contrario con il digitale, dove brutalmente sparaflasho la qualunque senza alcun indugio, anche perché in scena non passo di certo inosservato! Comunque il flash lo usano tutti, come il modello di macchinetta che utilizzo, semplicemente lo governo a mio modo, e a dir la verità non so neppure come ahaha, io col digitale scatto tutto io modalità automatica.
(Penso sia questione di magia o di pura casualità)
Sei cresciuto a La Spezia, vicino ad una delle comunità dominicane più grandi di Europa, che oggi è l’oggetto della tua nuova mostra “La Comunidad”. Qual è il tuo rapporto con questa comunità e quando hai iniziato a capire che poteva essere interessante dal punto di vista artistico?
Vista la peculiarità della città di La Spezia, è stato fisiologico condividere la mia infanzia e la mia gioventù con ragazzi dominicani, e nonostante la maggior parte degli aspetti culturali risultassero a me ormai praticamente familiari, 2 anni fa ho preso consapevolezza di quanta ricchezza ci fosse ancora da raccontare. Non sopporto l’effetto che io chiamo “Zoo”. quando lo spettatore passa e va via, senza vivere effettivamente quei posti e quelle usanze.
Mi è stato concesso di raccontare ogni aspetto di questa comunità, proprio perché la maggior parte delle persone coinvolte nel progetto sanno che ho sempre vissuto all’interno della cultura e della comunità dominicana, a tal punto da considerami parte di essa. Mangio più Picapollo e Platano fritto di alcuni miei amici Domi!
“La Comunidad” nasce prima come foto libro, poi si evolve come progetto espositivo. Puoi farci capire questa evoluzione?
Visti i tempi volatili, dove tutto si perde nell’aria o in qualche cyber archivio, ritengo fondamentale la ricerca del concreto. Concretizzare un’idea e darle una forma fisica, rimane soprattutto in questi anni, più fondamentale che mai. Da subito la mia visione, era quella di realizzare sia un foto libro, sia una mostra, ed una volta riassaporata la diffidenza editoriale (che dorme d’impiedi) ho messo come sempre in campo la mia testaccia dura e nonostante le contenute risorse, sono riuscito a realizzare tutto per filo e per segno.
Il “libro” si divide in due raccoglitori fotografici, proprio quelli che si usavano per le foto delle vacanze estive, a cui poi far vedere ad amici e parenti. I due volumi contengono 80 scatti complessivi, e quando si sfoglia si ha la sensazione di osservare proprio l’album di una grande famiglia, quindi missione compiuta.
Questo Sabato, 25 Maggio, sarai ospite alla Triennale di Milano nell’ambito dell’Arch Week con un talk proprio su questo progetto. Questi sono i primi segnali di un vero riconoscimento da parte delle istituzioni. Come ti senti a proposito?
Per fortuna la fotografia ed i progetti ad essa collegati, continuano ad avere una vita più lenta, oserei dire anche più proiettata nel futuro, valore che ritengo assai importante. Questo aspetto mi rasserena, perché so che c’è voluto e ci vorrà ancora tempo, ma ogni cosa arriverà nel momento giusto, non mi do fretta.
Sono contento che istituzioni e addetti ai lavori stiano venendo a conoscenza di questo reportage, e la presenza del sindaco di La Spezia lo scorso 18 maggio all’inaugurazione della mostra, ne è un valido esempio.
Torniamo un po’ indietro, il tuo è sempre stato un hip hop ironico e performativo, specialmente con i Bushwaka, il duo che avevi con Mike Highsnob. Il vostro era davvero un mondo “colorato” e pop. Cosa ti è rimasto oggi di questa cifra stilistica?
Siamo stati gli Skiantos del rap. In un momento storico come questo, dove nella musica e nel rap, mi pare ci si stia prendendo un po’ troppo sul serio, credo servano altri Bushwaka.…chissà se qualche altro pazzo prenderà il testimone e le croci di quella missione. Personalmente conservo sempre il solito spirito di voler rimescolare le regole, e di andare all’arrembaggio senza nessun tipo di limite creativo, tolto il panda, qualche tuta da gabber e qualche rima irriverente, rimane un credo, ovvero “phare quello che voglio”.
Come artista e fotografo, quali sono i prossimi step nella tua carriera?
Tanti nuovi viaggi mi attendono, l’ancora è stata di nuovo tirata in barca, vediamo la corrente dove mi porterà..





