Segni, spazi, memoria: l’universo di Dadamaino nelle grotte del MUSMA

Il 5 luglio 2025, alle ore 18:30, è stata inaugurata nelle sale ipogee del MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea di Matera la mostra “Dadamaino. Segni, grafie, spazi”, a cura di Flaminio Gualdoni. L’esposizione, visitabile fino al 5 ottobre, rappresenta un’intensa immersione nell’universo creativo di Dadamaino, pseudonimo di Edoarda Emilia Maino, tra le figure più rigorose e visionarie dell’arte italiana del secondo Novecento.

Le opere, realizzate tra il 1975 e il 1996, provengono in gran parte dall’Archivio Dadamaino e comprendono anche alcuni lavori inediti, frutto di un soggiorno dell’artista a Matera negli anni Settanta, quando fu ospite nella bottega del ceramista Giuseppe Mitarotonda, insieme ad Andrea Cascella. Queste opere, tra cui tre ceramiche mai esposte prima, testimoniano un legame concreto tra la ricerca dell’artista e il contesto materano.

Installation view Dadamaino Segni grafie e spazi 2025 Musma Matera ph Gor Monton Courtesy Musma

La mostra si articola in un percorso che accompagna il visitatore attraverso le trasformazioni del segno nell’opera di Dadamaino. Nella prima fase, l’artista esplora la grafia come strumento di riflessione interiore, dando origine a cicli come Inconscio razionale, che annuncia una volontà di purificazione formale. Questo processo si fa più intenso con I fatti della vita, dove l’intera superficie delle pareti viene investita da scritture manuali, segniche, che formano un diario visivo, poetico e civile. Non a caso, proprio in quegli anni, Dadamaino fu l’unica donna a firmare la “Lettera ai materani” redatta da Piero Consagra, appello accorato per la salvaguardia dei Sassi di Matera, firmata anche da Bonalumi, Castellani, Dorazio, Rotella e altri protagonisti del panorama artistico italiano. Da questa iniziativa nacque nel 1978 il Fronte dell’Arte, movimento che unì impegno culturale e difesa del paesaggio urbano.

La mostra prosegue con le opere del ciclo Costellazioni, realizzate tra il 1981 e il 1987, in cui l’immagine si frammenta fino a dissolversi, e il segno diventa energia pura. I punti, distribuiti su superfici quasi monocrome, evocano strutture molecolari o galassie immaginate, riducendo la visione a pura vibrazione visiva. Questo stesso impulso si ritrova nella sezione intitolata Il movimento delle cose, datata tra il 1987 e il 1996, in cui Dadamaino utilizza supporti leggeri come carta e plastica trasparente per costruire pannelli che reagiscono al movimento dell’aria, trasformando l’opera in un’esperienza quasi musicale, sospesa, dove i segni sembrano danzare nello spazio. È un momento in cui il tempo sembra fermarsi, e l’interazione tra arte, ambiente e osservatore si fa totalizzante.

Installation view Dadamaino. Segni, grafie e spazi, 2025, Musma (Matera) ph. Gor Monton, Courtesy Musma

Tra gli spazi più intensi dell’esposizione spicca quello dedicato nuovamente a I fatti della vita, dove le pareti rupestri accolgono i segni dell’artista come antichi graffiti contemporanei. In questo contesto, lo spettatore è chiamato a leggere frammenti, pensieri, annotazioni che stimolano un ritorno all’essenzialità, un’immersione silenziosa in un linguaggio visivo universale.

Il curatore Flaminio Gualdoni evidenzia come la poetica di Dadamaino si concentri nella tensione verso un segno assoluto, autonomo, svincolato dalla narrazione, in grado di vivere nello spazio come elemento puro. Una ricerca che trova perfetta corrispondenza nel contesto del MUSMA, museo unico nel suo genere, incastonato tra le grotte dei Sassi di Matera, dove l’arte contemporanea si confronta costantemente con la storia e la materia della città.

“Dadamaino. Segni, grafie, spazi” è più di una mostra: è un viaggio nella scrittura dell’invisibile, nella profondità del gesto, nella memoria di un’arte che ha saputo farsi impegno, visione e spazio condiviso. Un’occasione imperdibile per chi desidera conoscere da vicino una delle protagoniste più intense dell’arte italiana del secondo Novecento, in un luogo che amplifica ogni segno fino a trasformarlo in esperienza.

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