Sia arte che design. Gianluca Sgalippa e il territorio fluido della creazione contemporanea

Sia arte che design. Note per il “fatto a mano” contemporaneo, pubblicato da Maggioli Editore, è uno di quei libri che non si limitano a descrivere un fenomeno, ma cerca di ridefinire il campo stesso in cui quel fenomeno si manifesta. Con questo volume, Gianluca Sgalippa affronta uno dei nodi più complessi e dibattuti della cultura progettuale contemporanea: il rapporto tra arte, design e artigianato nell’epoca della contaminazione disciplinare.

Architetto, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, saggista e osservatore attento delle trasformazioni che attraversano il mondo del progetto, Sgalippa costruisce un percorso teorico articolato che rifiuta le semplificazioni e sfugge alle tradizionali categorie interpretative. Fin dalle prime pagine è chiaro che l’autore non intende stabilire confini, ma piuttosto osservare ciò che accade quando i confini si fanno porosi, mobili, talvolta persino irrilevanti.

L’assunto da cui prende avvio la riflessione è tanto semplice quanto radicale: il design contemporaneo non può più essere letto esclusivamente attraverso la lente del disegno industriale. Le trasformazioni culturali, tecnologiche e sociali intervenute negli ultimi decenni hanno prodotto uno scenario nel quale la serialità, per lungo tempo paradigma dominante, convive con pratiche progettuali fondate sull’unicità, sulla sperimentazione materiale e sul recupero del fare manuale.

Poltrona-Inflates-Ass-design-Taras-Zheltyshev-2022-scaled, courtesy dell’autore

In questo contesto, il libro individua nell’artigianato il principale terreno di confronto tra arte e design. Non però l’artigianato inteso come nostalgico ritorno alla tradizione, ma come spazio evolutivo, aperto alle tecnologie digitali e alle nuove modalità di produzione. “Il termine ‘artigianato’ viene qui declinato secondo tante accezioni per riconoscerne la complessità e il pluralismo; anche quando si parla di “fatto a mano”, ci riferiamo sempre a un pensiero multidimensionale, comunque associato a tecnicità avanzate e performanti”, scrive l’autore nell’introduzione.

La forza del volume risiede proprio nella capacità di sottrarre il dibattito a ogni contrapposizione sterile. Arte e design restano discipline differenti, ma condividono oggi un medesimo orizzonte culturale. Sgalippa evita accuratamente sia la tentazione di assimilare il design all’arte sia quella di individuare una nuova categoria intermedia. Ciò che emerge è piuttosto una condizione di reciproca permeabilità, un territorio instabile e fecondo nel quale processi, linguaggi e sensibilità si intrecciano senza perdere la propria identità.

Come sottolinea Damiano Gullì nella prefazione, il rapporto tra arte e design si inserisce in una riflessione più ampia sull’identità stessa del design, disciplina che oggi appare fluida e capace di attraversare ambiti molteplici, dal progetto materiale a quello immateriale, fino alle implicazioni etiche, sociali e antropologiche. È proprio questa natura aperta e rizomatica che rende possibile il terreno di confronto esplorato da Sgalippa.

Abstract sculpture of pink-framed terrazzo panels arranged in a jagged, star-like formation against a pale background.
Paravento-Vento-design-Hannes-Peer-manifattura-Del-Savio1910-2022-Copia, courtesy dell’autore

Uno degli aspetti più interessanti del volume è la centralità attribuita al concetto di “saper fare”. In un’epoca dominata dall’automazione, dall’intelligenza artificiale e dalla smaterializzazione crescente dei processi produttivi, Sgalippa individua proprio nella competenza tecnica, nella conoscenza dei materiali e nella capacità operativa un elemento ancora imprescindibile dell’atto creativo. Il fare diventa così il punto di incontro tra progetto e opera, tra razionalità e intuizione, tra cultura materiale e costruzione simbolica.

Particolarmente efficace risulta anche l’analisi dedicata all’ambiente domestico contemporaneo, individuato come luogo privilegiato in cui si manifesta questa nuova alleanza tra arte e design. Lampade, sedute, complementi, oggetti e manufatti cessano di essere semplici strumenti funzionali per assumere una dimensione narrativa, poetica e concettuale. Diventano artefatti, nel senso più ampio del termine: presenze che contribuiscono a costruire il paesaggio culturale dell’abitare.

Hand resting on a tall white ceramic vase with cardboard grid bands, flanked by two similar vases against a gray backdrop.
ILLOGICHE-CONNESSIONI-_-insieme-02-scaled, courtesy dell’autore

A chiudere il volume è la postfazione di Jacqueline Ceresoli, che coglie con precisione il nucleo teorico dell’intera operazione editoriale. Per la storica e critica dell’arte, infatti, nel sottotitolo Note per il fatto a mano contemporaneo si trova già “la chiave di approccio metodologico e di lettura trasversale di due storie: arte e design, intrecciati dalla creatività, dalla contaminazione di generi, dalla rottura dei canoni tradizionali e dalla necessità di nuovi scenari”. Ceresoli riconosce nell’artigianato contemporaneo una sorta di laboratorio critico, uno spazio di confronto e verifica in cui arte e design non si limitano a dialogare, ma ridefiniscono reciprocamente i propri linguaggi e le proprie modalità operative.

Più che offrire risposte definitive, Sia arte che design pone domande necessarie. Quale ruolo può avere oggi il manufatto? Dove termina il progetto e dove inizia l’opera? Quale spazio occupa la manualità nell’era digitale? E soprattutto: ha ancora senso difendere confini disciplinari rigidi quando la creazione contemporanea si manifesta sempre più come pratica trasversale?

Il merito maggiore del libro sta forse proprio qui: nel trasformare l’incertezza in metodo critico. Sgalippa non costruisce una teoria conclusa, ma propone una lente attraverso cui osservare un panorama in continua trasformazione. Un panorama nel quale, come suggerisce il titolo, non si tratta più di scegliere tra arte o design, bensì di comprendere ciò che accade quando entrambe condividono lo stesso spazio culturale.

Un saggio rigoroso, colto e necessario, che si candida a diventare un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le nuove geografie della creatività contemporanea e le molteplici forme attraverso cui oggi si manifesta il fare progettuale.

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Paola Martino
Paola Martino
Giornalista, appassionata di lingua araba e di arte, vive a Milano. Per focusmediterranee.com e il giornale off scrive per la sezione Culture, soffermandosi su artisti, mostre, eventi e progetti culturali che non hanno confini. Per lei, infatti, la cultura è un mezzo per migliorare il dialogo e la conoscenza reciproca, anche tra le due sponde: Sud Europa e Nord Africa. Si è diplomata in lingua e cultura araba all’Ismeo di Milano e ha lavorato come giornalista radiofonica e per diverse testate.

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