SMAC Venice e The Human Safety Net: il nuovo polo culturale della Biennale 2026

Il ‘gran circo dell’arte’ – che si unisce in questi giorni ai già tanti turisti in città – ha un nuovo place to be  da visitare con calma. Noi ci siamo presi una mattinata, e non ne siamo rimasti delusi. Navigatore puntato su San Marco, che riafferma il proprio ruolo di baricentro concettuale attraverso una programmazione che abita le Procuratie Vecchie con un’intensità rara. Qui, negli spazi magistralmente restituiti dal restauro di David Chipperfield, lo SMAC Venice (San Marco Art Centre) e l’hub di The Human Safety Net danno vita a un dialogo serrato tra la storia dell’arte del secondo Novecento e le urgenze sociali della contemporaneità. È un’operazione che non si limita alla semplice esposizione, ma configura un vero e proprio ecosistema culturale dove la riflessione filosofica del sudcoreano Lee Ufan, 89 anni,  e il rigore sistemico di Alighiero Boetti, maestro dell’Arte Povera, incontrano la pratica partecipativa di Marinella Senatore. 

Aerei, 1989
Ink on paper laid down on canvas / inchiostro su carta intelata
3 parts, 147 x 99.7 cm. (57 7/8 x 39 1/4 in.) each / 147 x 299.1 cm. (57 7/8 x 117 3/4 in.) total
Cat Rais: n. 3047, pp. 306-307, vol IV/1, (a. 7968)
Courtesy of Ben Brown Fine Arts

Il percorso espositivo dello SMAC Venice si apre con una monumentale retrospettiva dedicata ad Alighiero Boetti, curata da Elena Geuna (la stessa curatrice che ha colto nel segno con la mostra di Rothko a Palazzo Strozzi, a Firenze) e sostenuta da Ben Brown Fine Arts. Alighiero Boetti è una rassegna di circa ottanta opere, una costellazione che invita il pubblico a scivolare tra le pieghe dell’ordine e del disordine, del caso e della necessità. Dalle prime sperimentazioni dell’Arte Povera alla firma sdoppiata di “Alighiero e Boetti” nel 1972, la mostra evidenzia come l’identità dell’artista torinese sia sempre stata un’entità scissa, riflessa e moltiplicata. Le celebri Mappe e i Ricami, nati dalla collaborazione decennale con le tessitrici afghane, documentano uno spostamento radicale dell’autorialità: Boetti definiva il codice, ma l’esecuzione diventava un atto collettivo che assorbiva il tempo e la contingenza di mani lontane. Dagli Aerei ai Calendari, ogni opera registra il tempo come materia pulsante, rivelando i limiti dei sistemi razionali attraverso un gioco costante tra controllo e casualità. 

Lee Ufan
Detail of Relatum (formerly Iron Field), 1969/2019.
Photo by Bill Jacobson Studio, New York.
© Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP,
Paris. Courtesy Dia Art Foundation, New York

In parallelo, le otto sale delle Procuratie accolgono l’evoluzione visiva di Lee Ufan in una personale curata da Jessica Morgan per Dia Art Foundation. Lee Ufan trasforma lo spazio in un campo di forze relazionali: la mostra attraversa infatti sei decenni di ricerca, partendo dal gesto energico dei cicli storici From Point e From Line, dove il respiro trattenuto dell’artista si traduce in una linea viva sulla tela, fino alle cromie accese della serie più recente Response. Il dialogo con Venezia si fa esplicito nelle nuove commissioni site-specific, in particolare nella scultura Relatum – Infinity, un giardino interiore fatto di acciaio lucido e pietre che invita alla contemplazione silenziosa (ci si cammina in mezzo: noi l’abbiamo fatto ed è stato intenso). Qui l’opera d’arte non è un oggetto isolato, ma un incontro tra materiali naturali e industriali che ridefinisce la nostra percezione dell’ambiente. 

Vintage engraving collage: a solitary climber on a mountain peak, red climbers along the ridge, blue tree, butterfly, bird, and crowd silhouettes with Italian caption.
The Human Safety Net_Marinella Senatore_We Rise by Lifting Others_arazzo_

Questa tensione verso la relazione trova il suo compimento sociale al terzo piano delle Procuratie, dove The Human Safety Net presenta We Rise by Lifting Others di Marinella Senatore. Il progetto nasce da un lungo percorso di co-creazione tra Varsavia, Mestre e Palermo, coinvolgendo famiglie seguite dalle ONG partner del movimento fondato da Generali. Senatore trasforma la vulnerabilità in una risorsa condivisa, dando corpo a una monumentale luminaria alta quattro metri che funge da architettura relazionale di luce. Sulla struttura barocca si intrecciano parole e desideri nati dai laboratori, rendendo visibile ciò che solitamente resta ai margini. Accanto alla luce, sei arazzi realizzati dalla Chanakya School of Craft di Mumbai ampliano il racconto in una cartografia emotiva, dove il ricamo diventa strumento di emancipazione femminile. 

In questi giorni intensi per le giornate di apertura della 61esima edizione della Biennale Arte di Venezia, piazza San Marco smette di essere un semplice contenitore da fotografare, ma un luogo dove fermarsi e da vivere “al suo interno”: al secondo piano SMAC e al terzo The Human Safety Net rappresentano due luoghi di cui Venezia aveva bisogno, per ragionare sull’arte moderna e contemporanea in modo più informale e meno paludato.  

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Francesca Amé
Francesca Amé
Milanese, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. Su Instagram è @realvistodame Testate con cui collabora per reportage culturali: ilGiornale, il Foglio, Vanity Fair Italia (show e viaggi). Vogue Italia (arts), Business People, Wired.it, Jesus

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