Smart Lego controcorrente al CES 2026

Siamo rientrati dal CES di Las Vegas, tempio mondiale dell’innovazione tecnologica dove LEGO ha scelto di parlare un linguaggio controcorrente. In un contesto dominato da intelligenza artificiale, schermi sempre più invasivi e dispositivi indossabili, il gruppo danese ha presentato una novità che guarda al futuro senza rinnegare la propria identità: una tecnologia capace di rendere interattivi i mattoncini, ma senza spostare il gioco dal piano fisico a quello digitale.

La nuova piattaforma, svelata in anteprima solo agli operatori e con uno stretto riserbo, introduce elementi intelligenti direttamente all’interno delle costruzioni LEGO. I mattoncini restano quelli di sempre, riconoscibili e compatibili con l’intero universo LEGO, ma acquisiscono una dimensione reattiva: rispondono al movimento, alla manipolazione e alla relazione con altri pezzi attraverso luci, suoni e feedback immediati. Il gioco diventa così un’esperienza narrativa che si sviluppa nelle mani del giocatore, senza bisogno di app, tablet o smartphone.

L’evoluzione tecnologica adotta una precisa scelta culturale. LEGO sembra voler proporre un modello alternativo all’intrattenimento digitale contemporaneo, sempre più mediato da schermi e algoritmi. Qui la tecnologia è nascosta, quasi silenziosa, al servizio dell’immaginazione e non del consumo passivo. Il bambino – o l’adulto – resta protagonista dell’esperienza, chiamato a costruire, esplorare, sbagliare e ricominciare.

Dobbiamo immaginare tre componenti: il mattoncino classico, quelli già in commercio per intenderci, uno speciale mattoncino smart che è pieno zeppo di sensori interni, delle microcasse e delle luci, e dei tag elettronici (piccoli francobolli) che contengono il comportamento. Facciamo un esempio, ho il tag anatra, il tag dinosauro e il tag astronave. Posso quindi costruire un’anatra e un’astronave con i mattoncini, vi attacco il relativo tag, attacco uno smart brick e ho quindi creato un’anatra e un’astronave che reagiscono al mondo esterno come farebbe un’anatra e un’astronave. Certo posso mettere il tag dell’astronave all’anatra, sarebbe bizzarro ma è possibile. Invero vi sono anche degli omini, poliziotti, infermieri, pompieri o personaggi di Star Wars, che oltre ad essere omini hanno loro stessi un tag. Quindi se metto il poliziotto e lo smart tag assieme su una macchina, probabilmente suonerà la sirena.

Gli smart brick sono ricaricabili ed hanno sensori estremamenti avanzati in modo da rilevare movimento, orientamento, accelerazione, colore e luce ambientale (compreso il buio). L’aspetto interessante è che i brick conoscono la posizione relativa rispetto agli altri, questo permette ai bambini di giocare spostandosi e interagendo con il proprio corpo. Nessuna app è prevista, nessuna configurazione è necessaria. Gli smart brick sono tuttavia upgradabili da un adulto attraverso la base di ricarica.

L’introduzione di minifigure e componenti capaci di dialogare tra loro amplia di molto il vocabolario del gioco, permettendo la creazione di mondi che reagiscono alle azioni e alle scelte di chi costruisce. È un passo che rafforza la dimensione narrativa e performativa delle costruzioni, avvicinando il gioco a una forma di storytelling fisico, dove la storia non è predefinita ma emerge dall’interazione.

I primi set basati su questa tecnologia arriveranno nel corso del 2026 e saranno legati a universi iconici come Star Wars, una scelta che unisce immaginari già consolidati a nuove modalità di fruizione. Ma il messaggio che arriva dal CES va oltre il singolo prodotto: LEGO rivendica il valore del gioco come esperienza cognitiva, sensoriale e sociale, capace di competere con il digitale senza imitarlo.

In un’epoca in cui l’innovazione viene spesso identificata con la smaterializzazione, LEGO propone una visione diversa: un futuro in cui la tecnologia non sostituisce l’esperienza fisica, ma la arricchisce. È una dichiarazione di intenti che parla non solo al mondo dell’infanzia, ma anche agli adulti, agli educatori e a chi riflette sul rapporto tra cultura, creatività e tecnologia. In questo senso, la novità presentata a Las Vegas non è solo un prodotto, ma un’idea di gioco – e forse di futuro – che mette di nuovo le mani al centro del pensiero.

(Immagini courtesy LEGO®)

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Deodato Salafia
Deodato Salafia
Laureato in Informatica e Teologia, esperto di algoritmi e fondatore di Deodato.gallery Spa, brand specializzato nel settore dell'arte contemporanea. Autore del libro "Le tue prime cinque opere d'arte contemporanea".

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