Soglie e cortocircuiti: Hyperlocal Rebibbia e la narrazione del confine

Al limite tra città e carcere, tra visibile e invisibile, si apre uno spazio inedito di confronto e di narrazione. Il punto d’incontro non è un luogo neutro, ma un corridoio di percezioni dove storie, corpi, memorie e silenzi si intrecciano.

Spesso confinata nella marginalità mediatica o sociale, l’esperienza carceraria è attraversata da un paradosso: l’invisibilità suggerita dalla natura dell’istituzione è talvolta soppiantata da una visibilità intermittente e ansiogena, richiamata solo in momenti eccezionali o narrata attraverso stereotipi. Hyperlocal Rebibbia affronta questa tensione con uno sguardo che non si limita alla rappresentazione, ma la mette in gioco come pratica di ascolto.

Il progetto si svolge nello spazio urbano che costeggia la fermata della Metro B di Rebibbia a Roma, un’area che sembra appartenere a un tempo sospeso, non completamente dentro la città e nemmeno completamente fuori. Oltre cento manifesti trasformano il marciapiede in una soglia attraversabile, interrompendo il flusso quotidiano e chiedendo al pubblico di guardare oltre l’apparenza.

Il nucleo del progetto è un numero speciale del magazine Hyperlocal, piattaforma editoriale che da anni racconta luoghi simbolici e comunità attraverso traiettorie meno esplorate delle città. Per Hyperlocal Rebibbia, la narrazione ha coinvolto direttamente le persone detenute, lavorando con diciassette di loro all’interno di una redazione allargata. La partecipazione va oltre la testimonianza e mette in discussione le aspettative su cosa significhi raccontare il carcere.

Le storie raccolte disegnano un “mondo alla rovescia”, in cui la routine quotidiana assume un valore narrativo diverso. Più che rappresentare il carcere come eccezione o come semplice privazione di libertà, il progetto mette in luce analogie e divergenze con la vita fuori, suggerendo una prossimità inattesa tra dentro e fuori.

Testi e immagini costruiscono un dialogo con materiali d’archivio e contributi culturali eterogenei, ripensando il carcere non solo come luogo di esclusione, ma come nodo di relazioni sociali e biografiche. Allo stesso tempo, il progetto non idealizza né estetizza la detenzione: la mostra non è un monumento alla pena, ma uno spazio di confronto che evita mediazioni retoriche.

Qui il confine tra interno ed esterno non è una barriera netta, ma una zona di transizione, capace di generare domande su appartenenza, responsabilità e vicinanza. Accanto alla mostra, incontri pubblici e momenti di condivisione ampliano la riflessione, creando un terreno comune di interpretazione tra voci interne ed esterne.

Ciò che emerge da Hyperlocal Rebibbia non è solo una rappresentazione alternativa della detenzione, ma un modo nuovo di abitare il confine. La soglia diventa uno spazio di negoziazione narrativa, in cui la cultura si configura non come mera testimonianza, ma come pratica capace di ospitare la complessità. Le soglie non sono più barriere invalicabili, ma punti di contatto: luoghi in cui la narrazione collettiva può produrre senso, visibilità e nuove possibilità di relazione.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

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Alessia Luigetti
Alessia Luigetti
Alessia Luigetti (Catania, 2001) è un’artista e ricercatrice visiva con base a Milano. Si è laureata in Pittura e Arti Visive presso la NABA, dove sta concludendo la magistrale in Arti Visive e Studi Curatoriali. La sua ricerca si concentra sul rifiuto del lavoro, il riposo e l’ozio come pratiche di critica alla performatività contemporanea. Collabora con riviste e progetti indipendenti, approfondendo le connessioni tra arte, teoria critica e forme dell’abitare.

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