Ad inizio anno, OpenAI ha svelato la sua ultima creatura tecnologica: Sora, un generatore di testo in video progettato per fornire uno strumento innovativo a filmmakers professionali e creativi. L’utilizzo della piattaforma è tramite un approccio semplice; basta digitare un comando e in pochi minuti, Sora genera un video muto della durata massima di un minuto. L’entusiasmo che ha accompagnato il lancio di Sora non è dissimile da quello riportato due anni fa dopo la presentazione di ChatGPT, un’altra invenzione di punta della stessa compagnia. Però, proprio come allora, c’è anche una certa dose di preoccupazione su come questa tecnologia possa impattare le industrie creative.
In effetti, le preoccupazioni non sono del tutto infondate. A giugno, Toys “R” Us ha lanciato quello che ha annunciato come il primo spot pubblicitario realizzato utilizzando questo strumento. Contemporaneamente, molte altre società di intelligenza artificiale, come Runway, Pika, Luma Labs e Stability AI (creatrice del generatore di immagini Stable Diffusion), hanno sviluppato o già proposto sul mercato generatori video simili. Sembrerebbe che sia solo questione di tempo prima che i video prodotti grazie a queste tecnologie diventino una norma nel processo di produzione di contenuti per le società di brand, le agenzie pubblicitarie e, più in generale, per tutto il settore.
E per quanto riguarda gli artisti?
Alexander Reben, l’artista in residenza presso OpenAI e utente affezionato degli strumenti della società dal 2020, nel marzo di quest’anno ha pubblicato su Instagram il suo primo esperimento con Sora, un breve film di sculture 3D che ruotano nello spazio. Nel didascalico del post, Reben ha annunciato la sua intenzione di trasformare una tra queste, una forma umanoide, in una scultura di marmo a grandezza naturale nel corso dei prossimi mesi. Nel frattempo, il Crocker Art Museum di Sacramento, in California, ha ospitato “AI Am I?”, una mostra retrospettiva sul lavoro di Reben, in cui numerose opere realizzate grazie alla tecnologia generativa di OpenAI sono state messe in mostra.
Nonostante Sora non sia ancora stata resa pubblica, Reben non è di certo l’unico artista disposto a sperimentare in che modo i nuovi strumenti di intelligenza artificiale possono produrre opere nuove e significative.
Sarp Kerem Yavuz, un artista turco-americano che utilizza l’IA nelle sue fotografie da diversi anni, ha suggerito che gli artisti oggi farebbero bene a considerarsi più come registi cinematografici che creatori singoli.
“Siamo troppo pigri nel sminuire il tipo di lavoro artistico che deriva dalle opere generate da AI” ha confidato Yavuz ad ARTnews. “Il film finale è il risultato del contributo di tutti… ma non mettiamo in dubbio l’arte o l’autorevolezza del regista.”
Interessante, però, osservare come Yavuz non categorizzi automaticamente le opere generate dalle IA come arte. Infatti, per lui, è essenziale che l’artista sia coinvolto attivamente nel processo creativo, e non si limiti ad assembliare insieme i componenti forniti dalla macchina. In definitiva, gli strumenti come Sora stanno aprendo nuovi orizzonti di espressione per gli artisti, sconvolgendo le regole tradizionali della creatività, e creando infinite possibilità per il mondo dell’arte.





