Sovvertire l’egemonia visiva: l’opera filmica di Isaac Julien a Palazzo Te

Viviamo in un tempo instabile, attraversato da trasformazioni che mettono in discussione ogni certezza ecologica, politica o culturale. È proprio in questo presente incerto che Sir Isaac Julien, voce imponente nel panorama dell’arte contemporanea, sceglie di collocare il cuore della sua nuova opera, All That Changes You. Metamorphosis. Un’opera filmica potente e stratificata, che è stata presentata in anteprima mondiale all’interno delle nuove Fruttiere di Palazzo Te, a Mantova, per celebrare i cinquecento anni del palazzo. Dieci schermi si moltiplicano proiettati in una sala di specchi, calamitando lo sguardo e spingendo a una riflessione urgente sulla condizione dell’essere umano. 

Il progetto nasce più di due anni fa dalla volontà di Palazzo Te di guardare al futuro senza dimenticare il passato, anzi partendo proprio da lì.“Abbiamo pensato alla mostra a partire dalla struttura” racconta il curatore Luca Giusti: Julien ha girato gran parte del film all’interno delle sale affrescate del palazzo mantovano, trasformando i celebri cicli di Giulio Romano in veri e propri attori protagonisti, come portali che conducono verso altre dimensioni. In questo contesto appaiono due figure ultraterrene, interpretate dalle attrici Sheila Atim e Gwendoline Christie, che incarnano gli archetipi di viaggiatrici cosmiche e profetiche in cerca di una soluzione per l’umanità.

Installation view Courtesy The artist Victoria Miro and Jessica Silverman Photo Andrea Rossetti

I dialoghi da loro recitati risuonano nella sala come preghiere, in una catena di riflessioni su temi come la condivisione del pianeta con altri esseri viventi e il ruolo dell’essere umano nella storia. Ogni parola proviene dagli scritti di filosofe e antropologhe che da sempre ispirano l’artista con la propria ricerca. Prima tra queste è Donna Haraway – docente presso l’Università di Santa Cruz, dove lo stesso Julien insegna – che dichiara: «Noi diverremo con tutti gli altri, o non saremo del tutto». In questa visione radicale, che pone le basi nel pensiero di grandi intellettuali e prende forma con il mezzo espressivo del video, la metamorfosi non è un semplice tema iconografico, ma una necessità decisamente attuale. Non possiamo più immaginare la salvezza come un lieto fine che arriva dall’alto, siamo tutti chiamati ad affrontare il problema e a convivere con l’instabilità: questo è il messaggio.

Palazzo Te_Isaac Julien_All That Changes You_BTS_Sheila Atim

L’allestimento, che proietta All That Changes You. Metamorphosis su dieci schermi con sequenze alternate, si rivela parte integrante dell’opera perché decide di rompere con un tipo di narrazione visiva lineare. Non c’è un’unica storia da seguire, ma un repertorio di immagini diverse che scorrono nello stesso momento. Secondo l’artista si tratta di «sovvertire l’egemonia visiva che domina i regimi tecnologici dell’immagine» con un immaginario alternativo in cui memoria, filosofia e immaginazione diventano atti di resistenza.

Il progetto si muove all’interno di questo spazio fragile, dove noi esseri umani smettiamo di essere al centro e diventiamo parte di una rete più ampia, intrecciata con natura, mito e scienza. Donna Haraway ha definito Isaac Julien «un artista pieno di amore e di rabbia», e la nuova mostra a Palazzo Te ne è prova e segno indelebile.

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Martina Bonetti
Martina Bonetti
Fotografa e collaboratrice di numerose testate online e cartacee, scrive di fotografia, design e arte contemporanea. Dopo aver studiato tra Milano e Londra, attualmente si occupa di Digital Communication e Press Office in ambito museale.

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