Guardare al passato per comprendere il presente è una massima più che nota ma decisamente attuale. Spazio MU.RO, nuova realtà milanese ancora fresca d’apertura, ha fatto di questo principio la chiave di lettura della nuova mostra inaugurata il 19 marzo. Il titolo dell’esposizone, Dal deserto all’impero. L’immaginario del potere tra antico e contemporaneo, mette già in chiaro il dialogo tra passato e presente, sia di luoghi lontanissimi che di realtà a noi familiari. Visitabile fino a domenica 19 aprile 2026, la mostra, curata da Elisabetta Roncati e Andrea Musto, proprietari della collezione MU.RO, è un vero e proprio incontro di documenti storici, antiquariato e arte contemporanea, in un perfetto intreccio in cui ogni elemento racconta la propria storia tanto quanto quella del mondo.
Obiettivo dell’esposizone, nel programma della Milano Art Week, è quello di indagare la costruzione simbolica del potere dal il XVIII secolo fino ai giorni nostri. A 230 anni dalla prima Campagna d’Italia, che segnò l’inizio dell’ascesa napoleonica, Spazio MU.RO decide di dare una nuova lettura a quegli eventi, rileggendoli attraverso un dialogo tra patrimoni storici e sguardi contemporanei.
La ricchissima documentazione storica presente in mostra è la forza di questo progetto, a dimostrazione di come l’arte contemporanea possa egregiamente dialogare con forme artistiche e documentarie di un passato lontano. Libri storici, mappe geografiche, documenti originali del XVIII e XVI secolo, come quello che la nazione piemontese rivolge ai sott’ufficiali e ai soldati, invitandoli all’esecuzione delle leggi militari, accompagnano gli spettatori durante tutto il percorso espositivo.

Focus particolare è quello del cavallo arabo che, attraverso il confronto di opere pittoriche contemporanee, come I di Rahim El, del 2026, in relazione a Bay Hunter, realizzata da Fritz Volkers nella seconda metà del XIX secolo, testimonia l’evoluzione dell’immaginario della figura del cavallo nel corso dei secoli. Da emblema del comando, estensione del corpo del sovrano e dispositivo iconografico della conquista, la figura del cavallo viene reinterpretata da Rahim El come simbolo di libertà e emblema di potenza, non a caso, l’artista rappresenta spesso cavalli rampanti su due zampe.
Rahim El, artista di origini persiane nato a Dushanbe, in Tajikistan, espone per la prima volta a Milano grazie alla galleria spagnola ArteriA Art Gallery. Le opere di El sono dinamiche e cariche di colori vibranti, restituendo perfettamente il senso di movimento e libertà che trasmettono gli stessi cavalli durante le celebrazioni pubbliche tipiche delle culture della MENA Region. Nelle zone del Medio Oriente e del Nord Africa infatti, il cavallo arabo occupa ancora oggi un ruolo centrale in diversi tipi di celebrazioni e nella costruzione dell’immaginario nazionale. Rahim El riattualizza quindi il simbolo equestre come veicolo di rappresentazione identitaria e politica.

El spazia molto la sua sperimentazione artistica, includendo oltre che pittura e scultura anche la performance, di cui la mostra restituisce un video. Dal titolo Circul e realizzata insieme al regista di film indipendente Luca Piercey, la performance di Rahim El è una comunione tra danza e arte visiva, in cui suo passato da ballerino prende spazio nella narrazione diventando funzionale anche alla creazione artistica. Circul è un vero e proprio connubio di più arti che grazie alla documentazione video, non sparisce al termine della sua esecuzione. In prossimità della conclusione del percorso, l’opera è l’ennesima dimostrazione di come l’arte contemporanea possa dialogare con quella antica, anche in una forma così lontana da quella di un tempo come la performance.
Di grande rilievo sono i prestiti del Museo Generale Bonaparte del Castello di Mombasiglio, in provincia di Cuneo, luogo in cui nel 1796 le armate napoleoniche bivaccarono. Tra questi, di bellissima fattura sono i soldatini di stagno, detti di Norimberga, realizzati nella metà del XIX secolo. Si tratta di miniature militari che rappresentano soldati, cavalieri o ufficiali a cavallo, usati come giocattoli per bambini o oggetti da collezione. La particolarità di questi pezzi, oltre ad essere dipinti interamente a mano, è che restituiscono un senso di tridimensionalità nonostante siano in realtà piatti. Questa tecnica appartiene a un passato molto antico e prevedeva la colatura in stampi di ardesia, per poi essere incisi e dipinti successivamente. Diffusasi in Germania, in particolar modo a Norimberga, la tecnica deve il suo nome alla città che la rese celebre.
Spazio MU.RO si fa quindi luogo di connessione tra mondi lontani e tempi distanti, divenendo ponte di culture diverse e analizzando come queste interpretino il mondo in maniera singolare.



