Static Cinema 2026: a Venezia fotografia e cinema si sfidano in un ex cantiere navale con Nick Zinner, Lars von Trier e altri grandi nomi

C’è un momento in cui un fotogramma smette di appartenere al film e comincia a esistere per sé. È in quello spazio sottile, quasi impercettibile, che si muove Static Cinema, giunta alla sua seconda edizione. La mostra torna a Venezia dal 3 al 24 settembre 2026, ancora una volta in concomitanza con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, e lo fa inaugurando una sede del tutto nuova: SAN PIETRO-Cantieri del Contemporaneo, in Campo San Pietro 71, uno spazio di archeologia industriale veneziana ricavato da un ex cantiere navale, ora sotto la direzione artistica di Pier Paolo Scelsi e Ilaria Cera, già responsabili di Crea, hub culturale consolidato sull’isola della Giudecca. Il vernissage è fissato per il 3 settembre alle 18.30; la mostra è visitabile martedì-domenica dalle 14.00 alle 18.00.

A curare il progetto sono Danila Tkachenko e Slavica Veselinović, fondatori di ART-ICON, piattaforma curatoriale internazionale che ha costruito la propria identità intorno a un’idea precisa: mettere in dialogo artisti affermati e nuove generazioni, senza gerarchie predefinite, attraverso linguaggi e geografie differenti. Il titolo stesso, Static Cinema, condensa la tensione concettuale attorno a cui ruota l’intera operazione: il cinema è una sequenza di istanti arrestati, la fotografia porta in sé la possibilità del movimento. Tra i due non c’è opposizione ma una zona di intersezione, dove l’immagine esiste simultaneamente come traccia di un evento e come realtà autonoma.

La selezione degli artisti è costruita per far emergere questa pluralità di approcci. Nick Zinner, chitarrista dei Yeah Yeah Yeahs e collaboratore di Iggy Pop, porta in mostra la sua pratica fotografica sviluppata on the road: immagini di concerti, folle, scene urbane, sospese tra osservazione personale e documento di una cultura musicale. Julia Fullerton-Batten, rappresentata da MC2 Gallery, lavora su una staged photography di forte impianto cinematografico, costruendo scene aperte tra realtà, memoria e finzione. Il veneziano Graziano Arici introduce invece la dimensione storica e identitaria: per decenni ha documentato la vita culturale della città e della Mostra del Cinema, accumulando un archivio di migliaia di ritratti — attori, registi, artisti colti fuori dalle pose ufficiali. In mostra figura, tra gli altri, il suo ritratto di Claudia Cardinale.

Bernis von zur Muehlen, figura storica della fotografia americana, è presente con un’opera degli anni Settanta, che introduce nella selezione una prospettiva d’archivio e un confronto esplicito con le pratiche contemporanee. Lindsay Elizabeth Warner porta ritratti, paesaggi e immagini di dimensione intima, tra cui una serie dedicata a Marilyn Manson, suo marito e soggetto centrale della sua ricerca. Natalie Curtis, fotografa britannica e figlia di Ian Curtis dei Joy Division, presenta un’immagine del 2015 realizzata al The White Hotel di Manchester: il titolo dell’opera è l’ora esatta dello scatto, 03:26, accompagnata dal postcode del luogo, M3 7LW. Il tempo non è semplice dato documentario ma parte costitutiva dell’opera, traccia di un’esperienza vissuta nello spazio. La presenza di Lars von Trier è forse la più concettualmente coerente con le premesse della mostra: il regista danese è rappresentato da fotogrammi estratti dai propri film, sottratti alla sequenza narrativa e presentati come immagini autonome, capaci di sviluppare una forza visiva propria una volta separati dal flusso.

Il fatto che Static Cinema scelga come sede un ex cantiere navale non è un dettaglio marginale. Venezia è città che ha trasformato la propria archeologia produttiva in infrastruttura culturale — l’Arsenale docet — e i Cantieri del Contemporaneo si inseriscono in questa genealogia con una vocazione esplicitamente rivolta al contemporaneo. La mostra diventa così anche l’occasione per testare un nuovo spazio, misurarsi con le sue proporzioni industriali, la sua luce, la sua storia materiale. In un contesto in cui Venezia a settembre è attraversata da flussi densi di cinema, arte e mercato, Static Cinema sceglie una posizione laterale — geograficamente e concettualmente — per proporre una riflessione più lenta sul destino dell’immagine ferma.

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