Stefania Palmieri porta a Roma “Attaccamenti”, una mostra tra magia, ricamo e memoria ancestrale

C’è un filo che non si sceglie, che ci precede e ci attraversa prima ancora che possiamo riconoscerlo. È intorno a questa idea che Stefania Palmieri, artista siciliana, costruisce Attaccamenti, mostra personale in programma a Roma presso Studio 54, in Via Gabrio Serbelloni, per due sole giornate: venerdì 25 e sabato 26 settembre 2026, con vernissage giovedì 25 settembre alle ore 17:00.

La mostra non segue i binari di una narrazione lineare. Procede piuttosto per accumuli, per sovrapposizioni di strati — materiali e simbolici — che rimandano alle pratiche della magia e della medicina popolare, ai saperi curativi regionali, alla tradizione contadina siciliana. Il medium scelto da Palmieri è il tessile, ma declinato in senso scultoreo: le opere intrecciano piume, carta, segni, fotografie e trame, costruendo oggetti che sembrano custodire una propria logica interna, quasi rituale. Non decorazioni, ma dispositivi.

A sostenere il lavoro c’è un impianto teorico preciso. Palmieri ha trovato un lessico nelle ricerche di Piero Coppo, padre dell’etnopsichiatria italiana, e dell’antropologa Stefania Consigliere. Entrambi debitori dell’intuizione lacaniana del soggetto come costitutivamente relazionale — mai isolato, mai autofondato — i due studiosi hanno indagato come la stregoneria e i saperi locali custodiscano un lascito culturale antico e come l’essere umano non esista se non dentro una rete di relazioni, materiali e immateriali. Palmieri utilizza questo orizzonte di senso per leggere la propria storia personale in relazione a quella dell’isola in cui è nata, rendendo la mostra anche un atto di ricomposizione autobiografica.

Il percorso espositivo si articola in nuclei distinti. Nei dittici di ricamo e disegno, l’accumulo degli ordimenti genera una struttura segreta che determina la direzione delle immagini: animali, piante, funghi e minerali ritratti a penna sembrano emergere da una logica nascosta, come se il disegno fosse solo la superficie visibile di qualcosa di più profondo. I Notturni esplorano invece le forze che sfuggono al controllo umano: la falena in cerca della luce, la pietra legata, l’uovo con gli spilli sono trasposizioni di rituali attraverso i quali la tradizione contadina negoziava l’imprevedibilità degli accadimenti. Non folklore decorativo, ma forme di pensiero che cercano di tenere insieme il reale nei suoi aspetti più imperscrutabili. A chiudere il percorso è Emisfero, pezzo unico in cui fotografie di sconosciuti e di familiari convivono accanto a un viluppo di fibre, a suggerire che l’estraneità non è il contrario del legame, ma una sua forma non ancora riconosciuta — una sutura ancora aperta.

Un elemento che distingue Attaccamenti dalla consuetudine della fruizione artistica è la sua componente tattile. La mostra è esplicitamente concepita per essere toccata, per restituire ai visitatori la densità fisica della materia di cui le opere sono fatte. Un invito a interagire con il lavoro che sposta l’asse dell’esperienza dalla sola visione a qualcosa di più corporeo, più diretto — coerente, del resto, con un immaginario che mette al centro il corpo, i legami, la carne delle relazioni.

Per ulteriori informazioni: pagina Facebook di Studio 54.

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