Stop allo scroll infinito: è il momento delle vacanze digital detox

Spegnere, respirare, ripartire. Sempre più viaggiatori scelgono di mettere in pausa notifiche, mail e social per riconnettersi con qualcosa di più autentico: sé stessi, la natura, il silenzio. Le vacanze digital detox non sono più solo una nicchia per pochi spiriti zen, ma una vera e propria tendenza lifestyle. Resort off-grid, retreat senza Wi-Fi e weekend in borghi senza segnale stanno diventando le nuove mete del benessere. Perché disconnettersi, oggi, è il vero lusso. Se fino a ieri la paura di perdersi qualcosa – la famigerata FOMO (Fear of Missing Out) — ci incollava allo schermo, oggi è la JOMO (Joy of Missing Out) a guidare le scelte di viaggio.

Niente itinerari stressanti né selfie a ogni angolo: le vacanze digital detox puntano sulla lentezza, sulla presenza reale, sull’esperienza più che sulla condivisione. Dalle cabine in legno immerse nei boschi nordici ai glamping senza rete elettrica nelle campagne italiane, sempre più strutture si specializzano in soggiorni “unplugged”. Alcune vietano l’uso di dispositivi, altre li sequestrano all’arrivo: tutto è pensato per facilitare la disconnessione e, sorprendentemente, la maggior parte degli ospiti ringrazia.

I benefici si avvertono davvero: staccare dal digitale anche solo per 48 ore può ridurre l’ansia, migliorare la qualità del sonno, risvegliare la creatività e rafforzare le relazioni. Senza lo schermo tra sé e il mondo, si torna ad ascoltare, osservare, assaporare. Il tempo sembra rallentare. E il cervello, finalmente, riprende fiato. Sempre più strutture, agenzie di viaggio e piattaforme di prenotazione offrono pacchetti in grado di tenere insieme la voglia di evadere dalla routine digitale e lavorativa con la ricerca di un contatto più profondo con le esigenze di benessere personale e mentale.

Una delle strutture più famose in Italia a garantire vacanze “zero digital” è l’Eremito, in provincia di Terni. Adagiato tra le verdi e dolci colline umbre, tra i boschi di una riserva naturale, dal 2013 propone ritiri, inizialmente rivolti prevalentemente a viaggiatori solitari, incentrati sul silenzio, la disconnessione digitale, il benessere mentale e fisico.

Dell’antico eremo risalente ai primi del ‘300 poi riconvertito in resort dedicato al benessere si è occupata persino la Bbc. “Il complesso dell’Eremito – spiega ad Artuu Laura Neri, responsabile della struttura – è stato progettato con tecnologie di sostenibilità avanzata: i muri sono realizzati con materiali isolanti che, oltre a garantire efficienza energetica, bloccano il segnale. In tutta l’area circostante, inoltre, non ci sono ripetitori. Di fatto, all’Eremito il digitale non entra: non c’è Wi-Fi, non c’è campo. Ma gli ospiti ne sono felici. Durante il soggiorno si promuovono momenti di silenzio, meditazione e riflessione. Non è una clinica, ma un luogo che invita in modo naturale a scollegarsi. C’è una libreria a disposizione, spazi per la lettura e per la contemplazione, e soprattutto una cena serale che viene servita tassativamente in silenzio. Si chiede gentilmente di non usare telefoni, non scattare foto e non parlare durante i pasti. Questo rende l’esperienza radicalmente diversa da una vacanza tradizionale”.

Eremito è stato uno dei primi digital detox hotel in Europa, ed è oggi parte della catena Design Hotels. Sono sempre più numerosi i partner internazionali che chiedono informazioni sulla loro proposta turistica, perché il trend è in netta crescita. Va di pari passo con l’abuso quotidiano dello smartphone: più aumenta il tempo che passiamo online, più cresce il bisogno di fare una pausa vera, in un luogo dove disconnettersi è la normalità.

Secondo l’Hilton Trends Report 2025, infatti, il 27% degli adulti che pianificano di viaggiare vuole ridurre l’uso dei social media durante le vacanze. Un bisogno confermato anche da Plum Guide, la piattaforma globale di affitti di case di lusso, che ha registrato un aumento del 17% nelle ricerche di proprietà unplugged, cioè con basso contenuto tecnologico.

“A chi vorrebbe tentare questo tipo di vacanza – prosegue Neri – dico ‘provare per crederci’. Spesso è la paura stessa a bloccarci. Parlare con chi ci sta vicino, osservare la natura, ascoltare il proprio respiro sono azioni normali che oggi sembrano eccezionali. Non si tratta di rinunciare alla tecnologia per sempre, ma di imparare a farne a meno per un po’, per ritrovare una parte di noi che abbiamo dimenticato”.

La voglia di rivoluzionare le abitudini focalizzandosi sui propri bisogni, sull’empatia e sulla disconnessione c’è: secondo un sondaggio realizzato dalla compagnia aerea Vueling, 4 italiani su 5 viaggerebbero senza dispositivi digitali. “Tante volte – sottolinea Alessio Conti, esperto in benessere digitale – le persone credono di andare in vacanza, ma in realtà si stressano in modo diverso: preparativi, borse, valigie, treni, app da consultare. Si ritrovano ad avere più tempo libero, ma lo usano in modo bizzarro: scrollano su Instagram, fanno selfie, controllano le notifiche di lavoro anche sotto l’ombrellone. La vacanza dovrebbe essere un momento per concedersi spazio, silenzio, contatto con se stessi, con l’ambiente, con la natura. Invece continuiamo ad essere distratti”.

Perché oggi è così difficile disconnettersi? È solo una questione di abitudine o c’è qualcosa di più profondo? “La vera felicità – conclude Conti – è fondata sull’essere presenti in quello che si sta facendo. La dimensione digitale non è negativa in sé ma dipende dall’uso che ne facciamo: la bulimia di notifiche ci fa male perché ci assorbe. Per ritrovare il benessere digitale non esiste una ricetta unica: a volte non è nemmeno necessaria una vacanza intera, ma è importante potersi ritagliare anche piccoli momenti durante i quali ‘spegniamo’ la nostra connessione e ci guardiamo attorno, ritorniamo in contatto con la natura e con noi stessi”.

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Valentina Monarco
Valentina Monarco
Nata a Napoli, laureata in scienze politiche, giornalista professionista dal 2009. Ha iniziato come ufficio stampa e addetto alla comunicazione per enti e istituzioni del territorio, collaborando con diverse testate nazionali e locali. Oggi è impegnata nella valorizzazione e nella promozione di iniziative che uniscono storia, territorio e sperimentazione, e collabora con diverse realtà, locali e nazionali, come giornalista freelance, esplorando nuovi racconti e progetti culturali.

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