Dal 24 aprile al 13 novembre Palazzo Ducale ospita “MIMMO ROTELLA 1945-2005” la retrospettiva organizzata da MetaMorfosi Eventi, curata da Alberto Fiz in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella. A vent’anni dalla scomparsa, la mostra ripercorre sessant’anni di carriera del maestro del décollage con una particolare attenzione ai linguaggi artistici ed espressivi che hanno portato Rotella ad affermarsi non solo come “artista degli strappi”, ma anche come interprete crudo e puntuale della società consumista che è nata e cresciuta parallelamente alla sua ricerca.
Oltre 100 opere distribuite in 7 sezioni tematiche presentano l’artista come un personaggio eclettico che assorbe gli stimoli esterni per farne arte e denuncia politica: dai primi lavori astratti-geometrici degli anni ’40, dove il tratto era ancora preponderante, si passa alle opere degli anni ’50 che preannunciano l’apice della sperimentazione tecnica e pittorica del decennio successivo introducendo nuovi materiali, lavorazioni e strumenti.

Installation view, MIMMO ROTELLA 1945-2005
Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026
Ph Mattia Meirana
Courtesy Fondazione Mimmo Rotella
Protagonisti della prima sezione, oltre ai disegni figurativi, anche le poesie epistaltiche risultato di una ricerca linguistico-musicale che indaga il potenziale espressivo e semantico di parole e suoni, primo inconfondibile passo verso il concetto di lacerazione che diventerà presto il suo tratto più riconoscibile. Come cita il Manifesto dell’Epistaltismo:
«Linguaggio epistaltico vuol dire inventare tutte le parole, svincolarle dal loro valore utilitario per farne dei razzi traccianti contro gli edifici decrepiti della sintassi e del vocabolario».
La seconda e la terza sezione raccolgono i primi décollage astratti e i successivi décollage figurativi: dai retro d’affiche che dettano la direzione di una ricerca inedita alle opere che annunciano l’avvicinamento del Maestro alla società contemporanea, dalle icone della scena internazionale ai simboli locali più conosciuti. Rotella eleva la materia povera e apparentemente inespressiva del cartellone pubblicitario a superficie ricca di potenziale visivo e comunicativo, anche nella sua rude semplicità. Dalla neutralità dei retro d’affiche che preparano il pubblico a un dialogo materico e silenzioso, nei lavori che seguono le sezioni dei manifesti riportano testi, date, personaggi celebri e non e luoghi accennati, che come in un rompicapo l’osservatore prova a astrarre e percepire andando oltre l’ovvietà delle citazioni mostrate.

Installation view, MIMMO ROTELLA 1945-2005
Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Sottoporticato, 2026
Ph Mattia Meirana
Courtesy Fondazione Mimmo Rotella
«Cerco di tenere conto delle impressioni e degli choc che ricevo ed ecco che compio un recupero delle immagini che non ha nulla a che vedere col dato figurativo puro e semplice».(Mimmo Rotella)
Tra le opere più celebri di questo intervallo temporale, Up-tempo (1957), Mitologia in nero e rosso (1962) e Il punto e mezzo (1963); contemporanee a queste ultime anche le opere dedicate a Marilyn Monroe, scomparsa nel 1962 e a J.F. Kennedy assassinato l’anno successivo, personaggi di spicco che si fanno portavoce di una riflessione sulle dinamiche e sui meccanismi della cultura di massa e sull’idolatria del consumo. La tecnica del décollage riconsidera l’immagine statica dei manifesti come un terreno aperto a variazioni che si attuano con il gesto imboccando strade impreviste e non per forza lineari; la stratificazione evidente nelle prime opere materiche si coglie nelle opere più tarde come riflesso di una comunità frammentaria e frammentata, che elegge a divinità idoli facenti parte del grande meccanismo consumistico criticato attraverso una lacerazione concreta e filosofica per mano dell’artista.
La forza dirompente del gesto-lacerazione è evidente anche nelle sovrapitture degli anni ’80 che mettono in dialogo l’opera di Rotella con i movimenti europei delle Transavanguardie, tra cui il graffitismo: tra le sperimentazioni più significative esposte vediamo due grandi pannelli della serie Blank, superfici che esaltano la trasparenza della materia fusa con le increspature degli strati sottostanti, come ad annullare visivamente l’immagine lasciando libere piccole aree.

8 1/2, 1963
riporto fotografico su tela | photographic reproduction on canvas
99 x 80 cm
Collezione privata | Private collection
Le ultime sezioni si concentrano su altri linguaggi scoperti e indagati dall’artista, tra cui gli artypo, i frottage e i riporti fotografici su tele emulsionate dove il colore introduce nelle immagini la dimensione temporale; un frame dalla pellicola di 8 e mezzo di Fellini, una cartolina dal Vaticano o ancora un Napoleone con autoritratto, ritrovano una seconda anima con patine colorate che le astraggono dalla concezione piú immediata e referenziale che si è abituati ad attribuire loro.
L’oggetto è un ulteriore focus di studio nella carriera di Rotella, portato a considerare anche la tridimensionalità con ready made ironici, assemblaggi catturati da teche di formaldeide e ceramiche, per chiudere un percorso di approfondimento a tutto tondo sulla materia, sulle sue identità e declinazioni artistiche e sociali. Nelle ultime sale sono esposte le opere realizzate durante gli Anni di Piombo che lasciano spazio agli episodi più dolorosi e tragici della storia italiana mantenendo un profondo legame con le tecniche utilizzate sino ad allora, ma con una maggior concentrazione sugli avvenimenti che hanno rivoluzionato la politica nazionale.

Commercio e unità, 1962
décollage su tela | décollage on canvas
88×116,2 cm
Collezione privata | Private collection
Approcciarsi a Mimmo Rotella attraverso questa esposizione significa avvicinarsi a una nuova prospettiva del nostro passato, un’eredità che restituisce cambiamenti, mode, eventi storici senza addentrarsi nel loro significato più intrinseco. Come afferma il curatore Alberto Fiz, “Rotella ha prodotto opere che deragliano continuamente, escono dalle rotte consentite per inerpicarsi in terreni inesplorati dove l’immagine naviga in mare aperto”.
Il Maestro non entra in punta di piedi, al contrario tocca la realtà con un gesto deciso e provocatorio per stimolare una critica più profonda e consapevole dei meccanismi che hanno portato alla società contemporanea, tra sviluppi e fantasmi non ancora svelati.



