Il nono episodio di Street Art: Urban Stories, il podcast ideato da Wunderkammern e condotto da Giuseppe Pizzuto, è dedicato a uno dei linguaggi più iconici e riconoscibili dell’arte urbana: il muralismo. Ospite della puntata è Alice Pasquini, artista visiva tra le più affermate della scena internazionale, da anni attiva tra spazio pubblico, gallerie e musei.
Il muralismo ha origini antichissime. Già in epoca preistorica, le pareti di grotte e ripari naturali venivano utilizzate per raccontare storie, tramandare conoscenze o compiere riti collettivi. Dalla pittura rupestre all’affresco medievale, fino alle decorazioni rinascimentali, l’idea di “scrivere sui muri” ha sempre avuto una funzione sociale, religiosa o politica. Ma è nel Novecento, con il Muralismo Messicano, che questa pratica assume una nuova identità pubblica, diventando uno strumento di espressione popolare e politica.
I murales dei grandi maestri come Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e José Clemente Orozco non erano semplici decorazioni, ma veri manifesti visivi, capaci di raccontare la storia e le lotte del popolo, parlando direttamente a chi li attraversava. La strada diventava museo, aula scolastica, teatro civile. Questa tensione tra bellezza e messaggio, tra monumentalità e quotidianità, è una delle eredità più potenti lasciate dal muralismo moderno all’arte urbana contemporanea.
Nel tempo, il murales si è evoluto in forme diverse, adattandosi ai linguaggi e alle urgenze del presente. Dai quartieri popolari alle facciate dei palazzi, dalle scuole alle fabbriche dismesse, i muri oggi diventano superfici narrative, spazi di incontro e di risignificazione. In molte città, il muralismo è stato adottato come strumento di rigenerazione urbana: non solo per abbellire, ma per restituire senso e identità a luoghi marginalizzati o svuotati di funzione.
L’arte pubblica, in questo senso, assume un ruolo ambivalente. Da un lato è strumento di partecipazione e racconto collettivo; dall’altro rischia talvolta di essere assorbita in strategie istituzionali di marketing urbano. Il confine tra intervento spontaneo e progetto commissionato, tra gesto libero e intervento pianificato, è oggi sempre più sottile.
In questo scenario si colloca il lavoro di Alice Pasquini, artista che ha fatto del muralismo il suo linguaggio principale. Le sue opere, realizzate in decine di città nel mondo, esplorano con sensibilità temi legati all’identità, alla femminilità, alla memoria, alla relazione tra persone e contesto. Il suo approccio visivo, narrativo ed empatico, dimostra come il murales possa essere ancora oggi uno strumento potente di dialogo urbano, capace di creare connessione emotiva e attivare uno sguardo nuovo sul quotidiano.
Il muralismo contemporaneo si nutre di molteplici influenze: pittura, illustrazione, grafica, fotografia. Ma resta profondamente legato al contesto in cui si inserisce. Un buon murales, infatti, non è mai un’opera isolata: è parte di un ecosistema urbano, dialoga con l’architettura, con la luce, con la storia del luogo e con le persone che lo abitano. È per questo che ogni intervento nello spazio pubblico implica una responsabilità, un’attenzione specifica al territorio.
Nel raccontare il muralismo oggi, non si può ignorare il suo valore pedagogico, simbolico e politico. Che si tratti di una facciata scolastica o del muro di una metropolitana, il murales continua a essere una forma d’arte profondamente democratica: visibile, accessibile, non selettiva. E anche per questo, uno degli strumenti più forti di narrazione visiva del nostro tempo.
L’episodio è disponibile su Spotify, Amazon Music/Audible, Deezer e Spreaker, insieme agli altri appuntamenti del podcast che esplorano i linguaggi, i protagonisti e le trasformazioni della street art contemporanea.


