Sulle tracce di Odisseo: ad Itaca scoperto un nuovo sito dedicato all’eroe

Itaca e Ulisse. Anzi, Itaca e Odisseo – non ce ne voglia Livio Andronico, ma Ulisse lo lasciamo a Dante e Joyce.

Due parole che attraversano i millenni indissolubilmente legate tra loro, e che evocano un immaginario di regni e viaggi leggendari, scolpiti come pietre miliari della cultura occidentale. Regni e viaggi che in tanti hanno tentato di agganciare alla realtà, a cui da sempre si tenta di dare un fondamento storico, una veste di concretezza e tangibilità. Ma se con l’altro grande poema epico della grecità, l’Iliade, il visionario (in tutte le sfumature di significato) Schliemann ebbe immensa fortuna, la ricerca della mitica casa di Odisseo sull’isolotto delle Ionie rimane la “grande sconfitta” dell’avventuriero tedesco – e dei molti archeologi che dopo di lui hanno tentato la quête.

Infatti, nonostante i numerosi tentativi di collegare pressoché ogni resto di epoca protostorica alla reggia del sovrano di Itaca, dal sito di Alalkomenes sull’Aetos, a quello della collina di Pilikata a nord di Stavros, la posizione di quest’ultima rimane ancora ignota (chissà perché verrebbe da dire…). Eppure, l’eroe omerico è onnipresente sull’isola, è ormai da tempo accertato che la sua figura fu oggetto di culti e onori già a partire dall’età classica, e ora – finalmente – sappiamo che almeno un luogo di devozione era espressamente a lui dedicato.

Odysseus kills the suitors of his wife Penelope on the island of Ithaca Photo- Culture Club Getty Images

Durante il proprio soggiorno nelle Isole Ionie tra il 1823 e il 1824, Lord Byron visitò – ovviamente – anche Itaca, e gli indigeni lo accompagnarono ai piedi del monte Exogi, nella località nota oggi come Ayos Athanasios, a visitare le rovine di un edificio qualificato come antico santuario dedicato ad Odisseo e chiamato “la Scuola di Omero” (ironicamente paradossale che l’edificio di cui parliamo sia uno dei pochissimi a non essere toponomasticamente legato a Odisseo, ma il sospetto che “la professione” dell’eccentrico nativo di Londra c’entri qualcosa col nome dato alle rovine rimane…).

Proprio la qualifica di santuario votato a Odisseo ha spinto chiunque fosse interessato a scoprire la verità oltre la leggenda a concentrare le proprie ricerche anche qui, Schliemann compreso. Al termine della campagna di scavo condotta sistematicamente dall’Università di Ioannina dal 1994 al 2011, il direttore degli scavi Thanasis Papadopoulos ha persino creduto di aver finalmente identificato la reggia di Odisseo e Penelope (per cui aggiungiamo Ayos Athanasios alla lista di cui sopra).

Fragment of a tile from the Hellenistic period with the name of Odysseus Photo- courtesy Greek Ministry of Culture

Ora, una nuova campagna di indagini e di riesame dei materiali raccolti in precedenza, iniziata nel 2018 sempre a cura dell’Università di Ioannina, sotto la supervisione scientifica di Yannis Lolos e di Christina Marabea, sta facendo chiarezza in merito, sostenendo la convincente ipotesi che l’edificio sia stato, almeno durante il periodo ellenistico e romano (III sec. a.C. – II sec. d.C.), un heroon, vale a dire un luogo sacro espressamente votato al culto dell’eroe Odisseo.

I resti si estendono su due terrazze naturali, connesse tra loro da un passaggio a gradini scavati nella roccia, e si innestano direttamente al di sopra delle scenografiche formazioni rocciose che caratterizzano l’area ai piedi dell’Exogi. Sulla terrazza superiore, una massiccia struttura a torre è chiaramente di epoca ellenistica, mentre i resti della terrazza inferiore, un grande edificio rettangolare con nicchie lungo tutti i muri perimetrali, sono più difficilmente collocabili da un punto di vista cronologico, ma potrebbero essere coevi o successivi.

I materiali rinvenuti testimoniano che l’area è stata oggetto dell’occupazione umana da tempi remoti. Schegge di selce e frammenti di ceramica rimandano al Neolitico finale. Diversi frammenti di kylikes, calici ad alto fusto e coppa larga, anche e soprattutto in associazione alle grosse mura “ciclopiche” e a un’imponente cisterna, rimandano chiaramente alla Tarda Età del Bronzo. Sono questi ultimi i resti che Papadopoulou identifica come il palazzo di Odisseo (secondo il classico e sempre pericoloso paradigma età micenea = età degli eroi), e sebbene nulla attesti palesemente la presenza di un edificio di natura palaziale, come quelli ben più famosi di Tirinto o Pilo, è evidente che il sito durante le fasi finali del Bronzo svolgeva un’importante funzione di controllo delle terre circostanti e delle abbondanti risorse idriche.

The site of the School of Homer in Ithaca where the sanctuary of Odysseus was found Photo- courtesy Greek Ministry of Culture

Le testimonianze che più ci interessano, tuttavia, rimandano – come dicevamo – al periodo ellenistico-romano. Grossi frammenti di perirrantheria, bacini d’acqua per uso sacrale, monete di varia provenienza, oggetti in materiali diversi, anche preziosi, e nicchie per offerte votive con iscrizioni testimoniano il carattere sacro-rituale delle strutture coeve, nonché un’assidua frequentazione da parte di devoti da molte parti del mondo greco-romano. Tra gli oggetti rinvenuti risultano particolarmente interessanti alcuni frammenti di tegole in terracotta, che recano graffito o impresso proprio il nome dell’eroe omerico, in un caso al dativo – quindi nella formula dell’offerta “a Odisseo”, probabilmente di un pellegrino in visita – in altri casi addirittura al genitivo – quindi nella possibile formula del possesso, che certifica in modo piuttosto inequivocabile l’appartenenza e la pertinenza del luogo all’eroe.

Proprio queste testimonianze, unitamente al riesame di altri oggetti rinvenuti durante la campagna di scavo di William Dörpfeld agli inizi del ‘900, su tutti un piccolo busto bronzeo di epoca romana, la cui iconografia rimanda a quella coeva caratterizzante l’eroe, hanno spinto Lolos e la sua equipe a identificare la Scuola di Omero con quell’Odysseion di Itaca, noto agli studiosi grazie a un’iscrizione con decreto del popolo itacense, rinvenuta a Magnesia in Asia Minore e databile attorno al 206 a.C., all’interno del quale si svolgevano persino degli Odysseia, dei giochi in onore dell’eroe.

La ricerca della mitica rocca di Odisseo è ancora lungi dall’essere terminata (e chissà se un giorno – finalmente – smetteremo di cercarla), ma forse ricercare la verità storica dietro il più famoso dei nativi di Itaca non dovrebbe identificarsi con la ricerca delle presunte vestigia del suo passato, quanto nel tentativo di comprendere e interpretare quanto la sua figura abbia improntato e condizionato la vita delle comunità del passato legate alla sua terra e – quindi – alla sua storia.

Probabilmente – sotto questa luce – l’Odysseion di Ayos Athanasios è più emozionante della rocca di Ulisse. Anzi, Odisseo.

CYFEST 17 poster announcing the International Media Art Festival: Natura Naturans—Human Beings, Nature, Landscape; May 8–Aug 31 at CREA Cantieri del Contemporaneo, Venice.

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Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari
Massimiliano Carbonari (Perugia 1994) lavora presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo. Archeologo e storico per studi e passione, è ideatore e autore del podcast "Ceraunia - Storie di Archeologia", con cui cerca di raccontare l'archeologia e il passato dell'uomo ad un pubblico quanto più vasto possibile

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