Suzanne Kite, più comunemente nota come Kite, è un’artista, compositrice e ricercatrice espatriata dalla tribù Oglála Lakȟóta pressoché unica nel suo genere. Dal 2018, questa insolita personalità ha infatti coniugato l’alta tecnologia dell’Intelligenza Artificiale (AI) e machine learning con la pratica artistica autoctona, unendo la rigorosa formazione in violino classico ottenuta durante gli studi all’Università di CalArts a una particolare curiosità per la tecnologia.
Dopo aver conseguito un Master in Belle Arti presso il Bard College, dove attualmente dirige il Lab di Intelligenza Artificiale Indigena, Kite ha portato avanti i suoi studi presso l’Università Concordia di Montreal. Qui, il suo percorso ha la peculiarità di aver abbracciato l’incrocio tra l’ontologia della propria tribù, l’IA e la pratica artistica contemporanea. Kite quindi, dedita alla fusione di discipline apparentemente inconciliabili, diventa il vessillo dell’innovazione e del trasporto culturale.
Proprio quest’anno ha visto il debutto del progetto “Cosmologyscape”, una collaborazione con Alisha B Wormsley commissionata da Creative Time. Il progetto è stato concepito come un sito online in cui il pubblico ha la possibilità di condividere i propri “sogni”. Le opere ricevute verranno trasformate in sculture, la cui presentazione avverrà nel corso dell’autunno a Brooklyn.
Ma la prolifica attività di Kite non si ferma qui. L’artista è infatti impegnata in tre delle oltre 60 mostre organizzate nell’ambito dell’iniziativa PST ART della Getty Foundation a Los Angeles. Le sue opere saranno inoltre protagoniste della prima mostra europea solista “Night as Root (haŋ‑)” presso la NOME gallery di Berlino e, il prossimo anno, inaugurerà la sua prima importante mostra istituzionale statunitense presso l’IAIA Museum of Contemporary Native Arts a Santa Fe.
Nel corso delle sue esperienze, ha sperimentato con una serie di tecnologie emergenti, tanto da costruire i propri interfacce fisiche personalizzate. Nel 2018 ha realizzato il primo pezzo d’arte basato sull’apprendimento automatico, intitolato “Listener”. “Listener” si concretizza in un’iterazione tra la performer, che mediante movimenti del suo corpo modifica sonorità e video, e un sistema che, basato sul machine learning, interagisce con l’artista, innescando un dialogo tra input fisico e output tecnologico.
Le competenze di Kite non si sono comunque fermate al machine learning. Ha infatti iniziato ad applicare le sue conoscenze e abilità nell’ambito di natural language processing. Nel suo lavoro, Kite riesce a unire tecnologia e tradizione, ricercando un equilibrio tra la sensibilità artistica ed etnica indigena e le potenzialità delle nuove tecnologie.
Il suo racconto dimostra come sia possibile unire tradizione e innovazione, cultura e tecnologia, offrendo prospettive uniche e coinvolgenti. La figura di Kite incarna l’esplosione di una contemporaneità in cui l’avvento della tecnologia non si scontra con l’eredità di un patrimonio culturale indigeno. Un’artista che, attraverso il proprio percorso, dimostra che, piuttosto che escludersi a vicenda, tradizione e innovazione possono fondersi in un connubio di espressione artistica che rifiuta ogni contrapposizione lineare, aprendosi a una pluralità di linguaggi e interpretazioni.



