“Chi ci deruba dei nostri sogni ci deruba della vita”, così proclama il protagonista androgino e viaggiatore del tempo di Virginia Woolf nel romanzo eponimo Orlando (1928). Entrando a I Challenge You to Love Me, la provocatoria mostra retrospettiva dell’artista e fotografa Diana Blok (nata in Uruguay, 1952), l’esuberanza di vita di Orlando, i mutanti ruoli di genere e lo spirito tagliente si sprigionano dai ritratti, dagli still life e dai paesaggi incastonati nelle pareti della galleria.
La mostra, curata da Blok e Hripsime Visser, ex curatrice di fotografia del Stedelijk Museum di Amsterdam, ripercorre cinquant’anni di sfida alle norme e alle aspettative di genere, comunicando temi contemporanei come la violenza di genere, i diritti delle donne, l’identità sessuale e la discriminazione razziale.
Per i passati cinquant’anni, Diana Blok, artista visiva e fotografa residente ad Amsterdam, ha sondato le permeabili frontiere dell’identità attraverso la narrazione delle storie altrui, concentrandosi su se stessa e su comunità spesso ai margini della società, per comprendere meglio la diversità di genere, di identità e sessuale. Ispirata dalla mitologia, dagli archetipi storici e dal desiderio di approfondire le proprie radici aeree e identità trans-culturale, Blok ha iniziato come fotografa ritrattista autodidatta, rivolgendosi a se stessa come modella prima di spostare la sua lente sulle storie altrui.
La pratica artistica di Blok ruota attorno alla fotografia delle vite di individui e comunità per i quali genere, sessualità e identità non sono stati fissi, ma soggetti a cambiamento. Blok riesce a catturare la crisalide – l’istantanea di transizione tra uno stato di esistenza e un altro, metafora efficace del faticoso, ma necessario, processo di crescita e cambiamento.
Negli scatti di Diana Blok, ogni ritratto non è solo un’immagine, ma un racconto intimo della vita dell’individuo ritratto, un quadro complesso fatto di sfumature nuanced, delle loro lotte e delle loro vittorie, delle rivendicazioni di diritti e libertà e della forza inestimabile dell’amore e della resilienza.
Nell’esposizione, viene dato spazio alla dimensione politica e sociale delle opere dell’artista, trattando temi come la violenza di genere, i diritti delle donne, l’identità sessuale e la discriminazione razziale. Blok non ha paura di esplorare argomenti controversi o tabù, ma lo fa con sensibilità e rispetto, dimostrando un notevole impegno nell’abolire pregiudizi e stereotipi.
Nel suo percorso di sfida alle convenzioni di genere e sessualità, insieme alla sua passione per individuare e raccontare storie altrui, Diana Blok ci ricorda che la visualizzazione può essere un potente strumento di trasformazione sociale. E’ una testimonianza vivente dell’importanza e della necessità del cambiamento, della fluidità, dell’esplorazione dell’identità e dell’abbattimento di barriere rigide che limitano l’espressione individuale e la libertà.
Capturing Chrysalis è una straordinaria opportunità per immergersi non solo nel pensiero e nell’arte di Diana Blok, ma anche per riflettere sugli stessi dettami culturali e sociali che definiscono genere e sessualità. Questa mostra è una chiamata a sfidare l’ordine stabilito, a cercare comprensione e empatia e a celebrare la diversità nella sua più ampia gamma di espressioni.



