TEFAF Maastricht 2026: vendite, record e boom dell’arte contemporanea nella fiera dei 7.000 anni di storia

È marzo, è tempo di Tefaf. Come ogni anno, con la primavera alle porte, il circus del mercato dell’arte si stabilisce a Maastricht per un’intera settimana. Girovagando per i corridoi di Tefaf (The European Fine Art Fair) ci si perde nelle epoche, si viaggia per millenni attraverso i capolavori esposti. Da busti romani a porcellane cinesi, da oli rinascimentali a tele ultra-contemporanee, a Tefaf c’è il meglio dell’arte di ogni epoca (o quasi). Ed è stata proprio l’arte contemporanea a giocare un ruolo decisamente importante in quest’edizione 2026.

L’edizione appena conclusasi, organizzata dalla European Fine Art Foundation, si è tenuta dal 12 al 19 marzo presso il Maastricht Exhibition and Conference Center, con oltre 270 gallerie partecipanti (277 per l’esattezza, 5 in più dello scorso anno).

Tefaf si descrive come una fiera che abbraccia 7.000 anni di storia dell’arte. Per molto tempo, quei 7.000 anni hanno riguardato principalmente oggetti antecedenti al XX secolo: statuette egizie, busti romani, maschere africane e pezzi rococò. Nell’ultimo decennio, rispondendo a un importante cambiamento nei modelli di collezionismo, la fiera ha abbracciato l’arte contemporanea.
Convincere i giovani a guardare dipinti e sculture molto antichi si è rivelato una sfida impervia. Sebbene sia sempre zeppa di old masters e lavori realizzati prima del XX secolo, nel corso degli anni la fiera ha aumentato la presenza di gallerie e di opere d’arte contemporanea.

La fiera, come ogni anno, è riuscita a fondere armoniosamente dipinti di maestri antichi, antichità classiche, arte moderna e contemporanea, fotografia, gioielli e design del XX secolo. È un viaggio piuttosto lungo da Amsterdam, quindi chi lo intraprende lo fa con un obiettivo preciso: acquistare. Quest’anno i collezionisti, o chi per loro, erano presenti in massa. Già nella prima ora, una raffica di bollini rossi segnalava acquisti rapidi. L’atmosfera è stata grandiosa come sempre, con il caratteristico mix di tesori da museo, cibo squisito e splendore floreale che contraddistingue TEFAF. Uno tsunami di fiori scendeva a cascata dal soffitto, ognuno avvolto in una teca di vetro, e sembrava fluttuare senza peso, sostenuto da fili quasi invisibili.

Le giornate VIP hanno fatto ciò che le migliori edizioni di questa fiera fanno sempre: ricordare a tutti che quando la qualità è quella giusta e i collezionisti sono presenti, il mercato si muove. L’affluenza è aumentata di oltre il 5% durante i giorni di anteprima. La rappresentanza di musei e istituzioni è cresciuta di oltre il 10%, con 450 istituzioni presenti in diverse forme – direttori, curatori, gruppi di mecenati.

Virginie Demont-Breton (1859–1935) , L’homme est en mer (1887–1889), Van Gogh Museum, Amsterdam

Le acquisizioni istituzionali non si fanno attendere, con la Galleria 19C che ha venduto il monumentale L’homme est en mer (1887-1889) di Virginie Demont-Breton al Museo Van Gogh, per una stima che oscilla tra i 500.000 e 1 milione di euro. Il significato è duplice: Van Gogh conosceva la composizione attraverso una stampa e ne realizzò una copia dipinta nel 1889, il che fornisce una giustificazione diretta per l’acquisizione dell’opera. Agnews ha venduto l’eccezionale Uomo con berretto rosso piumato (1654) di Willem Drost alla Collezione Leiden, la più importante collezione privata al mondo di dipinti di Rembrandt e della Scuola di Rembrandt: una collocazione logica per un’opera di grande importanza. Nel corso dei due giorni di preview Colnaghi ha venduto quattro importanti dipinti: un Tintoretto a una collezione privata americana, un lavoro di Lavinia Fontana in Asia, opere di Julius Hübner e Alonso Cano rispettivamente a collezionisti americani ed europei. La romana Berardi ha comunicato di aver venduto più di dieci opere.

Sul fronte dell’arte contemporanea, numeri di rilievo per GRIMM (New York), al suo debutto in fiera, che ha venduto quattordici opere, tutte nuove creazioni realizzate appositamente per Tefaf. Artisti che vanno da Angela Heisch, Michael Raedecker, Caroline Walker a Robert Zandvliet, con prezzi fino a 200.000 euro.

Ludorff ha piazzato sette opere nella sola giornata di apertura, tra cui un’opera di Max Pechstein a 690.000 euro, un’opera di Gerhard Richter a 350.000 euro e un lavoro di Bridget Riley a 250.000 euro. Jacques, alla sua prima partecipazione, ha venduto opere di Eileen Agar e Sheila Hicks il primo giorno, sottolineando l’alto livello dei collezionisti presenti alla fiera quest’anno.

Il Cuore di Edvard Munch è stato venduto da Galleria K a un collezionista privato per circa 250 mila euro. La britannica William Weston ha trovata casa ad un collage di Victor Vasarely e ad un Ritratto di Jacqueline di Picasso, entrambi per cifre a 5 zeri.

Stuart Lochhead Sculpture ha venduto il Vaso di Nerone, un oggetto del I secolo d.C. che un tempo faceva parte della Domus Transitoria, a un museo statunitense per circa 1,8 milioni di sterline. Nella sezione di arte antica, Plektron Fine Arts ha venduto nei primi cinque minuti di fiera l’Anfora di Memnone, descritta come la più bella opera superstite del Gruppo di Memnone, con iscrizioni in alfabeto ionico. L’acquirente è un’istituzione privata europea.

La casa editrice Dr. Jörn Günther Rare Books ha guidato la sezione antiquariato con la vendita del Tacuinum Sanitatis del Liechtenstein. La cifra? Ben 5 milioni di franchi svizzeri: una transazione di manoscritti che raramente avviene in pubblico e che, quando accade, suscita grande interesse.

La star incontrastata della fiera? Beh non ci sono dubbi che sia stato Salvator Mundi de Ganay presentato da Agnews Gallery di Londra. Abbiamo ancora in mente quel novembre 2017, quando ad aggiudicarsi il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci è stato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman per la cifra sbalorditiva di 450 milioni di dollari. Ora, meno di un decennio dopo, un’altra versione del celebre ritratto di Gesù è in vendita presso lo stand della Agnews Gallery di Londra, sebbene il proprietario della galleria, Lord Anthony Crichton-Stuart, si sia rifiutato di rivelarne il prezzo. Attribuita alla bottega di Leonardo da Vinci tra il 1507 e il 1513, questa edizione fu esposta per la prima volta a Parigi nel 1866 ed è nota come “versione de Ganay”. Alta poco più di sessanta centimetri e dipinta su una tavola di noce, l’opera presenta alcune lievi differenze rispetto al dipinto da 450 milioni di dollari, in particolare per quanto riguarda le pieghe del tessuto e la posizione delle mani, ma gli esperti ritengono che possa essere la più fedele all’idea originale del maestro rinascimentale.

Quest’anno, la fiera ha registrato all’incirca lo stesso volume di vendite dei primi giorni dell’edizione passata. A questo punto la domanda è se l’identità del TEFAF, in quanto unica grande fiera internazionale dedicata ad antichità, antichi maestri e mobili d’epoca, sia stata erosa dal suo abbraccio al contemporaneo. Va però sottolineata l’innata curiosità dei collezionisti nel conoscere il meglio dell’arte, contemporanea inclusa. Il mix artistico proposto da TEFAF è un ottimo compromesso. Non è un’impresa come Art Basel, in termini economici, e vi è un pubblico che altrimenti le gallerie del contemporaneo non sono in grado di intercettare.

I collezionisti provenienti dai Paesi Bassi sono stati i più comuni in quest’edizione, secondi solo a Germania e Stati Uniti. D’altronde gli americani sono la chiave del successo di tutte le grandi fiere. ”La gente si sveglia quando i musei americani sono interessati”, è questa una delle considerazioni che meglio può descrivere l’edizione appena conclusa di Tefaf Maastricht.

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Andrea Cacàci
Andrea Cacàci
Art dealer e gallery manager presso la Galleria 1/9unosunove di Roma. Laureato in Storia dell’Arte all’Università “La Sapienza” di Roma e con un master in Art Management presso la Luiss BS. Ha sempre dedicato un’attenzione particolare all’arte contemporanea e ultra contemporanea, alle sue dinamiche e al punto d’incontro tra arte ed economia.

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