The Arndt Collection arriva in Grecia: il collezionismo nomade di Matthias e Tiffany Wood-Arndt

“I fondi sono limitati, ma il cielo non ha limiti.” In questa frase è la filosofia di Matthias Arndt e della moglie Tiffany Wood-Arndt. Due vite dedicate all’arte seguendo il cuore, più che le quotazioni di mercato, e supportando i giovani creativi contemporanei a qualsiasi latitudine.

Le oltre 350 opere della loro collezione, ospitate nello spazio The Artbarn costruito in Australia vicino alla loro casa, hanno attraversato tre continenti. Il cuore della collezione, 40 opere che hanno vissuto e viaggiato con la famiglia tra Berlino, Singapore e Melbourne, è stato esposto per la prima volta in una mostra “The Arndt Collection” (2023-2024) al SAM – Shepparton Art Museum in Australia. Oggi,  grazie a donazioni fatte attraverso la Fondazione che porta il loro nome (The Arndt Family Art Foundation), alcune opere si trovano nelle Gallerie Nazionali di Melbourne e Berlino

Quest’anno Matthias Arndt e la moglie realizzeranno un sogno: l’Europa. I due progetti più recenti, infatti, hanno come palcoscenico la Grecia, culla di una cultura millenaria tra arte, architettura e filosofia. 

A Kypseli, quartiere di Atene vivace e ricco di storia, hanno restaurato un appartamento storico degli anni ’30 per trasformarlo in uno spazio d’arte privato, che sarà anche casa e sede dell’attività di consulenza d’arte in Europa. Tracce del passare del tempo, come le tappezzerie sbiadite e il parquet consumato,  faranno da scenografia a pezzi unici dell’arte contemporanea ellenica ed internazionale. L’Arndt Salon and Private Artspace, appena inaugurato, ospita la mostra “HOMECOMING” curata da Polina Kosmadaki e visitabile fino al 18 Luglio 2026.

Nell’isola di Samos, quest’estate, verrà inaugurata una residenza per artisti, dedicata alle sperimentazioni delle nuove voci dell’arte contemporanea, locale e internazionale. La sede è un antico frantoio, che, “trasformato in uno spazio unico per artisti, curatori e menti creative” ha dichiarato Matthias Arndt, “diventerà un luogo di riflessione, ispirazione e creazione.”

Un collezionismo visionario, attivo e sensibile alle dinamiche contemporanee, il cui seme è germogliato nella mente di un Matthias Arndt ancora adolescente. In questa intervista per Artuu Magazine ci svela come la scoperta dell’arte si sia trasformata nella passione di una vita condivisa con la moglie prima e il pubblico degli amanti dell’arte poi.

Portrait of a man with short brown hair and round glasses, wearing a navy blazer and white tee, standing before an abstract pink, black, and white mural.
Matthias Arndt portrait_by Elke Meitzel

C’è un momento preciso in cui ha capito che l’arte sarebbe diventata parte della sua vita? 

Amo l’arte da quando ero adolescente. Il primo incontro è stato uno shock, quasi un’iniziazione. Avevo quattordici o quindici anni e stavo visitando con la mia scuola le gallerie scientifiche dell’Hessisches Landesmuseum di Darmstadt. A un certo punto mi persi e mi ritrovai in una sala che mi colpì profondamente, senza nemmeno capire cosa stessi guardando. Quando la mia insegnante mi raggiunse, mi disse che ero finito nella sezione dedicata all’arte.

Quella sala ospitava un’installazione monumentale di Joseph Beuys, realizzata in feltro e rame, che rappresentava un crocifisso. I miei genitori mi raccontarono che, da bambino, quando visitavamo le chiese, ero ipnotizzato dai crocifissi e dai maestri antichi come Masaccio o Piero della Francesca. Credo di aver sempre avuto questa attrazione, ma è stato solo in quel momento, al museo, che ho capito che l’arte è un linguaggio, un modo di esprimere il proprio universo interiore. È questo che mi ha catturato e solo più tardi nella vita ho compreso che l’arte poteva rendermi davvero felice.

Joseph Beuys – Pietà – ca 1952 – Arndt Collection

Come ha costruito la sua collezione?

Si è sviluppata in modo molto organico. Sono nel mondo dell’arte contemporanea, infatti, da più di trentacinque anni. Ho iniziato lavorando per alcune gallerie, poi nel 1994 ho aperto le mie attività, Arndt & Partner e Arndt Fine Arts. Per venticinque anni ho costruito una rete di gallerie tra Berlino, Zurigo e Singapore. Come mercante d’arte avevo un codice etico personale molto rigido: non potevo collezionare, perché avrei avuto la possibilità di scegliere per primo le opere, sottraendole ai miei clienti. Molto corretto nei loro confronti, molto stupido nei miei. Nel 2015 io e mia moglie abbiamo trasformato quel modello di business, passando da galleria commerciale a consulenza privata, ciò che oggi definiamo un’art agency. È stato allora che abbiamo potuto, finalmente, iniziare a collezionare arte per noi stessi.

La nostra è una collezione eclettica di artisti internazionali viventi. Non collezioniamo per investire e non seguiamo consapevolmente le tendenze del mercato, né abbiamo un focus geografico. Solo in un secondo momento ci chiediamo da dove provenga l’opera. I fondi sono limitati, ma il cielo non ha limiti. Ci affidiamo esclusivamente ai nostri gusti personali. Ci sono lavori di artisti che ho sempre desiderato possedere, tra tutti Joseph Beuys, ma anche altri conosciuti in occasioni specifiche, come la giovane artista indonesiana di nome Murni conosciuta quando vivevamo in Asia. Abbiamo acquistato anche un’opera di Andy Warhol, che ritrae Joseph Beuys. 

Quando ci siamo trasferiti in Australia, cinque anni fa, è nato in noi un forte interesse per gli aborigeni. L’arte delle First Nations australiane affascina profondamente sia me che Tiffany. Oggi possediamo più di quaranta lavori, molti dei quali sono dipinti di artisti emergenti , ma ci sono anche opere di alcuni maestri moderni. Volendone citare solo alcuni: Zachariah Fielding è un giovane cantante e performer straordinario che ha iniziato a dipingere solo recentemente ed è già diventato una vera star in Australia; Sally Gabori è tra le più grandi artiste moderne dell’arte aborigena; Emily Kaam Kngwarreye è un’altra artista aborigena molto considerata sia in Australia che all’estero.

Oggi possediamo tra le 350 e le 400 opere. Qualsiasi somma potremo permetterci di destinare all’arte la useremo sicuramente per acquistare nuovi disegni, dipinti, installazioni e sculture. 

Per goderci la collezione, ed aprirla ad altri amanti dell’arte come noi, abbiamo costruito un nostro spazio d’arte nella campagna dove viviamo vicino a Melbourne. Lo abbiamo chiamato The Artbarn: un edificio contemporaneo, troppo piccolo per essere un museo, concepito non come galleria commerciale, ma piuttosto come uno spazio in cui esprimerci e sperimentare in totale libertà. Qui, ogni anno, organizziamo mostre per presentare la collezione e le acquisizioni più recenti, invitando ad esporre anche artisti internazionali. Attraverso il sito web e Instagram, invece, rendiamo la collezione accessibile, cosicché curatori e altri professionisti possano visionarla e scegliere opere da esporre nei loro progetti. 

Two-story concrete block house with large open rectangular window openings on a grassy lawn under a bright blue sky.
The Artbarn_CapeSchanck

Quale opera della sua collezione custodisce il ricordo più prezioso?

Sono due in realtà. Una è un dipinto del XV secolo di Lippo d’Andrea, datato 1430: una tavola rinascimentale a fondo oro legata ai miei primi ricordi d’infanzia, quando l’arte delle chiese e l’arte medievale mi introdussero nel mondo dell’arte. Quest’opera viaggia sempre con me. Nel momento in cui l’ho acquistata, i maestri antichi costavano meno dell’arte contemporanea, cosa piuttosto folle a pensarci oggi. 

Un’altra è un lavoro del 2008 di George Condo intitolato The Smoking Bum. Quando arrivò la crisi finanziaria globale e noi eravamo convinti che il sistema monetario sarebbe crollato, pensai di investire tutto ciò che avevamo in un’opera d’arte. Andai in galleria e mi trovai a scegliere tra un piccolo Pablo Picasso e quest’opera di George Condo, un artista che abbiamo sempre amato. Possiamo quindi dire che, in un momento di crisi economica, scegliemmo l’amore.

Iconic religious scene: Mary kneels in a chapel interior before a haloed, standing Jesus who blesses or speaks from a raised platform.
Lippo dandrea Christ appearing to his mother Florence 1377 – After 1427 – Arndt Collection

Oggi è possibile creare una collezione senza investire somme enormi di denaro?

Sì, è possibile, se si riesce a creare una connessione con gli artisti e si è attenti a ciò che accade nel presente. I giovani collezionisti dovrebbero partire dagli artisti emergenti contemporanei, meno costosi e più bisognosi di sostegno, e capire cosa li colpisce, iniziando dal proprio contesto geografico. Un’altra opportunità è rappresentata dagli artisti sottovalutati dal mercato, che meritano di essere valorizzati. Il secondo passo sarà osservare ciò che accade altrove, perché l’arte è un linguaggio universale, parte di un mercato globale. I social media, Instagram e le fiere internazionali sono strumenti perfetti per avere una visione più ampia. Ad un certo punto, però, arriva la consapevolezza che la passione iniziale si sta trasformando in qualcosa di più serio. Allora diventa necessario, secondo me, confrontarsi con qualcuno che abbia una visione più ampia, anche con altri collezionisti più maturi. Circondarsi della giusta rete di relazioni è fondamentale.

I collezionisti influenzano il mercato dell’arte contemporanea?

I collezionisti hanno un’enorme influenza. Danno l’esempio, creano nuovi pubblici, possono agire più rapidamente ed essere a volte più competenti dei dirigenti delle istituzioni pubbliche, ma solo alcuni sono in grado di plasmare il mondo dell’arte. Molti utilizzano la propria influenza e comprensione delle dinamiche di questo mondo per sostenere gli artisti: questo è il ruolo che mi sono ritagliato all’interno di questo sistema.

Diverse collezioni si sono trasformate in musei privati e oggi sono più grandi, meglio attrezzate e più professionali di tanti musei statali. Un esempio eccellente è quello del collezionista David Walsh, che ha trasformato completamente il panorama culturale della Tasmania. Più di dieci anni fa ha fondato un museo privato, il Museum of Old and New Art (MONA) facendo raddoppiare il numero di turisti diretti in Tasmania.

Room with peeling wallpaper and damaged ceiling, a vibrant abstract painting centered on the wall.
Private Artspace of Matthias Arndt and Family on Ithakis Street Athens 3

Quali sono le tendenze attuali e future del collezionismo?

Come collezionista e osservatore, posso risponderti che ci sono alcune categorie più ricercate: l’arte astratta e gli artisti emergenti, in particolare le donne e gli artisti della diaspora asiatica. Alcuni esempi sono Soko (Sol Kordich), una giovane artista visiva argentina di Buenos Aires che vive a Berlino, Xiao Wang e Sylvia Ong, di cui abbiamo acquistato alcune opere.

Molti collezionisti in Australia, ma anche a livello internazionale, stanno sostenendo e acquistando l’arte indigena aborigena, africana e asiatica, perché è estremamente autentica, libera da condizionamenti e visivamente molto potente.

Quali sono le nuove opportunità e le sfide per i collezionisti nell’era digitale?

Come collezionista ed esperto, direi sicuramente e senza alcun dubbio che il digitale è destinato a rimanere. Possiedo una bellissima opera di Refik Anadol, un artista di grande rilievo che realizza monumentali “data paintings”, ma l’arte digitale non è ancora un tema centrale per noi, forse perché non ho ancora visto opere che mi abbiano davvero entusiasmato.

Le prossime generazioni di collezionisti saranno più attratte dalla partecipazione all’esperienza artistica che dal possesso fisico dell’opera d’arte. Per questo motivo sono convinto che NFT, arte digitale e tutte le forme artistiche intangibili, che saranno più vicine alla nostra quotidianità e alle trasformazioni della nostra società, avranno sicuramente un ruolo importante.

Poster for Gianfranco Meggiato's 'in ITINERE' exhibition in San Quirico d’Orcia, July 25–Nov 1, 2026, featuring white abstract sculptures on a grassy hill.
Poster featuring an illustrated man wearing a cap and white sunglasses, blowing a large pink bubble, with a pink polka-dot background and bold title text above.

Newsletter

Follow us

Scelti per te

Joseph Kosuth e i 28 metri di neon al Museo del Novecento

La nuova installazione permanente realizzata dall'artista americano per il Museo del Novecento - una scritta al neon di ventotto metri intitolata Vedere le cose - non si limita ad aggiungere un'opera alla collezione del museo, ma modifica piuttosto il modo in cui ci rapportiamo allo spazio che la ospita e, soprattutto, alla città che la circonda

Infinito Cabinet: miti, oggetti e narrazioni nella Wunderkammer di Maria Cristina Crespo

Tra gli eventi collaterali di una Biennale Arte che sussurra e riverbera l'intima bellezza delle espressioni corali, Infinito Cabinet di Maria Cristina Crespo, organizzato da Eclettica Cultura dell'Arte e a cura di Giusy Caroppo, racconta le infinite storie dell'essere umano. Miti, leggende e narrazioni si intrecciano, tra realtà e finzione, tra passato e presente, tra opera e oggetto, all'interno di uno spazio raccolto, saturo ed eterogeneo, creando una Wunderkammer di storie e simboli.

A Civitanova Marche la grafica di Fares Cachoux attraversa guerre, identità e contraddizioni del presente

La grafica, quando rinuncia alla decorazione e sceglie la precisione, può diventare uno degli strumenti più incisivi per leggere il presente. È su questa capacità di condensare tensioni politiche, ferite collettive e questioni sociali in immagini immediate che si fonda la ricerca di Fares Cachoux, artista franco-siriano protagonista della sua prima mostra personale in Italia. Dal 13 agosto al 3 novembre, lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita …Oltre, progetto curato da Cristina Falco ed Enrico Lattanzi e organizzato dal Museo MAGMA insieme a Cartacanta APS.
Diana Cicognini
Diana Cicognini
Diana Cicognini è Giornalista Pubblicista Freelance con base a Milano. Scrive di Arte, Patrimonio Culturale e Mostre. Intervista Artisti, Collezionisti, Autori e Illustratoti. La sua curiosità è insaziabile. Studia progetti espositivi e proposte museografiche all'avanguardia guardando all’estero, ma anche ai meravigliosi esempi italiani. Ha una sfrenata passione per il Teatro di Figura, la Danza e il mondo dell’illustrazione per ragazzi, dove ha scovato piccoli/grandi capolavori amati anche dagli adulti. A volte si diverte a giocare con la produzione e post-produzione di contenuti multimediali. Quando si rilassa crea mondi immaginari, che aspettano di essere illustrati e pubblicati. In compagnia progetta nuovi modi per raccontare storie, forse perché per dieci anni ha lavorato con adulti e bambini come guida turistica e non vede l’ora di ricominciare. Ha scritto per Exibart, Canale ARTE, Artribune, Arte VARESE, il Blog dell’Associazione Spazio Cam e Viaggio nel mondo. Nel 2019 si è occupata dell’editing del libro per bambini “Chi c’è nel quadro?” della Casa Editrice Vallardi Industrie Grafiche, distribuito da Gennaio 2020 (versione italiana di Who’s in the Picture? di Susie Brooks, Kingfisher Editore). Ha organizzato incontri, conferenze, attività per bambini, contest fotografici e mostre per raccontare Milano e le sue tradizioni culturali.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui