Da venerdì 23 a domenica 25 gennaio, anche il 2026 ha visto prendere vita negli spazi di BASE Milano, The Art Chapter, la fiera-festival per tutti gli amanti dell’editoria e dei libri d’artista.
Curato e prodotto da BASE Milano e Studio Boîte, un lungo weekend viene, come ogni anno, dedicato a chi ama ancora la carta stampata e vede il libro come una vera e propria creazione artistica. A caratterizzare l’edizione di quest’anno è stata una grande varietà di stand, dalla produzione di magazine indipendenti agli editori più piccoli a quelli più conosciuti, nazionali e internazionali, fino agli stampatori specializzati in piccole tirature. Da sottolineare è la grande importanza che The Art Chapter dà, fin dalla sua nascita nel 2017, alle piccole realtà, a chi si mette in gioco credendo nel proprio lavoro andando anche contro corrente.

Non si tratta solo di una fiera ma di un vero e proprio evento multipartecipativo, un luogo in cui scambiare contatti ma anche idee e riflessioni, una piccola speranza in una realtà come quella contemporanea in cui la relazione con l’altro non è solo difficile ma anche estremamente screditata. The Art Chapter ribalta il pensiero corrente dell’esclusività e della singolarità come punto di forza dell’operazione creativa, a favore della collaborazione e dell’ispirazione reciproca.
Senza_Futuro, studio di graphic design e editoria con sede a Torino, l’illustratrice britannica Jessika_Green, PICA e I_quaderni_di_Blumen sono solo alcuni tra gli espositori che possiamo citare. Tra gli altri Turbine_Magazine è un laboratorio culturale con sede a Milano la cui rivista, che tra poco passerà da semestrale a annuale, in modo da dare alla ricerca la profondità e il tempo che merita, è un cartaceo al cui interno è possibile trovare contenuti estremamente variabili, dalla scrittura critica alla poesia, dalle interviste ai racconti brevi. Dalla grafica conturbante, il magazine supera la dimensione della semplice rivista, promuovendo incontri, laboratori e conferenze aperte a tutti. Attraverso una libera open call, chiunque può presentare il proprio lavoro, in un’ottica di inclusione che dà spazio anche a chi fatica a riceverlo.

PICA è un progetto artistico di Carlos Lalvay Estrada, nato nel 2012 in collaborazione con il tecnico di stampa Pietro Repetto. Al centro del lavoro c’è l’uso della cianotipia come mezzo per esplorare materia, tempo, costruzione dell’immagine e delle forme nate dal disegno.
Dell’edizione di quest’anno c’è sicuramente rimasta la grande affluenza del pubblico e soprattutto la sua varietà. Bambini e anziani, studenti e genitori, professionisti del settore e semplici appassionati o curiosi frequentatori di BASE, erano tutti interessati a vedere cosa proponevano gli stand e specialmente ad ascoltare chi ne realizzava le creazioni.
Ma The Art Chapter non è stato solo questo. Al motto di Are you ready for the next Chapter?, l’edizione ha visto un ricco palinsesto di eventi collaterali. Talk e workshop, sia gratuiti che a pagamento, hanno animato gli spazi di BASE durante l’arco di tutti e tre i giorni dell’evento. Obiettivo di questi inserti è stato quello di approfondire pratiche artistiche, editoriali e progettuali legate al libro, alla stampa e alle culture visive contemporanee. Un esempio è Linocut – Incisione e stampa su linoleum, un’introduzione pratica alle tecniche di incisione e stampa artigianale su linoleum, coinvolgendo i partecipanti dalla progettazione dell’immagine alla tiratura finale. A seguire sono stati i laboratori di legatoria, serigrafia e collage. Il primo prevedeva la creazione di un quaderno personale, esplorando materiali, formati e strutture diverse, mentre gli ultimi due facevano parte di un laboratorio comune, nel quale chi vi ha preso parte ha potuto realizzare una stampa serigrafica di un soggetto anatomico, sul quale è poi intervenuto con collage di carta riciclata e con inchiostri ecologici, con particolare attenzione ai temi della sostenibilità dei materiali e dei processi di stampa.

Oltre ai workshop anche talk e presentazioni hanno accompagnato questo ricco programma, come la presentazione del volume “Performing Architecture. Stories of Bodies, Spaces & Communities across Milan’s Outskirts”. Il libro, che raccoglie tre saggi di Linda Di Pietro, Salvatore Peluso e Alessandro Pasero e cinque conversazioni con artisti e professionisti, è stato curato da BASE Milano insieme al centro culturale DOPO? e pubblicato dalla casa editrice internazionale DPR Barcelona. Il volume esplora come la performance possa attivare lo spazio urbano, mettendo in discussione i confini tra architettura, arte, design e pratiche dal vivo, mettendo in primo piano la creazione di comunità e collaborazioni reciproche.
Da citare è anche la presentazione di Ātman Journal che lancia il suo Numero Zero. Una vera e propria commistione di saperi, Ātman è una piattaforma editoriale multimediale che ospita racconti, saggi, fotografia d’autore, podcast e video, con uno sguardo aperto su letteratura, ambiente, politica e storia. A The Art Chapter 2026 è stato presentato il loro primo numero cartaceo, attraverso l’intervento dell’editore Alfredo Tessieri e dell’editor Andrea Cellai.
In mezzo a questo alternarsi di eventi, le due installazioni di Cecilia Sammarco e Beatrice Citterio sono state esposte rispettivamente nella Ground Hall e nel Courtyard di BASE per tutta la durata di The Art Chapter. DEEPandDANCE è il titolo dell’opera di Cecilia Sammarco, la quale ha sviluppato una ricerca sensibile e radicale sul concetto di “autonomia dipendente”. Partendo dalla propria esperienza di persona disabile, l’artista trasforma questa forma di “dipendenza” in un codice poetico e generativo.
Beatrice Citterio, ricercatrice in Design per i Beni Culturali e Paesaggistici presso la Libera Università di Bolzano, presenta invece Giochi Preziosi. Si tratta di un progetto fotografico in cui l’artista indaga l’impatto delle Olimpiadi Invernali Milano–Cortina 2026 su un’area di circa 22.000 km2, mettendone in discussione il modello.



