Come si può creare una storia, un compendio per sommi capi della scultura degli ultimi 500 anni? Forse partendo dall’idea di scultura per comprenderne l’evoluzione. Il 30 agosto ha inaugurato la mostra “The idea of sculpture. From the hand to the robot”, curata da Roberta Semeraro su progetto di Giovanna Cicutto, presso Palazzo Bollani a Venezia. L’esposizione si propone di tracciare un’evoluzione della scultura che considera la tradizione come origine ancora presente nei riferimenti ma che guarda anche a un futuro sempre legato all’idea della mano. Le opere sono allestite nelle tre sale del piano superiore del palazzo dove i lavori della scultrice cubana Helena Bacardì dialogano con bozzetti di artisti novecenteschi tra ispirazioni e rimandi.

Ad accogliere lo spettatore nella prima sala si trovano diciassette maquettes di maestri scultori del ‘900, tra i quali troviamo Igor Mitoraj, Giò Pomodoro e Rosalda Gilardi e altri.
La scelta degli artisti è basata su due livelli di analisi, generale e particolare, entrambi in riferimento all’opera scultorea attuale di Helena Bacardì. Da un lato, infatti, le opere e gli autori scelti sanciscono le tappe di un’evoluzione della scultura in Europa nel XX secolo; dall’altro, i lavori presentati contribuiscono a contestualizzare l’opera di Bacardì, in quanto fonti d’ispirazione per l’artista. Le sue sculture, dunque, presentate per la prima volta in Italia, in quest’occasione vengono poste in stretto dialogo con i loro riferimenti e la scultrice, in questo modo, costituisce una sorta di punto di arrivo finale – in quanto presente – di una metodologia scultorea “tradizionale”.

La seconda sala, con il robot di Aivox, mostra invece le prospettive future della scultura. La tecnologia applicata alla scultura permette di vedere il processo di realizzazione di una stampa tridimensionale, proponendo una riflessione sui nuovi strumenti impiegati anche nella statuaria.
Infine, l’ultima sala è dedicata a due disegni di Michelangelo Buonarroti provenienti dalla collezione di Casa Buonarroti: Studio per una figura seduta con copricapo ecclesiastico (1524-1525), Studio di tre nudi per una trasfigurazione e un torso presumibilmente attribuibile all’artista rinascimentale.
L’indagine sulla scultura proposta dalla mostra consente di approfondire, attraverso le maquettes di grandi maestri, il tema dell’idea e della realizzazione, per mezzo della mano o della tecnologia. Posti i quesiti fondamentali che scandiscono la narrazione della mostra, diventa necessario considerare l’importanza dell’idea e, in particolar modo, del bozzetto.
Si parta allora da una prospettiva che ritengo fondamentale – data la presenza di Michelangelo all’interno della mostra. Il bozzetto ha una sua importanza proprio in quanto processo intermedio: finito nella sua non-finitezza, definito nella sua transitorietà. La sovrapposizione concettuale di disegno e bozzetto permette quindi di rendere visibile l’idea dell’artista ancor prima che se ne colga il prodotto finale, l’opera terminata.

Risulta in questo modo importante porre l’accento su una questione che rischia di passare in secondo piano rispetto alle domande esplicitamente poste dalla mostra. Valorizzare il bozzetto come elemento cardine dell’esposizione significa valorizzare l’idea di una scultura più che la sua forma, in quanto consente di cogliere l’intuizione artistica, la figura viva che per Michelangelo stesso era già presente nel blocco di marmo, in attesa di essere liberata, rendendola prevalente sulla scultura finale.
Se si fa partire un racconto dal Rinascimento, e in particolare da Michelangelo, dove si trova l’analogia con un robot e con un insieme di maquettes novecentesche? Il fil rouge è proprio l’idea della scultura che solo talvolta si sovrappone alla realizzazione finale. La narrazione proposta in “The idea of sculpture. From the hand to the robot” è quella del concetto di scultura, a partire da una potenza ed emotività che può essere solo umana. Non è un caso far cominciare (cronologicamente) questo racconto con il periodo artistico che aprì all’importanza dell’artista, del suo estro, della sua mano. La mostra a Palazzo Bollani tenta di scandire un’evoluzione, senza dimenticare la tradizione e guardando al futuro senza demonizzarlo.
Suonano in modo quasi ironico le parole del Buonarroti in questo contesto: “La scultura è quella che si fa per forza di levare”. Cosa direbbe se sapesse di essere esposto accanto a una macchina che non leva ma aggiunge?
Ciononostante, nulla si può dire se si considera che l’idea originaria è sempre quella dell’essere umano. La storia raccontata dalla mostra è quella di una statuaria che cambia, in forme e modi, mantenendo una coerenza concettuale. Seppur narrata “per sommi capolavori”, va riconosciuta all’esposizione la scelta di valorizzare il bozzetto, spesso minimizzato ma necessario per tracciare una traiettoria di idea di scultura.




