È la presenza di un’assenza ad accomunare gli scatti che si susseguono nella mostra “The Subject Matters”, allestita a Milano, negli spazi di Viasaterna Arte Contemporanea, a cura di Luca Fiore.
Firmate da cinque fotografi distanti fra loro per età, provenienza geografica e scelte stilistiche – Guido Guidi, Gerry Johansson, Takashi Homma, Terri Weifenabch e Vanessa Winship –, le immagini presentano situazioni in cui l’elemento umano – frequente focus della ricerca fotografica, ma certo non necessariamente suo ineludibile protagonista – è in toto estraneo all’inquadratura, siano esse naturalistiche o architettoniche, colte in esterni o in interni.

Quanto appaia invece determinante la stratificazione dello sguardo di chi sta dietro l’obiettivo, e a che livello incida profondamente sulla formulazione di visioni tanto personali, emerge dalla lettura complessiva della mostra stessa. In modo sfaccettato ma inequivocabile, la rassegna sottolinea la soggettività di inquadrature che esaltano i concetti di durata, di spazio, di ripetizione, là dove l’autore si sofferma sul vissuto di una parete scabra (lo svedese Gerry Johansson); sulla profondità di campo di un paesaggio che apre al nulla ma, nel contempo, aggiunge spessore al dettaglio, colto nella sua estrema oggettività (la britannica Vanessa Winship) o nell’effimera volatilità (l’americana Terri Weifenbach); sul ricorrere di fenomeni che si reiterano simili a se stessi, ma sempre nuovi e imprevedibili, come lo spettacolare moto ondoso dell’oceano (il giapponese Takashi Homma).

Le valenze di tali interpretazioni sono enfatizzate anche dal suggestivo – e al tempo stesso ambiguo – titolo dell’esposizione, che fa da cornice e diapason alla rassegna, invitando a riflettere sul concetto di rappresentazione, e ponendo l’accento su una domanda: l’imitazione è una copia passiva del reale o una produzione attiva che implica il coinvolgimento concettuale e sensoriale dell’autore che “interpreta”, più o meno consapevolmente, quanto intende immortalare?

Se infatti l’espressione “the subject matters” può denotare quanto le opere dei cinque fotografi siano volte alla cattura del senso di fenomenicità legato alla fisicità di soggetti che sono matters – ovvero“materie” dell’indagine –, tali parole potrebbero anche sottolineare quanto the subject matters – cioè “il soggetto-fotografo sia importante”, “conti” – nel momento in cui svolge un ruolo personale nel processo di ripresa, incidendo in modo rilevante sulla formulazione di una visione che esplicita piani molteplici e unici di lettura. E questo grazie a quel magico “terzo occhio” che permette di catturare frammenti del visibile oltre l’ordinarietà.

Basti pensare alle opere di Guido Guidi, così sottilmente permeate di una profondità esistenziale che coglie in dettagli domestici spogli, apparentemente degradati e insignificanti, il valore dell’intima appartenenza a luoghi e tempi, nonché la pregnanza dello scorrere metafisico della luce là dove essa racchiude in sé ineffabili particelle di memorie dell’essere.
“The Subject Matters”, fino al 4 aprile
Viasaterna Arte Contemporanea, via Leopardi 32, Milano



