“This Is What You Get”: la mostra museale che racconta la storia dei Radiohead attraverso le opere di Yorke e Donwood

Inaugura il 6 agosto 2025 all’Ashmolean Museum di Oxford la prima grande mostra museale dedicata a Thom Yorke, frontman dei Radiohead, e al suo storico collaboratore visivo Stanley Donwood. Intitolata “This Is What You Get: Stanley Donwood, Radiohead, Thom Yorke”, l’esposizione resterà aperta fino all’11 gennaio 2026, offrendo al pubblico un viaggio dentro trent’anni di visioni condivise tra musica e immagine.

Sono esposti oltre 180 oggetti originali, tra dipinti, incisioni, composizioni digitali, appunti, notebook, testi manoscritti e progetti grafici. La mostra racconta la stretta sinergia che ha plasmato l’identità visiva dei Radiohead, da The Bends a OK Computer, da Kid A ai più recenti lavori di Yorke con il progetto The Smile.

Thom Yorke ha raccontato, in un’intervista ad Artnews, di aver trovato “assolutamente terrificante” l’idea di esporsi come artista visivo, dopo una carriera musicale così centrale. Ma ha anche spiegato che il disegno e la pittura sono sempre stati parte della sua pratica creativa, un linguaggio parallelo alla musica che oggi si manifesta in modo autonomo.

Get Out Before Saturday Stanley Donwood Thom Yorke 2000 acrylic on canvas © Stanley Donwood Thom Yorke

Il percorso espositivo è costruito per sezioni cronologiche e tematiche. Le prime sale raccontano l’estetica dei primi album: artwork digitali, prove grafiche, copertine alternative. I materiali legati a OK Computer mettono in scena diagrammi disturbati, macchine future, caos organizzato. In Kid A, il paesaggio glitchato e montano diventa icona di un’epoca visiva e sonora. Le sale dedicate ai progetti solisti di Yorke, come The Eraser e Anima, mostrano invece un’estetica più intima, urbana, scarna, spesso in bianco e nero.

Il cuore della mostra sono i lavori realizzati a quattro mani. Yorke e Donwood hanno sempre operato come un unico organismo creativo: uno scrive, l’altro disegna, e viceversa. Alcuni quadri sono nati da improvvisazioni nella soffitta di Yorke, altri dopo lunghi confronti davanti a scaffali di dischi o schermate grafiche. Il risultato è un linguaggio visivo riconoscibile e coerente, fatto di forme distorte, colori aggressivi, paesaggi simbolici e tipografie nervose.

Wall of Eyes Stanley Donwood Thom Yorke 2023 tempera gouache and gesso on linen © Stanley Donwood Thom Yorke used for The Smile Wall of Eyes album cover 2024

L’allestimento comprende anche pezzi mai pubblicati, linografie, disegni non utilizzati, oltre a lettere, annotazioni, numeri di telefono scarabocchiati su pagine di appunti. Sono tracce che raccontano un processo creativo complesso, affettuosamente disordinato, sempre profondamente personale.

Non mancano, naturalmente, le sezioni più spettacolari: alcuni lavori legati a The Smile e A Moon Shaped Pool mostrano una pittura astratta di grande formato, in cui il colore si fa paesaggio mentale. Tuttavia, secondo alcune critiche, non tutte le opere pittoriche reggono il confronto con la forza visiva degli artwork storici. Alcuni dipinti sembrano più esercizi stilistici che lavori compiuti. Ma nel complesso la mostra convince, soprattutto quando mette in luce il legame tra la creazione musicale e l’invenzione iconografica.

Questa esposizione nasce anche dalla collaborazione con la galleria londinese Tin Man Art, che rappresenta entrambi gli artisti. Dopo la loro presenza a Frieze London nel 2022, e alcune mostre collettive di successo, Yorke e Donwood si confrontano ora con lo spazio museale in modo maturo, articolato, quasi retrospettivo.

Heavy Snowfall on House Thom Yorke Stanley Donwood 1995 Lambda print on paper © Thom Yorke Stanley Donwood

Fuori dalle sale del museo, l’operazione visiva si estende: nei giorni precedenti l’apertura, nelle strade di Londra sono comparsi poster interattivi con fogli strappabili — parte di una campagna urbana che invita il pubblico a portare con sé frammenti dell’immaginario visivo dei Radiohead.

Quello che questa mostra fa, più di ogni altra cosa, è tradurre visivamente l’atmosfera musicale dei Radiohead: l’ansia, l’introspezione, l’ironia amara, la critica sociale, ma anche l’empatia e la malinconia. È una mostra su un’estetica nata in simbiosi, dove immagine e suono sono inseparabili.

“This Is What You Get” non è un tributo né un museo dei ricordi: è un racconto stratificato e non lineare di una delle più importanti collaborazioni artistiche degli ultimi trent’anni. Una mostra che ha il coraggio di non spiegare tutto, di lasciare zone d’ombra, e di restituire allo spettatore il compito di entrare in un mondo visivo complesso, contraddittorio e incredibilmente vivo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Il vincitore del Premio Colline ad Arte si racconta: Shezad Dawood e la voce del paesaggio

Antifona, opera realizzata dall’artista Shezad Dawood (Londra, 1974), ha vinto la prima edizione del Premio “Colline ad Arte”, promosso dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene e realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Treviso-Belluno.

Quando il ghiaccio diventa illusione: Claudio Orlandi e l’estetica fragile dei ghiacciai che scompaiono

Quello dello scioglimento dei ghiacciai è un tema tanto urgente quanto purtroppo ancora sottovalutato. Esso non comporta solamente la scomparsa di un paesaggio millenario, ma compromette anche l’equilibrio dell’ecosistema e la nostra capacità di abitare il mondo.

Artuu Newsletter

Scelti per te

Tra ribellione urbana e spiritualità antica, la pittura avvolgente di Gonzalo Borondo alla 21 Gallery

Dopo Audaci. Dalle avanguardie storiche agli artisti mascherati, l’arte del libero pensiero, mostra inaugurale della sede padovana, la galleria ospita fino al 16 gennaio la personale dell’artista spagnolo Gonzalo Borondo, Porta l’acqua un fuoco fermo, curata da Cesare Biasini Selvaggi

White Entropy: Jacopo Di Cera porta a Malpensa l’immensità silenziosa delle montagne e il loro fragile equilibrio

Ed è proprio grazie al lavoro di Jacopo Di Cera che si spiega ai nostri occhi l’immensità di infinite distese di bianco. White Entropy è il titolo della mostra personale dell’artista, visitabile fino al 31 marzo 2026 presso il PhotoSquare dell’Aeroporto di Milano Malpensa.

Michelangelo e Bologna: il dialogo silenzioso che ha forgiato un nuovo linguaggio scultoreo, a Palazzo Fava

Due momenti di confronto e formazione che hanno avuto un enorme impatto sul divin artista raccontati attraverso un meticoloso percorso espositivo, inaugurato lo scorso 14 novembre e visibile fino al 15 febbraio a Palazzo Fava, grazie al quale possiamo apprezzare il muto dialogo instaurato dal Buonarroti con i rilievi della Porta Magna di San Petronio di mano di Jacopo della Quercia.

Seguici su Instagram ogni giorno